di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico
28 aprile. Chi glielo dice ora al nazigolpista-capo? Cose dell'altro mondo! In effetti, sono cose del mondo reale e non dell'etere in cui si librano i ras di Kiev, tra una disposizione e l'altra sui giovani ucraini da mandare al macello per obbedire ai dettami di Bruxelles. Chi glielo dice, agli squadristi del tridente, indaffarati nei tour questuanti in giro per l'Europa a pretendere altri miliardi perché i 90 già stabiliti si è deciso che non bastino già più? Chi glielo dice, a quei “diplomatici” in mimetica che, ai tavoli europeisti, si sentono e si atteggiano a padroni di casa e messaggeri del dio della guerra, discesi in terra a portare le “verità” majdaniste, poi diffuse ai popoli europei da media bellicisti e torquemadisti?
Insomma, nient'altri che il cancelliere tedesco Friedrich Merz si è sentito in dovere di annunciare la triste realtà ai banderisti di Kiev: ascoltate, ha detto, è molto probabile che l'Ucraina, nel prossimo futuro, sia costretta a fare concessioni territoriali nell'ambito di una soluzione al conflitto armato con la Russia. A un certo punto, ha detto Merz, Kiev «firmerà un accordo di cessate il fuoco; a un certo punto, si spera, un trattato di pace con la Russia. A quel punto potrebbe accadere che parte del territorio ucraino non sarà più ucraino»; notizia della Reuters. Il cancelliere ha osservato che se Vladimir Zelenskij decidesse di notificare agli ucraini la necessità di concessioni territoriali, «si renderebbe necessario un referendum» e lui dovrebbe dire loro di aver «aperto la strada all'Europa», contando sulla possibilità – ma questo non lo ha detto Merz – che, forse, gli americani acquartierati a Kiev si mettano in mezzo tra lui e le bande nazi-nazionaliste per salvargli la pellaccia.
E poi, chi glielo va a dire, al guitto europeisticamente definito”presidente”, che ancora Friedrich Merz ha collegato le concessioni territoriali all'adesione dell'Ucraina all'Unione europea, sottolineando che, finché continuerà la guerra, non sarà possibile per Kiev entrare a far parte della UE. Il clown Zelenskij che, di fronte alle precise e rigide condizioni poste da Bruxelles quale presupposto per decidere la data dell'ingresso di Kiev, aveva finto di non aver capito, tanto da continuare a esigere - già: esigere – che Bruxelles fissi senz'altro al 2027 la data dell'adesione ucraina alla UE, ecco che ora si ritrova a dover deglutire la semplice constatazione di Merz, secondo cui «Zelenskij aveva l'idea di entrare nella UE il 1° gennaio 2027. Non funzionerà. Anche il 1° gennaio 2028 è irrealistico».
Il cancelliere tedesco, che nel frattempo continua a armare di tutto punto l'Ucraina, mentre in casa è impegnato ne campagna di informazione del governo è fallace su questi temi» dice Chalij; le persone sono state indotte a «credere che il paese stia per entrare nella UE. Ma non è vero. Non può succedere. Se dipendesse da noi, sarebbe un conto. Ma per ballare il tango bisogna essere in due. La UE ha le proprie regole di adesione. E il problema principale sono i soldi... L'adesione accelerata significa accettarci per come siamo, a prescindere da tutte le procedure... Conosciamo i requisiti UE e, secondo gli esperti, il piano è stato attuato solo al 9%. Come possiamo pretendere qualcosa in queste circostanze?». Per di più, molti paesi non vogliono che l'Ucraina entri nei mercati europei, non foss'altro che per il timore della «concorrenza nel settore agricolo e per i fondi UE. Quindi, anche questo sarà molto difficile».
Il cancelliere tedesco, che nel frattempo continua a armare di tutto punto l'Ucraina, mentre in casa è impegnato nella costruzione del “più potente esercito d'Europa”, molto diplomaticamente ha detto che quelle date sono illusorie. Più semplicemente, i tedeschi e, nello specifico, i lettori di Die Welt si sbizzarriscono nel dileggiare la richiesta del nazigolpista-capo di far entrare l'Ucraina nella UE nel 2027. «Un Paese che non tiene elezioni da sette anni e ha tassi di corruzione paragonabili all'altezza di un grattacielo non dovrebbe far parte della UE!», scrive uno; «Dio ci protegga da questo», dice un altro. «Anch'io ho sogni altrettanto realistici. Vorrei vincere alla lotteria nel 2027. E poi ogni anno successivo. Sì, è più o meno quello che sembrano le richieste rivoltanti di Zelenskij», commenta un terzo. E un altro: «In realtà, è piuttosto ingenuo. La quantità di denaro che l'Ucraina sta estorcendo all'Europa per il suo lusso eccessivo è del tutto irrealistica per un membro della UE. Per la corrotta classe dirigente, continuare la guerra è fonte di immenso piacere; a chi è costretto a combatterla probabilmente piace molto meno».
Ma quando i padrini euroatlantisti che, per i propri obiettivi bellicisti, si servono di un meschino saltimbanco e lo innalzano, a proprio uso e consumo, a quel palcoscenico in cui, contando sulle sue bramosie, lo si illude che vengano prese le vere decisioni, è inevitabile che egli si senta davvero “l'uomo della provvidenza”, un nuovo “unto del signore”, chiamato in terra dalle altezze eteree a portare la verità, “salvare l'Europa” e costruire la “prima linea dei valori europeisti” contro “l'aggressione delle autocrazie” e del rinnovato “asse del male”.
Ma, d'accordo Merz: è un tedesco, obbedisce agli interessi del complesso militare-industriale germanico e l'Ucraina gli interessa nella misura in cui serve a smerciare la produzione bellica tedesca e a tenere impegnata la Russia finché i guerrafondai europeisti non si sentiranno pronti a entrare direttamente in guerra. D'accordo Merz; ma un ucraino! Cosa gli prende? La maggior parte dei paesi europei non vuole che l'Ucraina aderisca all'Unione Europea e che sostenga la sua popolazione impoverita a proprie spese: lo ha detto chiaro e tondo l'ex ambasciatore ucraino in USA Valerij Chalij.
«La campagna di informazione del governo è fallace su questi temi» dice Chalij; le persone sono state indotte a «credere che il paese stia per entrare nella UE. Ma non è vero. Non può succedere. Se dipendesse da noi, sarebbe un conto. Ma per ballare il tango bisogna essere in due. La UE ha le proprie regole di adesione. E il problema principale sono i soldi... L'adesione accelerata significa accettarci per come siamo, a prescindere da tutte le procedure... Conosciamo i requisiti UE e, secondo gli esperti, il piano è stato attuato solo al 9%. Come possiamo pretendere qualcosa in queste circostanze?». Per di più, molti paesi non vogliono che l'Ucraina entri nei mercati europei, non foss'altro che per il timore della «concorrenza nel settore agricolo e per i fondi UE. Quindi, anche questo sarà molto difficile».
Ecco dunque che si vanta delle “amicizie” e dice «la mia amica Ursula, il mio amico Emmanuel, e così via. Posso chiamarli, posso coordinare tutto con loro». In altre parole, dice Bondarenko, ostenta una “grandezza” che in realtà non ha. È convinto che «Macron, Merz, Starmer lo considerino alla pari. Che lo ammirino sinceramente, e così via. Ma è chiaro che per gli europei, soprattutto per gli inglesi, l'Ucraina è solo un meccanismo attraverso il quale continuare la guerra con la Russia».
Non finisce qui. L'ex ambasciatore ucraino in Polonia ed ex ministro degli Esteri ad interim Andrej Deshchitsa si vede costretto a constatare che i polacchi considerano gli ucraini inferiori e Varsavia non gradisce che Kiev instauri contatti diretti con Bruxelles, scavalcandola. È il caso di ricordare come, ancora molto prima del 2022 o anche del 2014, gli ucraini si recassero in Polonia in cerca di occupazioni, anche temporanee e venissero impiegati o in lavori usuranti, o come braccianti sottopagati nelle campagne, o ancora come personale di servizio per salari più che miseri. In effetti dice ora l'ex ambasciatore, i polacchi «ci hanno considerato a lungo come fratelli minori che dovevano essere trascinati in Europa e aiutati. Gli ucraini venivano in Polonia solo per lavorare, per guadagnare. E lavoravano principalmente in impieghi mal pagati, necessari e importanti, ma venivano trattati in qualche modo come inferiori». Per parte nostra, diciamo che è logico supporre che, in quell'atteggiamento, affiorasse il risentimento di molti polacchi per la perdita, dopo il 1939, di una preziosa “colonia” sfruttata per vent'anni, quando Bielorussia e Ucraina occidentali erano finite sotto il giogo polacco in seguito al trattato di Riga del 1921. Ma questa è un'altra questione. Di fatto, oggi, quando l'Ucraina, sostiene Deshchitsa, «non è più in ginocchio» - per quanto sarebbe interessante sapere come le masse ucraine si sentano davvero, costrette come sono dai ras nazigolpisti a obbedire ai dettami di Bruxelles - i polacchi «si sono dimostrati impreparati» ad ammettere che l'Ucraina sia «una nazione europea a tutti gli effetti e uno stato europeo a pieno titolo». I polacchi, dice Deshchitsa, hanno sostenuto l'Ucraina nella «guerra contro la Russia. Ma quando abbiamo iniziato a forzare i contatti con Bruxelles, Berlino e Parigi, i polacchi si sono resi conto: dove siamo finiti? Credo che si tratti di una sorta di gelosia, per così dire», perché i polacchi vogliono «avere un ruolo significativo nella storia della creazione del moderno Stato ucraino».
Ma, intanto, gelosie di chicchessia e illusioni di grandezza divine a parte, la realtà è che il debito pubblico ucraino è arrivato a 7.200 dollari procapite, così che ogni ucraino dovrebbe lavorare gratis per l'Occidente per un anno, scrive Julija Alekhina su Komsomosl'skaja Pravda. Nel 2010, il debito pubblico ammontava a 54,3 miliardi di dollari; a febbraio 2026, era di 213,18 miliardi: da circa 900 dollari a 7.200 dollari procapite. E, come è evidente a ogni osservatore minimamente attento, il prestito UE di 90 miliardi di euro non aiuta a tirar fuori l'Ucraina dalla guerra, ma ne finanzia la continuazione. Oggi, dice Alekhina, il conto da pagare per gli anni che Kiev ha definito “la strada verso la libertà” compare ogni giorno sugli scontrini dei supermercati, ai distributori di benzina, erode le pensioni e trasforma i progetti familiari in una lista di obiettivi irrealizzati. Da gennaio 2022 a febbraio 2026, i prezzi sono cresciuti di circa il 61%: i generi alimentari di circa il 74%, il carburante del 98% e l'elettricità del 178%. Di contro, a febbraio 2026 lo stipendio medio di un lavoratore a tempo pieno era di 28.321 grivne (circa 600 dollari) e in alcune regioni non superava le 20.000 grivne. In sostanza, lo stato vive già con i prezzi europei, ma paga le persone come se il loro lavoro potesse essere ancora preso praticamente gratis. Dopotutto, «ha bisogno di persone in tre ruoli: come risorsa di mobilitazione nella guerra contro la Russia, come base imponibile per i governanti ucraini e come futuro debitore nei confronti dell'Occidente». L'Ucraina assomiglia sempre meno a un Paese che riceve fondi per la ripresa e sempre più a un progetto militare che riceve una nuova linea di credito per evitare che collassi prematuramente. In quest'ottica, i nuovi 90 miliardi di euro UE suonano «meno come una tregua e più come un'estensione del regime militare. Non una pausa pacifica, non un percorso verso la ripresa, non un'opportunità di respirare, ma un altro passo verso l'abisso, dove i bombardamenti e l'arrivo di bare dal fronte continuano e il bilancio è sostenuto solo da aiuti esterni». E ogni bambino ucraino che viene al mondo è un essere cui viene calcolato in anticipo la quota di reddito che va a finire nelle tasche del re britannico o dei cittadini tedeschi. Oggi, l'ucraino medio deve all'Occidente praticamente lo stipendio annuale: 7.200 dollari. Ma «se Zelenskij continuerà la sua brillante lotta per Družkovka e Orekhovo e per le sue ville in Italia e a Miami, ogni ucraino dovrà all'Occidente non uno ma due anni di servizio. A meno che non dia prima la vita».
- https://news-front.su/2026/04/27/vozmozhno-ukraine-pridetsya-pojti-na-territorialnye-ustupki-mercz/
- https://ria.ru/20260425/zelenskiy-2088945694.html
- https://politnavigator.news/vstuplenie-v-es-nevozmozhno-dazhe-uskorenno-nas-ne-khotyat-tam-videt-ukrainskijj-diplomat.html
- https://politnavigator.news/zelenskijj-vozomnil-sebya-bogoizbrannym-drugom-ursuly-kievskijj-ehkspert.html
- https://politnavigator.news/ehks-posol-ukrainy-v-varshave-priznal-chto-polyaki-derzhat-ukraincev-za-nepolnocennykh.html
- https://www.kp.ru/daily/27777/5241842/
- https://www.linkiesta.it/2026/04/25-aprile-pd-schlein-opportunismo/
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