domenica 14 febbraio 2021

HUFFPOST - Giuramento amaro per M5s. Cresce la fronda dei contrari al governo Draghi


 

I ribelli chiedono di rivotare su Rousseau, Grillo li stoppa. Assemblee di deputati e senatori infuocate.



Giuramento amaro in casa 5Stelle. Non era mai successo. Per la prima volta

 attivisti e parlamentari del Movimento 5 Stelle sconfessano l’esito del

 sondaggio su Rousseau e chiedono di rivotare. Nello stesso tempo oltre la 

metà dei senatori si ribella al capogruppo e ai vertici in una riunione 

infuocata e convocata d’urgenza. Stessa scena anche tra i deputati.

 Una fronda interna che cresce con il passare delle ore è pronta a votare

contro la fiducia al governo Draghi, che ha giurato oggi. Esecutivo che ha

 visto in prima linea quattro ministri grillini, Di Maio, Patuanelli, Dadone e 

D’Incà, ma alle loro spalle vi è un plotone pronto a pugnalarli. M5s è sull’orlo

 dell’implosione, l’alleanza con Forza Italia e la Lega ha mandato in tilt i 

pentastellati e a poco servono le parole del capo politico: “Da loro non

 potevamo aspettarci Gandhi e Martin Luther King”.

Vito Crimi che ha scritto il quesito, e chi con lui, vengono accusati di aver nei fatti

 truccato la votazione perché la domanda non rispecchia ciò che poi è avvenuto.

 La composizione del governo Draghi e i confini assegnati al nuovo ministero per la

 Transizione ecologica deludono infatti una larga parte grillina tanto che, poche ore 

prima del giuramento del nuovo governo, i consiglieri comunali lombardi lanciano

 una petizione per chiedere che si possa votare di nuovo sulla piattaforma. In

 contemporanea anche Barbara Lezzi scrive a Beppe Grillo, a nome di diversi 

parlamentare, una lettura con lo stesso scopo. Crimi prova a spegnere il fuoco 

spiegando che non c’è stata alcuna trattativa sui nomi con il premier incarico: 

“Siamo rimasti spiazzati”.

I consiglieri si rivolgono al fondatore M5s quasi indignati, con una distanza che con

 il comico non c’era stata mai. “Gentilissimo Garante del MoVimento 5 Stelle, 

Giuseppe Piero Grillo”, si legge e già questo basterebbe per capire lo stato d’animo

 e il clima dentro i 5Stelle. E poi: “ Reputiamo infatti che solo ora sia possibile 

esprimere un voto pienamente consapevole. Siamo a chiedere di mettere ai voti su

 Rousseau la scelta di dare la fiducia a questo Governo, affinché vi sia il pieno 

consenso o meno da parte degli iscritti”. La petizione si conclude chiedendo “un 

celere riscontro pubblico”.

Riscontro che arriva poco più tardi, in un post dal titolo “Oggi si deve scegliere. O di 

qua o di là”. E il Garante mette anche in conto la scissione escludendo invece un

 nuovo voto. La senatrice Barbara Lezzi è la prima indiziata, tra quelli che

potrebbero lasciare il Movimento. Anche perché se non voterà la fiducia al governo,

 come indicato dal sondaggio su Rousseau, verrebbe cacciata. Discorso diverso 

se ci si astiene. Intanto chiede anche lei di ripetere la votazione: “Chiediamo che 

venga immediatamente indetta nuova consultazione. È evidente che, in assenza 

di riscontro, al fine di rispettare la maggioranza degli iscritti, il voto alla fiducia deve

 essere No”. La fronda però attende, prova a strutturarsi forte del fatto che “ormai 

non ha più senso fare l’elenco dei dissidenti, si fa prima a contare quelli rimasti f

avorevoli...”, dice un senatore tra il serio e il faceto.

Nelle chat interne divampa il malcontento e parte il processo ai vertici per la

 gestione delle trattative che hanno portato alla formazione dell’esecutivo. La 

deputata Margherita Del Sesto parla di restaurazione e invoca il ritorno all

’opposizione, mentre la collega Angela Masi chiede la possibilità di votare secondo 

coscienza alla luce della larghissima maggioranza che sostiene il nuovo esecutivo 

targato Mario Draghi. Doveva essere il governo dei migliori’, scrive la deputata 

Valentina Corneli, e invece è diventato un “governicchio di mezze cartucce” che 

vede il M5S fuori dai ministeri politici di peso. Ricorre a parole dure Maria Luisa 

Faro, Commissione Bilancio: il M5S è morto e non sismo stati noi ad ucciderlo, 

scrive la parlamentare pugliese parafrasando Nietzsche. E poi ancora, un senatore:

 “Basta, abbiamo toccato il fondo. Non possono far parlare soltanto i Di Maio Boys..

.”.

Si pronuncia anche Nicola Morra: “Il Movimento o torna a essere Movimento o 

sparirà”, avverte presidente dell’Antimafia, in un video postato sui social: “Ci sarà a

 breve l’elezione dell’organo collegiale, si spera, e vediamo di capire se si può 

cambiare questa direzione di marcia. Altrimenti non possiamo far altro che 

evaporare”, insiste il senatore grillino, che a proposito della nuova compagine di 

governo parla di “Jurassic Park”. Mercoledì al Senato e giovedì alla Camera

 saranno i giorni della verità


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