Il tentato furto, l’aggressione ad un carabiniere con un cacciavite e poi la fuga.
Il ladro siriano Jamal Badawi non risponde, non si ferma. Viene colpito mortalmente da due colpi di pistola.
A sparare ed uccidere è Emanuele Marroccella, brigadiere, collega del militare ferito.
A distanza di sei anni dall’evento, il 7 gennaio 2026, il tribunale di Roma condanna il carabiniere Marroccella a tre anni di carcere.
L’accusa è di eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi. La pena è più severa di quella richiesta dal Pm.
Inoltre, il tribunale ha disposto anche cinque anni di interdizione dai pubblici uffici e un risarcimento di 150mila euro per la famiglia del siriano.
Il vice presidente del Consiglio, Matteo Salvini, esprime la sua solidarietà sui social: “a temere la condanna devono essere i criminali, non le forze dell’ordine e le persone perbene”.
Anche Guido Crosetto, ministro della difesa, si schiera in prima linea nella vicenda e telefona al carabiniere condannato.
“Continua a credere nello Stato e nella giustizia, nei prossimi gradi di giudizio e non sentirti mai solo”.
“In quel momento ho percepito quel calore umano di cui avevo bisogno” racconta Antonio Marroccella. ”Un sollievo dopo lo sconforto che mi aveva trasmesso la sentenza di condanna in primo grado, una condanna che ha fatto piangere me e la mia famiglia”.
L’Unione sindacale militare interforze associati ora chiede però un messaggio concreto da parte del governo.
“Marroccella è solo uno dei tanti casi in cui donne e uomini delle forze dell’ordine hanno visto distrutta la carriera e disgregata la famiglia, per poi essere riconosciuti innocenti dopo un lungo e doloroso iter giudiziario, quando ormai la vita e la dignità di un servitore dello Stato sono andate irreparabilmente perdute”.
Gli avvocati della vittima intanto rispondono a Crosetto: “Siamo pronti ad un confronto per dimostrare le ragioni della sentenza”. “Frasi fuori luogo e frutto di pregiudizio. Qualsiasi campagna d’odio, senza alcuna compassione per la vita umana rischia di legalizzare un Far West”.
I fatti di quel tragico settembre di sei anni fa appaiono però ormai chiari.
Dopo una segnalazione di effrazione nell’azienda Landing Solution, a Roma, arrivano sul posto tre pattuglie. Fra questi ci sono Marroccella e un collega, che si appostano all’uscita.
Il ladro siriano sbuca all’improvviso da dietro una porta, tenta la fuga nella loro direzione e non si ferma neanche dopo gli avvertimenti.
Parte la colluttazione con i carabinieri, Badawi ferisce al petto con un cacciavite il collega brigadiere e continua la sua corsa dando le spalle ai due.
È qui che Marrocella spara, “non adoperando una reazione proporzionata al tentativo di fuga”, secondo le accuse.
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