domenica 21 giugno 2026

Byoblu - da leggere assolutamente: "Abbiamo la plastica nel sangue, nel cuore, nel cervello. Quasi 10 milioni di anni di vita sana persi per sempre".

Ambiente — Byoblu
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 Ambiente

Abbiamo la plastica nel sangue, nel cuore, nel cervello.

 Quasi 10 milioni di anni di vita sana persi per sempre.

Entro il 2040 ne podurremo 680 milioni di tonnellate. Possibile un calo dell’83% con politiche mirate. Ma i governi devono agire presto.

Byoblu·2 ore fa

La plastica è presente in ogni angolo del pianeta: nelle acque più profonde, sulle vette più alte, nei tessuti umani. Secondo un rapporto pubblicato a dicembre 2025 dalla Pew Charitable Trusts — con il contributo dell’Imperial College London, dell’Università di Oxford e di altri partner — se le tendenze attuali non cambieranno, l’inquinamento plastico globale potrebbe più che raddoppiare entro il 2040. È questo lo scenario al centro di un’analisi pubblicata su Foreign Affairs da Winnie Lau, direttrice del progetto per la prevenzione dell’inquinamento da plastica e delle sostanze chimiche pericolose presso la Pew Charitable Trusts.

I numeri della crisi

La produzione mondiale di plastica è cresciuta del 13% negli ultimi cinque anni, attestandosi nel 2025 a circa 450 milioni di tonnellate metriche. Se il ritmo attuale non viene modificato, secondo le stime Pew quella cifra raggiungerà i 680 milioni di tonnellate nel 2040. L’inquinamento plastico — ovvero la plastica che finisce al di fuori di impianti di smaltimento o di riciclo — passerebbe da 130 a 280 milioni di tonnellate l’anno: l’equivalente di un camion pieno di plastica scaricato al suolo ogni secondo per un anno intero.

Il tasso di riciclo rimane fermo a circa il 9%. Il resto viene bruciato, interrato in discariche o — nel 19% dei casi — non viene mai raccolto, finendo in strade, fiumi, mari e foreste. La capacità di gestione dei rifiuti cresce alla metà della velocità con cui aumenta la produzione di plastica. Entro il 2040, il costo annuale globale per raccogliere e smaltire i rifiuti plastici potrebbe arrivare a 140 miliardi di dollari.

La salute umana nel mirino

I danni non si limitano all’ambiente. Le microplastiche — particelle inferiori ai cinque millimetri — sono ormai rilevabili nel sangue, nel cervello, nel cuore e in altri organi umani. Secondo il rapporto Pew, i rischi per la salute associati alla produzione, al consumo e allo smaltimento della plastica potrebbero aumentare del 75% entro il 2040, con un impatto stimato in 9,8 milioni di anni di vita sana persi ogni anno a livello globale. La ricerca scientifica segnala possibili correlazioni tra l’esposizione alle microplastiche e l’aumento di patologie cardiovascolari, tumori, diabete e infertilità, sebbene i legami causali siano ancora oggetto di studio.

Una revisione pubblicata su The Lancet nell’agosto 2025 ha stimato che le conseguenze sanitarie della plastica costano al mondo circa 1.500 miliardi di dollari l’anno, cifra che include costi diretti e indiretti legati a malattie, disabilità e decessi.

Ad aggravare il quadro, la produzione e lo smaltimento della plastica contribuiscono in misura significativa alle emissioni di gas serra: le emissioni del sistema plastico globale crescerebbero dagli attuali 2,7 gigatonnellate a 4,2 gigatonnellate entro il 2040, l’equivalente delle emissioni annuali di un miliardo di automobili a benzina.

Le soluzioni sul tavolo

Il rapporto Pew non si limita a descrivere lo scenario peggiore: sostiene che una riduzione dell’83% dell’inquinamento plastico entro il 2040 è tecnicamente raggiungibile con strumenti già disponibili. Le leve principali identificate dagli autori comprendono la restrizione o il divieto delle plastiche monouso e di quelle difficilmente riciclabili, l’introduzione di sistemi di responsabilità estesa del produttore — che obbligano le aziende a contribuire ai costi di smaltimento — e l’incentivazione del riutilizzo dei prodotti al posto dell’usa-e-getta. I sistemi di riuso potrebbero, secondo le stime, ridurre di due terzi i rifiuti da imballaggio plastico.

Sul piano industriale, si ipotizza anche una riformulazione chimica della plastica stessa, per ridurne la pericolosità e renderla più compatibile con i processi di riciclo. Secondo gli autori, queste politiche potrebbero generare milioni di nuovi posti di lavoro e produrre benefici economici netti.

Il nodo internazionale

Il contesto geopolitico rimane però complesso. I tentativi di negoziare un Trattato Globale sulla Plastica in sede ONU hanno incontrato ripetuti ostacoli. I colloqui dell’agosto 2025 a Ginevra si sono conclusi senza un accordo, con un gruppo di paesi produttori di petrolchimici — tra cui Cina, Russia, Iran e Arabia Saudita, secondo quanto riportato da NBC News — che avrebbe preferito puntare sul riciclo piuttosto che su tagli alla produzione. Oltre cento paesi sosterrebbero invece un trattato più ambizioso, ma la distanza tra le posizioni rimane ampia.

Più di sessanta scienziati di fama internazionale, in una serie di lettere aperte pubblicate sulla rivista Cambridge Prisms: Plastics prima dell’ultimo round negoziale, hanno chiesto obiettivi vincolanti per ridurre la produzione plastica e per eliminare gli additivi chimici tossici, denunciando il rischio che le lobbies industriali e la mancanza di volontà politica rendano vano qualsiasi accordo.

Il quadro potrebbe essersi aggiornato nei mesi successivi a queste pubblicazioni: eventuali sviluppi nelle trattative internazionali o nuove misure adottate dai singoli governi non sono riflessi nelle fonti disponibili, risalenti al periodo agosto 2025 – giugno 2026.

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