giovedì 27 giugno 2019

Sea Watch, la sfida di Salvini all’Ue: sospeso il trattato di Schengen, barriere con la Slovenia



Lo scontro con l’Olanda prima di autorizzare lo sbarco. Possibile l’indagine

di Fiorenza Sarzianini
«Identificazione di polizia» senza inserire i nominativi degli stranieri nel sistema Schengen: è questa l’arma che Matteo Salvini intende utilizzare per ritorsione contro gli Stati che gli hanno rifiutato aiuto nella vicenda Sea Watch. L’effetto è fin troppo chiaro: l’Italia non sarà più il Paese di «primo ingresso» e dunque i migranti che arriveranno saranno poi liberi di andare altrove a chiedere asilo. Una decisione che in vista dell’estate — con l’arrivo di piccole imbarcazioni sulle spiagge e l’attraversamento della frontiera terrestre in Friuli Venezia Giulia — rischia di distribuire centinaia, forse addirittura migliaia di profughi in tutta Europa. E proprio questa minaccia viene utilizzata in queste ore per convincere Olanda e Germania ad accogliere le 42 persone che sono a bordo, o almeno una parte di essa. La trattativa condotta da Palazzo Chigi e dalla Farnesina prevede che rimangano i minori e chi li accompagna, mentre gli altri dovrebbero essere trasferiti ancora prima di aver chiesto asilo.
L’inchiesta...
Quando la comandante Carola Rackete annuncia che forzerà il blocco ed entrerà nelle acque territoriali, al Viminale si sta già cercando un modo per arrivare al sequestro della nave. Ma la strada è tutt’altro che semplice. Il nuovo decreto sicurezza prevede infatti che il prefetto possa ordinarlo soltanto se c’è la reiterazione e dunque non è questo il caso perché è la prima volta che Sea Watch compie un’azione di forza da quando la legge è entrata in vigore. Si attiva così la Guardia di Finanza nella speranza che sia la magistratura a intervenire ritenendo la nave «corpo del reato».
In serata si capisce però che il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio non avrebbe alcuna intenzione di procedere e dunque si rimane al divieto di approdo. Del resto per poter arrivare in banchina la Sea Watch ha bisogno del via libera delle autorità che si trovano in porto e su questo Salvini per tutto il giorno ha dettato la linea: «Non devono toccare terra». Già questa mattina Rackete e gli altri membri dell’equipaggio potrebbero essere indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ma sembra esclusa la possibilità di provvedimenti penali più severi. Dunque, per sbloccare la situazione rimane la via diplomatica, sia pur con misure pesanti come quelle minacciate dal ministro nelle ultime ore.
L’hotspot
Attualmente chi arriva in Italia via mare, ma anche via terra, viene identificato, fotosegnalato, gli vengono prese le impronte digitali e tutti i dati vengono inseriti nel «sistema» accessibile da tutti gli Stati dell’Ue. Se davvero si procederà con la semplice identificazione di polizia, gli stranieri saranno liberi di circolare e dunque sarebbe di fatto vanificato il trattato di Dublino che impone al Paese di primo ingresso di prendere in carico il migrante e garantire accoglienza fino alla decisione sulla concessione dell’eventuale asilo. Già in passato l’Italia era finita sotto accusa a Bruxelles proprio per le mancate identificazioni, ma in questo caso si tratterebbe di una vera e propria sfida nei confronti degli altri Stati.
Più complicata appare invece la possibilità di alzare il muro in Friuli-Venezia Giulia visto che la frontiera supera i 230 chilometri, ma il pattugliamento congiunto con la polizia slovena e soprattutto la possibilità di sospendere il trattato di Schengen rende concreta l’ipotesi di limitare gli arrivi. In ogni caso si sta pensando di allestire proprio in Friuli-Venezia Giulia un hotspot (il centro di smistamento degli stranieri) all’interno di una caserma per facilitare le procedure di identificazione e gli eventuali respingimenti. Una «blindatura» che Salvini ribadisce nella consapevolezza che il flusso migratorio non si può fermare e dunque nel tentativo di arginare l’effetto negativo degli arrivi via terra, ma anche degli «sbarchi fantasma» che nell’ultimo mese hanno fatto approdare a Lampedusa più di 300 persone e altre centinaia nelle regioni del sud.---

https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/19_giugno_26/profughi-liberidi-andare-altri-statila-sfida-ministro-5420af24-9852-11e9-ab34-56b2d57d687f.shtml

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