
Terremoto giudiziario sul Garante della privacy. Tutti i membri del collegio sono ufficialmente indagati.
Il presidente Pasquale Stanzione e i componente del collegio: Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza.
Le accuse sono di peculato, corruzione, uso privato di beni pubblici e rivelazione di segreti d’ufficio.
Ad avanzarle è la Procura di Roma, che ha aperto un’indagine in seguito alle rivelazioni di Report.
La “vendetta” di Report-Sigfrido Ranucci.
Il conduttore Sigfrido Ranucci, dopo aver subito un grave attentato ad ottobre, aveva accusato il Garante di voler punire e mettere a tacere Report.
Tant’è infatti che insieme alla solidarietà era anche arrivata una multa di 150 mila euro.
Ora però la frittata si è ribaltata, e quello ad essere nei guai è il Garante.
Report avrebbe scoperchiato un vaso di pandora fatto di hotel a cinque stelle, palestra, fitness, cene, tutto pagato con i soldi dei contribuenti.
Compresi il parrucchiere e “pasti pronti” da una macelleria per oltre 6mila euro in tre anni.
La guardia di finanza ha dunque ricevuto il via libera per l’incursione negli uffici del Garante, e nelle scorse ore ha sequestrando telefoni, computer e altri dispositivi.
Il caso META
Oltre alle spese folli fatte dai membri del collegio, il Garante della privacy è accusato di due gravi atti.
In primis, la vicenda META. Il gigante americano dei social era stato multato dall’autorità per i suoi occhiali da sole.
In collaborazione con RayBan la società madre di Facebook ha realizzato degli “smart glasses” dotati di fotocamera, audio e assistente IA integrato.
Un dispositivo che solleva evidenti problemi per la privacy e che è dunque stato sanzionato dal Garante per 44 milioni di euro.
Se la cifra potrebbe sembrare già irrisoria, basti pensare che questa è stata prima ridotta a 12,5 milioni, poi ad appena 1 milione di euro, e infine è sparita del tutto.
Difatti, la multa è stata adottata con tale ritardo procedurale da renderne necessario il successivo annullamento in autotutela.
Un comportamento più che sospetto secondo la Procura.
Voli gratis per il garante della privacy
In secondo luogo è da citare il collegamento con ITA Airways.
L’avvocato di Ita, Stefano Aterno, risulterebbe lavorare nello studio legale di uno dei garanti. Questi avrebbe ricevuto da Ita consulenze del valore di 116 mila euro.
I vertici sono risultati in possesso della carta club Volare di Ita “pur non essendovi i presupposti, perché legati al chilometraggio” e non risultano approfondimenti dell’autorità per la privacy sulla compatibilità di alcuni scanner, che secondo le indagini avrebbero invece dovuto esserci.
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