sabato 31 gennaio 2026

AntiDiplomatico - «Difficile fidarsi». Le furfantesche sparate ukro-tiranniche del Corriere della Sera

 

di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

 di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

Sfogliando per “dovere di servizio” le pagine di quel fogliaccio bellicista che

 è il Corriere della Sera, si deve dare atto, a uno dei suoi principali

 editorialisti, il signor Goffredo Buccini, di una discreta costanza che, se da

 un lato pare insita nell'indole personale dello stesso, dall'altro è naturale

 attributo trivial-razzista del giornale di via Solferino. Dunque, il 30 gennaio

, il signor Buccini offre ai lettori un editoriale in cui, a proposito delle

 trattative russo-americano-ucraine a Abu Dhabi, assicura che sia senz'altro

 «difficile fidarsi». Fidarsi di cosa? Di chi?

Domanda che alla redazione

 milanese appare retorica, nel momento stesso in cui si scrive che al

 trilaterale negli Emirati arabi partecipano anche rappresentanti russi:

 dunque, per ciò stesso: «difficile fidarsi». E ohibò, agli angelici nazigolpisti

 ucraini – quelli che nel primo giorno dei colloqui della scorsa settimana, il

 23 gennaio, avevano bombardato un'autoambulanza russa uccidendo

 l'intera equipe sanitaria a bordo: cinque persone – a Abu Dhabi viene

 chiesto «un atto di fede straordinario», scrive il signor Buccini. Come mai?

 Ma è evidente: in parallelo ai colloqui sarebbe in corso «una contestuale

 strategia terrorista russa». E per la miseria: attaccare infrastrutture è

 senz'altro “terrorismo”; mica come affidare alle generose mani di dio cinque medici e infermieri che se ne vanno in giro, pensate un po', su un

 veicolo coi contrassegni della Croce rossa. Non c'è davvero da fidarsi!

Dunque, si diceva di una certa costanza nelle vedute del signor Buccini:

 ancora lui, qualche mese fa, assicurava che la pace in Ucraina non è che

 un'illusione, per la semplice ragione che il «leader russo non ha mai

 pensato di mettere fine al conflitto» e che quanto visto lo scorso 16 maggio

 a Istanbul, con le delegazioni russa e ucraina sedute allo stesso tavolo di

 trattative, non erano in realtà che «inutili negoziati», che mostravano

 «l’autentico spirito della delegazione russa». Cosa volete, i russi sono fatti

 così; è un assioma delle più accreditate teorie socio-antropomorfe dei

 media di regime, quello secondo cui là, oltre il corso della Berezinà, gli

 esseri si distinguano per un funesto cinismo asiatico, fatto di sotterfugi,

 inganni e pericolosa dissimulazione.

Al contrario, vedete, gli innocenti e angelici nazigolpisti devono sottostare a

 «condizioni capestro» insite nello «scambio, che sarebbe imposto dagli

 americani a Zelensky tra cessione di territori e garanzie di sicurezza». Un

 cappio stretto al collo dei virtuosi nazi-affaristi di Kiev, da una presunta

 collusione tra la controparte russa e quella che dovrebbe fungere da

 arbitro nella contesa, la delegazione USA, che invece il signor Buccini,

 nell'acutezza dell'analisi, assicura essere «mediatori» solo di nome,

 avendo essi le mani in pasta con quello che viene definito «il

 plenipotenziario d’affari russo Kirill Dmitriev». Qui, di sfuggita, ricordiamo

 solo che nell'attuale fase delle trattative, la delegazione russa è guidata

 dall'ammiraglio Igor Kostjukov, dato che sul terreno ci sono, principalmente

 e concretamente, proprio le questioni della guerra e della pace, prima

 ancora di quelle dei futuri rapporti, anche d'affari, russo-americani e della

 destinazione della ventilata Zona franca in Donbass.

Cos'altro attendersi, d'altra parte, da un bellimbusto che, evidentemente in

 deficienza di nozioni storico-politiche, ripropone la trita romanza di un

 originario piano USA in 28 punti che «pareva scritto direttamente dal

 tiranno di Mosca e mal tradotto in inglese » e per questo «poi in parte

 abortito». Il signor Buccini dovrebbe forse attenersi un po' di più a una

 qualunque enciclopedia storica, prima di attribuire a casaccio titoli di

 carattere storico-politico che, mentre maltrattano la più elementare analisi

 di classe sull'esercizio del potere, manifestano solo l'arrogante

 superficialità di chi vi ricorre.

Ma, cosa volete, si sta parlando della peggior feccia bellicista e razzista

 della stampa italica e di un suo editorialista!

E comunque, parlando ancora delle costanti giornalistiche del signor

 Buccini, ancora una volta egli si sente in dovere di ricorrere alla “storica”

 americano-polacca Anne Applebaum (i lettori si ricordano senz'altro di lei e

 delle sue perle “storiche” sul “Golodomor” ucraino, per cui è stata

 ricompensata dai nazigolpisti di Kiev): tanto per intendersi: quella che

 nell'estate scorsa, su La Stampa, parlava di una «una rete

 transnazionale», una cordata guidata da «Russia, Cina, Iran, Venezuela,

 Corea del Nord, Bielorussia e altri», che «rifiutano la democrazia» e che

 ora, a proposito delle delegazioni impegnate a Abu Dhabi, parla di «un

 conflitto d’interessi su larga scala senza precedenti nella politica estera

 americana». Ecco. Non c'è da fidarsi. E neanche «la storia induce a

 fidarsi», assicura il signor Buccini: «l’origine dei guai ucraini è l’accordo di

 Budapest del 1994 nel quale Kiev rinunciava all’arsenale nucleare

 ereditato dall’URSS, conferendolo a Mosca in cambio di garanzie sulla

 propria sovranità e integrità territoriale firmate da Stati Uniti, Regno Unito e

 Federazione Russa. Vent’anni dopo, Putin ha fatto strame di quell’intesa,

 impadronendosi della Crimea senza che nessuno in Occidente si

 interponesse seriamente». Il memorandum di Budapest, citato a destra e a

 manca dai nazisti di Kiev e dai loro estimatori della carta stampata, ha

 perso ogni concreto valore nel momento in cui, sotto la spinta e in base ai

 piani occidentali, in Ucraina si è proceduto al colpo di stato tfascista del

 febbraio 2014, che ha determinato un cambio di regime e un attacco

 terroristico al Donbass ribellatosi al golpe. Questo, tanto per elementare

 conoscenza, anche del signor Buccini, il quale, ancora una volta in barba a

 ogni seria analisi storica e di classe, distribuisce titoli di «dittatore» ai

 barbari venuti dall'oriente: in ogni caso, fa molto “trend” tra la melma

 maleodorante delle redazioni italiche. Luoghi in cui si dà sempre per certo

 che, se le dichiarazioni sono di una parte, vanno senz'altro smentite,

 mentre se a giurare sulla bibbia sono i sacrosanti chierichetti della junta di

 Kiev, le asserzioni vanno in ogni caso assunte come vangelo.

Questo, tanto più che le richieste ucraine sulle garanzie di sicurezza non

 sono altro che una vecchia canzone di Kiev, dice Evghenij Umerenkov su

 Komsomol'skaja Pravda. La posizione di Kiev rimane immutata: nemmeno

 un centimetro di territorio verrà ceduto ai russi! Anche se gli americani

 stanno insinuando qualcosa del tipo: prima cedere territorio, poi garanzie


 di sicurezza, il nazigolpista-capo Zelenskij esige garanzie ora e

 immediatamente. Così, quella delle garanzie rappresenta un'altra nota

 tattica ucraina con Zelenskij che continua a ripetere che la questione è

 stata risolta nello spirito dell'articolo 5 della NATO, con gli europei che

 schiereranno il loro contingente in Ucraina e gli americani forniranno loro il

 supporto necessario.

Tutto questo parlare di un contingente europeo da schierare in Ucraina

, ironizza Umerenkov, ricorda i fumatori sotto un cartello "Vietato fumare!":

 Washington e l'Europa sanno bene che questo è del tutto inaccettabile per

 Mosca. Sia Vladimir Putin che Serghej Lavrov hanno ripetutamente

 dichiarato che qualsiasi contingente di paesi NATO diventerà un obiettivo

 legittimo per le forze russe. In generale, secondo il Wall Street Journal

, sono sul campo tre ipotetici scenari su come potrebbero svilupparsi

 quest'anno gli eventi in Ucraina: il più probabile è il proseguimento delle

 ostilità nel contesto dei negoziati in corso; il secondo è che le forze ucraine

 si esauriranno e Kiev sarà costretta a fare concessioni. Sono due scenari

 cui, di fatto, si sta già ora assistendo.

Il terzo scenario, il più allettante per Kiev e l'Europa, è che la Russia si

 "stanchi" e l'Occidente la esaurisca con ulteriori  sanzioni. Ma per

 Zelenskij, scrive Komsomol'skaja Pravda, questa fantasia è chiaramente

 intesa a enfatizzare il realismo delle prime due opzioni. Uno Zelenskij che,

 ha detto Sergej Lavrov, con le sue stesse dichiarazioni sta completamente

 screditando la posizione negoziale dell'Ucraina: la questione della

 sicurezza tocca direttamente «l'essenza stessa del regime; tocca

 direttamente le dichiarazioni assolutamente inaccettabili e disgustose di

 Zelenskij, che esorta a uccidere 50.000 russi».

Intervistato da media turchi, Lavrov ha ricordato che le due majdan (2005 

e 2014) testimoniano di come l'Ucraina sia stata usata dall'Occidente come mezzo per destabilizzare la Russia. L'Ucraina è una pedina, uno strumento usato dall'Occidente per radicarsi ai confini della Russia, creando «minacce dirette alla nostra sicurezza. Sappiamo che questo lavoro è stato svolto subito dopo l'indipendenza dell'Ucraina. La stavano preparando per l'adesione alla NATO, sebbene tutti sappiano che l'indipendenza dell'Ucraina è stata riconosciuta principalmente sulla base di una politica di non allineamento con i blocchi militari e di neutralità». Inteso, signor Buccini? Siamo di fronte, ha detto ancora Lavrov, a «una battaglia pianificata in anticipo, finanziata anche dagli americani. Non si tratta di incidenti o conflitti tra due paesi vicini: è un progetto geopolitico».

Per di più, l'andamento del conflitto ucraino dimostra che l'Occidente si è,

 di fatto, nuovamente unito sotto la bandiera nazista contro la Russia. E il

 regime di Zelenskij è, «per molti versi, una ripetizione della storia. Ma non

 come una farsa! Sono morte troppe persone perché possa essere una

 farsa, sacrificate da Zelenskij e dai suoi protettori occidentali». Quello di

 Kiev è un regime che ha adottato leggi naziste, glorificando Bandera,

 Šukhevic e altri collaborazionisti; quel regime riflette, ha detto Lavrov, le

 vere «intenzioni dell'Occidente, che significano una cosa sola: che

 l'Occidente è pronto a ricorrere di nuovo a quei metodi nazisti e

 misantropici. Seminando odio contro tutto ciò che è russo. Pertanto, la

 risposta, ovviamente, è globale».

E dunque, sì, come scrive il signor Buccini, «difficile fidarsi»: la questione è

 stabilire di chi davvero sia «difficile fidarsi».



FONTI:

https://www.kp.ru/daily/27755/5203047/?

utm_source=Sendsay&utm_medium=email&utm_campaign=suhov_29.01.

2026_19_51_31

https://politnavigator.news/lavrov-o-zelenskom-neadekvatnyjj-chelovek-

ehto-ochevidno-vsem.html

https://politnavigator.news/lavrov-konflikt-ne-s-ukrainojj-ehta-bitva-s-

amerikancami-gotovilas-zaranee.html

https://politnavigator.news/marionetochnaya-ukraina-ehto-ne-fars-slishkom-

mnogo-pogibshikh-lavrov.html



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