martedì 20 gennaio 2026

Ass.ne Naz.le di Amicizia Italia-Cuba - Rete Solidarietà Rivoluzione Bolivariana 5 h ·


 Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba - 

23 h 
Due personaggi loschi ed equivoci..!!:

ALBERTO TRENTIN : OPERATORE UMANITARIO O MERCENARIO?
MARIO BURLO' IMPRENDITORE O?

Adesso che sono tutti felici e contenti e Alberto Trentini è tornato a casa , Senza aver patito né fame , né torture ( si è lamentato solo del menù a base di riso e pollo (tanta gente questo menù non se lo può permettere nemmeno qui in Italia).
Qualcuno si è chiesto il perché dell'arresto ??
Allora facciamo un po' di informazione visto che nessuno la fa .
"Il 15 Novembre di un anno fa veniva arrestato Alberto Trentini.
Trentini viene presentato, da tutti i mass media italiani, come un povero operatore umanitario giunto in Venezuela per fare del bene alla popolazione locale e arrestato, anzi "sequestrato", senza alcun motivo, dagli "sgherri della dittatura di Maduro".
E Una campagna stampa che casualmente si è moltiplicata esponenzialmente proprio nel momento in cui le navi militari USA sono state schierate a ridosso delle acque territoriali venezuelane minacciando l'invasione.
Ci si domanda retoricamente perché il Governo Meloni sia stato fermo praticamente un anno? ( parole della madre).
La risposta è molto semplice: il Governo italiano è stato fermo, non facendo assolutamente nulla, poiché non riconosceva la legittimità del Governo Maduro e così ha polverizzato ogni canale diplomatico col Venezuela.
Vale la pena ricordare che l'ultimo Presidente venezualano riconosciuto dal Ministro degli Esteri Italiano, Tajani, è stato Juan Guaidó, scaricato da tutto il mondo, amerikani compresi.
Ma la domanda giusta da fare è:
Chi è Alberto Trentini e che ci faceva in Venezuela?
Sul suo profilo Trentini si definisce testualmente: "Humanitarian Field Coordinator I WASH Programme Manager", un cooperante professionista con più di dieci anni di esperienza presso ONG internazionali.
Sappiamo che arrivò in Venezuela il 17 ottobre 2024 e che meno di un mese dopo, fermato per un controllo di polizia nei pressi della frontiera con la Colombia, venne trovato con tanti soldi e in possesso di materiale politico e informatico antigovernativo definito scottante e alcune armi.
Perché Alberto Trentini era in possesso e diffondeva tale materiale?
Era in Venezuela per ragioni umanitarie o per altri motivi?
Che cosa ci faceva alle frontiere colombiane?
Perchènon ha chiesto un visto regolare per entrare?
Risulta altresì che Trentini lavorasse per una ONG francese ,che opera in Cambogia, geograficamente abbastanza distante dal Venezuela sic!
Curiosamente però questa ONG non stava operando in Cambogia ma in Venezuela e non aveva affatto un nome francese, si chiama "Humanity & Inclusion".
Quando poi vediamo quali siano i collegamenti di questa strana ONG ci rendiamo conto che - come potete leggere voi stessi sul suo sito: https://www.hi-us.org/en/our-partners - i suoi principali sponsor sono gli USA, l'Unione Europea, il Dipartimento di Stato Americano e la famigerata USAID - Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale. Ritenuta una camera di compensazione della CIA.
Tutti soggetti noti per la comprovata ostilità nei confronti del Governo Venezuelano e le ripetute azioni volte a destabilizzarlo. Che cosa diceva Andreotti ?: "Che a pensare male è peccato ma molte volte ci si azzecca " .
L'America Latina è letteralmente invasa da una miriade di ONG che in realtà operano come facciata per il Pentagono e la CIA.
E' una presenza perniciosa e particolarmente subdola: si sono appropriati del linguaggio e del gergo della sinistra, parlano di diritti umani e di giustizia sociale, usurpano deliberatamente i simboli e le parole d'ordine progressiste per utilizzarle spregiudicatamente contro i governi non allineati agli USA.
NON SIAMO COMPLOTTISTI E CI AUGURIAMO DI ESSERE SMENTITI, PERO' ASPETTIAMO RISPOSTE PER TOGLIERE QUESTI DUBBI.
Cosa succederebbe ad un cittadino straniero se entrasse irregolarmente in Italia? E se poi se dovesse avere con se del materiale sovversivo? A voi la risposta!
* Per non parlare poi del profugo della giustizia italiana Mario Burlò. Questi non è un cittadino qualunque finito per caso sotto i riflettori. È un imprenditore torinese, attivo da anni nel settore dei servizi e dell’outsourcing, con una forte esposizione pubblica anche nello sport (Auxilium Basket Torino) e un preciso retroterra politico.
Secondo quanto riportato dalla stampa, ha avuto un passato nella Democrazia Cristiana piemontese ed è poi transitato nell’orbita del centrodestra, con rapporti e vicinanze con l’area di Forza Italia, cioè quello stesso mondo politico che oggi sostiene il governo. Questo dato non è un dettaglio folkloristico: è parte del contesto che spiega perché oggi la sua vicenda venga raccontata in modo così selettivo e indulgente.
Sul piano giudiziario italiano, Burlò non è mai stato estraneo ai tribunali. È stato coinvolto nel processo Carminius, una delle più importanti inchieste sulla ’ndrangheta in Piemonte. In quel procedimento è stato assolto in Cassazione, ma va detto con precisione, senza slogan: non perché sia stata accertata la sua innocenza, bensì per insufficienza di prove a sostenere l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. È una differenza enorme. La Cassazione non ha certificato che Burlò non avesse rapporti o responsabilità, ma che le prove raccolte non erano sufficienti per una condanna. In uno Stato di diritto questo basta per assolvere — giustamente — ma non equivale a una patente morale.
E soprattutto, quella non è l’unica storia giudiziaria che lo riguarda. In Italia Burlò ha ancora processi aperti. È imputato nel procedimento sul crac dell’Auxilium Basket, dove la Procura contesta gravi irregolarità fiscali, l’uso di crediti tributari inesistenti e indebite compensazioni. La sua posizione è stata stralciata e rinviata, non archiviata. Quel processo deve ripartire e, in caso di condanna, le conseguenze non sarebbero simboliche: anni di reclusione, sanzioni economiche pesanti, possibili interdizioni.
C’è poi il procedimento di Terni, per violazioni tributarie strutturate, legate a meccanismi di accollo dei debiti e compensazioni fittizie. Anche qui: se rinvio a giudizio e condanna arriveranno, si parla di reati che prevedono il carcere, almeno sulla carta.
E allora la domanda vera — politica, non morale — è inevitabile: che cosa ci fa un imprenditore con questo curriculum giudiziario in Venezuela? Non un cooperante, non un turista sprovveduto, ma un soggetto con procedimenti penali pendenti e rischi concreti di condanna in Italia. Quale razionalità, quale prudenza, quale senso delle istituzioni porta una persona in quella posizione ad andare in uno dei Paesi più “instabili” e opachi del mondo, (perchè cosi il Venezuela è considerato dai liberatori esultanti di centro destra e i lecchini democratici a comando del centro sinistra che di sinistra c’ha solo la falsa morale)? E soprattutto: perché, una volta tornato, diventa improvvisamente un simbolo mediatico? Perché il suo racconto della detenzione viene amplificato senza che quasi nessuno ricordi cosa lo aspetta qui? Perché si costruisce una narrazione emotiva che lo trasforma in vittima assoluta, mentre le carte giudiziarie italiane finiscono in fondo, quando va bene, o scompaiono del tutto?

Nessun commento:

Posta un commento