Se Trump oltrepassa la sovranità di un alleato invocando la “sicurezza nazionale”, la NATO smette di essere un’alleanza e si rivela un contenitore vuoto. «Tutto finisce», dice Frederiksen.
GLOBALISTI IN LUTTO: TRUMP SMANTELLA IL SISTEMA Lo aveva promesso e lo sta facendo: Donald Trump sta smantellando rapidamente buona parte del Sistema globalista che si reggeva su un reticolo di organizzazioni sovranazionali e che operativamente utilizzava in molti contesti le ONG, le Organizzazioni non governative, molte delle quali in realtà erano finanziate dagli Stati, in primis dagli Usa, dunque di fatto governative.
Poche ora fa il presidente Usa ha firmato un ordine esecutivo per il ritiro degli Stati Uniti da 66 organizzazioni internazionali che “operano in contrasto con gli interessi nazionali degli Stati Uniti”, 35 organizzazioni non appartenenti alle Nazioni Unite e di 31 organizzazioni dell’Onu. E martedì, notizia ignorata dalla stampa italiana, il segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato che Washington non userà più le ONG per gli aiuti all’estero, citando l’esempio della Salute.
Aiuti che verranno gestiti direttamente dal governo statunitense in collaborazione con il governo del Paese che li riceve. Un uno-due micidiale a un Sistema che vacilla. Fra pochi giorni potrebbe arrivare il terzo colpo. Trump andrà al World Economic Forum di Davos ovvero nel cuore dell’élite globalista.
Per fare cosa? Avendo capito le sue logiche, è verosimile che egli approfitterà di questa occasione per mettere le élite mondiali con le spalle al muro: o con Trump, dicendo addio ai piani mondialisti implementati negli ultimi 30 anni, o contro di lui mettendosi in rotta di collisione con gli Usa. Perché il nuovo mondo deve tornare ad essere sovranista, con buona pace dei tanti globalisti affranti e inconsolabili come Macron, Starmer, Merz, Ursula von der Leyen. Sta rinascendo il vecchio mondo, non è più il loro mondo. E anche l’Italia, presto, dovrà scegliere.
Claudio Borghi
La questione della Groenlandia è semplice: si tratta di un territorio pesantemente sussidiato per ovvi motivi. Tranquilli che se avessero trovato l’oro sotto un sottile strato di ghiaccio avrebbero già chiesto mille volte l’indipendenza. Peccato che al momento le ricchezze della Groenlandia siano solo potenziali e quindi i residenti dipendono dai soldi che gli manda la Danimarca.
La secessione non la chiede mai chi è sussidiato ma se mai chi viene sfruttato. In UE le meccaniche sono simili: ci sono stati che ci guadagnavano più di quello che pagavano (vedi Germania) e stati che ricevevano soldi per stare in UE. Gli unici PIRLA siamo sempre stati noi che pagavamo per perderci. Se la UE smettesse di pagare la Polonia quanto ci metterebbe ad andare per i cavoli suoi? E l’Ungheria?
Perché la Russia non ha possibilità economiche sufficienti ma altrimenti se pensasse che sarebbe nel suo interesse cosa gli impedirebbe di fare offerte migliorative alla, che so, Bulgaria per staccarsi dalla UE e federarsi? Tutto funziona con la convenienza ed è perfettamente normale che un popolo (specie se è sussidiato) valuti le opportunità che ritiene migliori per il proprio futuro e se queste opportunità sono sotto forma di assegno che problema c’è?
Offrire garanzie politiche, di difesa ed economiche è forse differente? Pagare i cittadini è molto più corretto che semplicemente staccare un assegno alla potenza coloniale come fu nel caso dell’Alaska, comprata dalla Russia per qualche milione di dollari a metà ‘800.
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