venerdì 16 gennaio 2026

BYOBLU24 - “BASTA SOLDI A ZELENSKY”: LA RIVOLTA DEI LEGHISTI. CROSETTO: “IO NE VADO FIERO”

16 Gennaio 2026 

L’Aula approva, ma la maggioranza si spacca. Il via libera alla risoluzione che proroga il sostegno militare all’Ucraina passa in Parlamento, ma il voto fotografa una crepa dentro la Lega. Mentre il ministro della Difesa, Guido Crosetto, rivendica con forza la linea dell’esecutivo, una fronda nel partito guidato da Matteo Salvini decide ufficialmente di sfilarsi.

Due deputati – Edoardo Ziello e Rossano Sasso – votano contro il testo. Al Senato, Claudio Borghi sceglie invece di non partecipare al voto. Il “no” alle armi diventa anche una protesta fuori da Montecitorio, al grido di stop ai finanziamenti per la guerra. È il segnale degli esponenti vicini alle posizioni del vicesegretario Roberto Vannacci. A loro si unisce anche l’ex Fratelli d’Italia Emanuele Pozzolo, ora indipendente.

In Aula, Crosetto lancia una frecciata diretta agli alleati: “Qualcuno si vergogna di aiutare l’Ucraina, io ne sono fiero. Kiev resiste per difendere la propria libertà, aiutarla non è da guerrafondai. Secondo il ministro, la Russia sta usando i negoziati per prendere tempo.

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PS: Le armi. che Lei signor cro-se-tto le fa con i soldi di tutti gli italiani...non aiutano a difendersi,...bene ...bene che vada..aiuta a far di loro dei deceduti per guerra. Auguri Ministro.--Umberto Marabese

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La domanda che rimbalza tra i dissidenti leghisti è una sola: “Qual è l’interesse nazionale nel continuare a inviare armi? Basta soldi a Zelensky. Una minoranza ma che si fa sentire. Una corrente interna che condiziona il dibattito, pungolando Salvini.

Il vicepresidente del Consiglio appare defilato sul tema Ucraina, preferendo concentrarsi sul pacchetto sicurezza. Nel partito, c’è chi ritiene che il conflitto sia destinato a raffreddarsi.

Nelle scorse settimane, la Lega aveva chiesto al governo un testo più equilibrato, con un riferimento esplicito anche agli aiuti civili e alla difesa, non all’attacco. Per i dissidenti, la sostanza non cambia. Mentre Fratelli d’Italia e Forza Italia mantengono senza tentennamenti la linea atlantista, una parte della Lega guarda già al dopo. La risoluzione passa, il decreto è prorogato per un altro anno. Poi si vedrà, pensa qualcuno, in attesa che il nuovo assetto dei colloqui internazionali detti la prossima mossa.

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