Proseguono le violazioni del diritto internazionale da parte di Israele nel corso dell’aggressione ai danni del Libano.
Abbiamo dato conto dell’uccisione della giornalista Amal Khalil, la cui dinamica sembra del tutto equiparabile a quella di un omicidio premeditato. Non finisce qui.
Una strategia mirata per colpire i soccorsi
Perché diversi media internazionali hanno riportato la pratica dell’aviazione israeliana di bombardare per quattro volte di seguito, a intervalli di tempo definiti, uno stesso punto. E qual è l’obiettivo di questa strategia? Distruggere anche i soccorsi.
È quanto accaduto a Mayfadoun, città del sud del Libano, dove lo scorso 15 aprile è avvenuto un pesante bombardamento israeliano. Sul posto si sono recati i medici dell’associazione sanitaria islamica, per prestare soccorso. Poi però c’è stato il silenzio. Non è più arrivata nessuna notizia e allora si è mobilitata un’altra squadra di soccorritori che è arrivata sul posto.
Durante le operazioni sono però arrivati altri due attacchi che hanno colpito ambulanze e paramedici. Complessivamente, gli attacchi hanno causato la morte di quattro paramedici e il ferimento di altri sei, appartenenti a tre diversi corpi di ambulanza.
In un video girato da uno dei paramedici sul posto, si possono vedere i soccorritori caricare due feriti nelle loro ambulanze quando una bomba esplode accanto al loro veicolo. Si vedono poi i paramedici precipitarsi a estrarre l’autista, immobile e privo di sensi, e tirarlo fuori dall’ambulanza.
Sempre colpa di Hezbollah
E qual è la giustificazione che Israele dà a questa palese violazione del diritto internazionale? Sempre la stessa: Hezbollah. Parte del personale paramedico, secondo Tel Aviv, sarebbe legato al movimento sciita.
Occorre sempre ricordare che Hezbollah in Libano è un partito e, attraverso elezioni regolari, ha anche 15 seggi al Parlamento. Le violazioni di Israele non finiscono qui.
I soldati israeliani saccheggiano le case libanesi
Perché secondo le ricostruzioni Haaretz i soldati israeliani starebbero saccheggiando le case dei cittadini libanesi.
A confermarlo sono gli stessi membri dell’esercito. “Chiunque rubi qualcosa – televisori, sigarette, attrezzi, qualsiasi cosa – la mette subito nel veicolo o la lascia da qualche parte, non all’interno della base militare, ma non la nasconde. Tutti la vedono e la capiscono. Nella nostra unità non commentano nemmeno e non si arrabbiano. I comandanti di battaglione e di brigata sanno tutto”, ha così riferito un soldato dell’esercito israeliano ad Haaretz.
In risposta all’inchiesta del giornale, il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha ordinato l’apertura di un’indagine della polizia militare.
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