Il baricentro della crisi mediorientale si sposta anche a San Pietroburgo. Vladimir Putin riceve il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. Un “ottimo incontro”, lo definisce l’Iran. Un colloquio che rafforza l’asse tra Mosca e Teheran mentre il dialogo con gli Stati Uniti è in stallo.
Al tavolo non c’erano solo diplomatici: la presenza del capo dell’intelligence militare russa, Igor Kostyukov, suggerisce uno scambio di informazioni sensibili. Al centro della discussione c’è anche il dossier atomico: la Russia torna a proporsi come supervisore dell’uranio arricchito iraniano, ospitando le scorte nel suo territorio. Un messaggio agli USA.
“Durante la guerra, un paese costiero sotto attacco può, per motivi di sicurezza, limitare la navigazione nelle sue acque territoriali. Hanno cercato di attribuire tutta la responsabilità all’Iran, come se fosse stato l’Iran ad attaccare i suoi vicini e a bloccare intenzionalmente la rotta marittima nello Stretto di Hormuz”
Il rappresentante russo all’ONU Nebenzya durante il Consiglio di Sicurezza
Dall’Iran arriva intanto una proposta: “Sblocchiamo lo Stretto di Hormuz“, in cambio della fine degli attacchi e del blocco navale USA. Il nucleare? Se ne riparlerà dopo. Per la Repubblica Islamica, “gli USA non sono più in grado di dettare la politica agli altri Paesi”.
E l’Europa? Secondo il cancelliere tedesco Friedrich Merz, gli Stati Uniti sono entrati in guerra senza una strategia chiara e stanno subendo un’umiliazione. Il cancelliere ricorda il fallimento in Afghanistan e aggiunge: “Noi vogliamo una soluzione diplomatica“.
Nucleare e Hormuz, risposta degli USA all’Iran: “Non è una vera apertura”
Ma la Casa Bianca non accetta rinvii sul dossier nucleare. Il segretario di Stato USA, Marco Rubio, liquida l’offerta iraniana: “Se dicono di voler aprire lo Stretto, ma pretendono di decidere chi passa, questa non è un’apertura. Non pagheremo il permesso all’Iran per navigare in acque internazionali”.
Nel frattempo, la Marina americana ha intercettato la petroliera iraniana M/T Stream, accusata di violare il blocco. Gli USA sono presenti in Medio Oriente con quattro portaerei con l’obiettivo di fermare le esportazioni di petrolio dell’Iran. In questo caos, spicca la mossa simbolica del superyacht dell’oligarca russo Mordashov, sanzionato dagli USA, che attraversa Hormuz.
Il cessate il fuoco regge ancora, ma la finestra per un accordo si fa sempre più stretta. Ma non c’è solo Hormuz. Resta caldo anche il fronte in Libano. Israele continua a colpire Hezbollah nonostante il cessate il fuoco: per il primo ministro Netanyahu la minaccia di droni e razzi impone di non fermarsi.
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