domenica 11 gennaio 2026

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(continua leggere).Intervista al dirigente sindacale Carlos Ló..!

La risposta dei lavoratori e delle lavoratrici venezuelani all'attacco imperialista. Intervista al dirigente sindacale Carlos López

di Geraldina Colotti

Carlos López è il Coordinatore Generale della Centrale Bolivariana Socialista dei Lavoratori della Città, della Campagna e della Pesca (CBST), “l'unica centrale rivoluzionaria che esiste in Venezuela e la forza maggioritaria del paese”, ci dice. Lo incontriamo dopo la conferenza stampa che la Centrale ha organizzato per denunciare al mondo l'attacco imperialista del 3 gennaio. Aprendo l'incontro, il presidente della Centrale, Wills Rangel, accompagnato dai membri della sua Giunta Direttiva, coordinatori statali, presidenti di federazioni, sindacati e dirigenti di diversi settori lavorativi, ha dichiarato:

“In questo atto di appoggio e solidarietà al nostro presidente operaio Nicolás Maduro, alla nostra Prima Combattente Cilia Flores e alla nostra Patria, diciamo loro che, insieme alla Classe Lavoratrice del Venezuela, continueremo a stare nelle strade, mobilitandoci nei centri di lavoro e nelle istituzioni per la difesa e l'impulso della produzione, garantendo la crescita sostenuta dell'economia del Paese. Ecco la tua classe operaia, Presidente; ecco i figli e le figlie di Bolívar, di Chávez e dei nostri liberatori e liberatrici. La tua classe lavoratrice è più unita e forte che mai, nel ripudiare l'atto criminale perpetrato dal governo degli Stati Uniti e orchestrato da Trump contro la nostra patria, che ha violato la nostra sovranità e integrità territoriale, così come le leggi e i trattati internazionali. Esigiamo l'immediata liberazione del nostro Presidente costituzionale e di sua moglie Cilia, leader della nostra rivoluzione. Qui resteremo con il fucile in spalla, dispiegati e attenti finché non li riavremo con noi”.

Su questi temi abbiamo conversato con Carlos López...

Prima di essere sequestrato, di fronte all'escalation di minacce di Trump, il presidente Maduro aveva chiesto alla classe operaia che, in caso gli succedesse qualcosa, si organizzasse in armi per proteggere le fabbriche e per organizzare uno sciopero a oltranza. Com'è stata recepita questa indicazione?

La nostra centrale ratifica la linea che abbiamo sviluppato, e non da ora, ma da molti mesi. Ci stavamo preparando a questo perché sapevamo che c'era una minaccia reale da parte dell'impero. Oggi, ovviamente, esigiamo categoricamente la libertà di Nicolás Maduro e di sua moglie, la deputata Cilia Flores, che si trovano negli Usa in condizione di ostaggi. Sono prigionieri di guerra di un impero che ogni giorno crolla sempre più a causa della sua crisi economica. Nel suo sgretolamento, tenta disperatamente di mettere le mani sulle fonti energetiche dei paesi. La guerra non si fa per niente; non è solo una provocazione, è il capitalismo che sta cadendo. I popoli accelereranno la sua caduta con la ribellione, con la lotta e con la libertà. La nostra casa operaia è pronta a mantenere la produzione in qualsiasi circostanza: petrolio, petrochimica, elettricità e alimenti.


Come vedi il panorama internazionale e la possibilità di una risposta globale dei lavoratori e delle lavoratrici?

Siamo in un momento in cui si può e si deve costruire uno sciopero generale mondiale, soprattutto negli Stati Uniti, ma anche nel resto dei paesi capitalisti. Prima o poi quel momento arriverà. Vediamo già i primi segnali. Non è un caso che un compagno rivoluzionario, socialista e comunista sia il nuovo sindaco della metropoli del capitalismo, New York. Questi sono sintomi del fatto che i popoli si stanno risvegliando, incluso il popolo degli Stati Uniti; molta gente non tollera più guerre e non accetta che la propria economia sia utilizzata per martirizzare e attaccare i popoli. Le lotte che si stanno scatenando nelle città più popolose degli Stati Uniti, prima contro Trump e le sue misure economiche e ora per il Venezuela e per la libertà di Nicolás Maduro, sono segnali di una grande sollevazione mondiale. Vedremo quell'impero sgretolarsi progressivamente fino a quando non riusciremo a cancellare la sua egemonia dalla faccia della terra.

Per sequestrare il presidente e la Prima combattente, l'imperialismo ha scatenato un gigantesco attacco asimmetrico, impiegando mezzi di altissima tecnologia contro un paese piccolo e pacifico come il Venezuela. Tuttavia, quelli che non conoscono la realtà dicono che la difesa bolivariana è stata colta di sorpresa. La classe operaia si lascerà cogliere di sorpresa?

No, in nessun modo. Il punto è che la nostra classe operaia, la nostra Forza Armata Nazionale Bolivariana e i nostri miliziani hanno un potere che è imbattibile: la dignità e il fatto che siamo presenti in tutto il territorio. Una superiorità tecnologica come quella che ci hanno applicato lo scorso 3 gennaio è qualcosa di transitorio. Ciò che prevale fondamentalmente è il radicamento del nostro popolo, che si concentra nel suo territorio, nella sua fabbrica, nella sua impresa. I marines non possono occupare il Venezuela; e se ci provano, a nulla servirà la loro arma elettronica perché sarà un combattimento corpo a corpo, quartiere per quartiere. Che provino a entrare in un quartiere popolare: in quelle condizioni il nostro popolo è invincibile. Abbiamo molte montagne, come disse Chávez, molte colline, molte pianure e un popolo organizzato.

Sappiamo che nella classe operaia ci sono stati anche tentativi di infiltrazione da parte di settori della destra. Qual è l'umore attuale rispetto a questi settori, considerando che persino Trump non ha riconosciuto i suoi ex alleati locali come María Corina Machado?

Hanno cercato di infiltrarci negli ultimi vent'anni, o meglio, durante tutta la rivoluzione bolivariana, ma la base e la direzione della Centrale Bolivariana non sono mai cadute nella trappola di attribuire a Nicolás Maduro o a Chávez la responsabilità delle conseguenze del blocco economico. La classe operaia ha capito che il colpevole è l'impero con la sua politica di assedio e isolamento economico del Venezuela. Nonostante ciò, la nostra patria è andata avanti. Negli ultimi dieci anni di blocco (2015-2025), i lavoratori hanno "tenuto duro", come diciamo in Venezuela. Non siamo mai passati allo sciopero contro la Rivoluzione; siamo rimasti a difendere il posto di lavoro e la Costituzione. Oggi, dopo il bombardamento del 3 gennaio, l'appoggio alla pace e il rifiuto della guerra hanno raggiunto il 95% dei venezuelani, indipendentemente dalla classe sociale. Esigiamo che sia rispettata la nostra sovranità e che ci lascino gestire il nostro destino.

Come vi state organizzando per i prossimi passi e come si mobilita la classe operaia a livello internazionale, dato che la situazione rende difficili i viaggi e i congressi in presenza?

Abbiamo un piano che stiamo sviluppando da diversi mesi e che abbiamo accelerato nell'ultimo periodo del 2025 di fronte all'imminenza della minaccia. L'obiettivo è controllare pienamente la produzione attraverso i Consigli Produttivi dei Lavoratori (CPT) e i Corpi dei Combattenti. Questi ultimi hanno tre missioni: assicurare la produzione dell'impresa, assicurarne i servizi e assicurarne la difesa, articolandosi nel territorio con la Milizia Nazionale Bolivariana. Parliamo di oltre 22.000 centri produttivi controllati dalla nostra gente con delegati eletti. A livello internazionale, l'appello è alla solidarietà attiva e alle manifestazioni permanenti. Il Venezuela garantisce la sua resistenza interna, ma l'altra garanzia di vittoria è la pressione internazionale.

A livello informativo, qual è la posizione che la classe operaia vuole diffondere per affrontare l'offensiva cognitiva dell'imperialismo a livello internazionale?

Stiamo potenziando le nostre reti e le videoconferenze internazionali per rompere i paradigmi negativi. La verità è che Nicolás Maduro e Cilia Flores sono il Presidente e la Primera Combatiente del Venezuela; non si sono dimessi, non sono stati destituiti né sono deceduti. Di conseguenza, lui è il presidente della Repubblica fino al 2030, come deciso dal popolo. Nel frattempo, la Costituzione dice chiaramente che Delcy Rodríguez assume la presidenza da incaricata, in modo temporaneo. Questo è il principale messaggio mediatico che dobbiamo portare al mondo: la nostra direzione politica e militare è totalmente coesa dietro figure come Delcy Rodríguez, Jorge Rodríguez, Diosdado Cabello e Vladimir Padrino López. Applicheremo, se necessario, la logica di resistenza: se ne cade uno, si alza un altro e assume il controllo. Siamo la patria di Bolívar e non ci sconfiggeranno.

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Geraldina Colotti

Geraldina Colotti

Giornalista e scrittrice, cura la versione italiana del mensile di politica internazionale Le Monde diplomatique. Esperta di America Latina, scrive per diversi quotidiani e riviste internazionali. È corrispondente per l’Europa di Resumen Latinoamericano e del Cuatro F, la rivista del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV). Fa parte della segreteria internazionale del Consejo Nacional y Internacional de la comunicación Popular (CONAICOP), delle Brigate Internazionali della Comunicazione Solidale (BRICS-PSUV), della Rete Europea di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana e della Rete degli Intellettuali in difesa dell’Umanità.


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