lunedì 12 agosto 2019

Al Senato si decide il calendario della crisi. Casellati: “Senza unanimità, voto in Aula”



Crisi di governo, la diretta – Al Senato via a capigruppo per calendario della sfiducia. Casellati: “Senza unanimità, voto in Aula”. L'assemblea dovrà decidere quando convocare Palazzo Madama e cosa mettere all'ordine del giorno: prima la mozione della Lega? O quella del Pd contro Salvini? La seconda carica dello Stato: ""La convocazione dell’Assemblea, nell’ipotesi in cui il calendario dei lavori non venga approvato in capigruppo all’unanimità, non costituisce forzatura alcuna, ma esclusivamente l’applicazione del regolamento" - CRONACA ORA PER ORA...

È il giorno della conferenza dei capigruppo al Senato: la riunione dovrà decidere la tempistica con cui si arriverà al voto della mozione di sfiducia presentata dalla Lega nei confronti del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. E dopo un fine settimana di botte e risposte, proposte di governi di scopo (Matteo Renzi), rifiuti (Nicola Zingaretti), frenate sulle elezioni (M5s e Beppe Grillo) e desideri di corsa al voto (Matteo Salvini), l’attesa è tutta per la riunione che dovrà decidere quando ci sarà il voto che certificherà formalmente, attraverso il Parlamento, che il governo di Giuseppe Conte non esiste più.
Ma a parlare è la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati che precisa, citando d’altra parte il regolamento, che in caso di mancanza di unanimità sul calendario dei lavori, sarà l’Aula a discutere e decidere l’agenda. “La convocazione dell’Assemblea, nell’ipotesi in cui il calendario dei lavori non venga approvato in capigruppo all’unanimità, non costituisce forzatura alcuna, ma esclusivamente l’applicazione del regolamento” dice la Casellati. “L’art. 55, comma 3, prevede infatti che sulle proposte di modifica del calendario decida esclusivamente l’Assemblea, che è sovrana. Non il presidente, dunque”, aggiunge, sottolineando che il “rispetto delle regole” è a “garanzia” dei cittadini”. Tradotto: Palazzo Madama potrebbe essere chiamato a esprimersi domani in Aula sull’ordine dei lavori. Secondo l’Ansa sarebbe pronti a sedersi al loro posto già domani 102 senatori M5s su 107, 45 Dem su 51 e 12 senatori del Misto: in totale 159 parlamentari, contro i 136 voti potenziali di Lega, Fi e Fdi. l nuovo asse di M5s, Dem, Leu più altri del Misto, potrebbe approvare il suo calendario e programmare l’informativa di Conte non prima della prossima settimana.

E mentre quella dei capigruppo si annuncia come una vera e propria battaglia, continua il dibattito interno al Pd, diviso tra la linea di Renzi – voto a tagliapoltrone e governo di scopo – e quella di Zingaretti – nessun accordo con M5s ma neanche una chiusura a un governo di legislatura. “L’obiettivo di oggi è quello di arrivare ad un nuovo governo, di che natura dovrà essere, lo vedremo in seguito. La crisi dovrà essere totalmente parlamentarizzata: le comunicazioni di Conte saranno la priorità”, dice il capogruppo dei senatori dem, Andrea Marcucci. Subito smentito da fonti vicine al segretario: “Quelle di Marcucci sono posizioni espresse a titolo personale”. Luigi Di Maio, intanto, chiarisce: “Nessuno vuole sedersi al tavolo con Renzi. Leggo di aperture, chiusure: il M5S vuole che si apra al taglio dei 345 parlamentari, inoltreremo la richiesta alla Camera. Non ci sono giochi di palazzo da fare, votiamo il taglio”.
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