Giù le mani da Raúl Castro!
Dipartimento Esteri PCUP

Una rappresentante della emigrazione anticastrista e filo-imperialista negli Stati Uniti, Ariana Fajardo Orshan, dell’XI circuito giudiziario, Florida, ha emesso un surreale mandato di arresto contro Raúl Castro, comandante della Rivoluzione cubana del 1959, in relazione al caso dell’incidente aereo del 1996.
In quella circostanza, la difesa aerea cubana abbatté due velivoli che stavano lanciando volantini di propaganda sull’Isola della Libertà
.Si trattava di velivoli, appartenuti in precedenza alla USAF (l’aeronautica militare USA, il che è tutto dire), di propaganda imperialista, messi in volo dall’organizzazione anticastrista, con base a Miami, “Hermanos al Rescate”, responsabile di ripetute violazioni dello spazio aereo cubano e coinvolgimento in atti di terrorismo contro Cuba, penetrati senza autorizzazione nello spazio aereo cubano, con ciò configurando, in base al diritto internazionale, un vero e proprio atto di guerra contro l’Isola e, pertanto, abbattuti.
Il c.d. atto giudiziario contro Raúl è un chiaro esempio di doppio standard e di ridicola, ancorché minacciosa, provocazione: inutile dire quanto ridicolo sarebbe chiedersi per quanto tempo un analogo velivolo cubano potrebbe restare in volo nello spazio aereo statunitense. L’imperialismo si mostra una volta di più tanto violento quanto ridicolo, nei suoi surreali, ma pericolosi, tentativi di guerra mediatica e di guerra giudiziaria, lawfare, oltre che ovviamente di guerra economica contro i popoli che difendono la propria libertà e dignità.
Non è un caso che, in patria, gli emigrati cubani vengano chiamati “gusanos” – vermi. Coloro che hanno lasciato Cuba per ragioni ideologiche e per motivazioni di classe, perché avevano accumulato ricchezze e patrimoni, all’ombra del potere neocoloniale degli Stati Uniti, letteralmente affamando la più vasta “massa irredenta del popolo cubano” riprendendo la celebre definizione di Fidel, hanno creato, insieme ai loro discendenti, su quella sponda dello stretto a Miami e in Florida, una diaspora organizzata fondata sull’odio e il desiderio di rivalsa verso il Partito Comunista, il socialismo e l’indipendenza di Cuba. Dal 1961 a oggi, hanno colto ogni occasione per danneggiare o cercare di colpire Cuba e ogni volta hanno ricevuto da Cuba una lezione di giustizia e dignità.
Cuba soffre le condizioni mostruose del bloqueo genocida e del blocco energetico. Solo tra il 1° marzo 2025 e il 28 febbraio 2026, l’insieme delle misure coercitive unilaterali, del tutto criminali e arbitrarie, e delle restrizioni imposte da Washington ha causato all’isola danni per oltre 8 miliardi di dollari, una cifra record, superiore del 7% rispetto a quella riportata nel rapporto precedente 2024-2025. I danni accumulati dall’entrata in vigore di tale politica di blocco e di asfissia economica ammontano a quasi 180 miliardi di dollari a prezzi correnti, il 4.7% in più rispetto a quanto riportato nel rapporto precedente, il che fa capire la dinamica di accelerazione e di appesantimento di queste misure criminali contro tutti gli ambiti della vita di Cuba.
Le conseguenze, a Cuba, sono immediatamente visibili: la realtà di Cuba, oggi, è una realtà segnata da lunghi mesi con appena tre ore al giorno di elettricità, se non meno; generi alimentari persi a causa dei blackout e della mancanza di elettricità; studenti e studentesse che fanno i compiti al buio; lavoratori e lavoratrici che faticano a raggiungere, come possono, il posto di lavoro; ospedali che non possono operare; giovani penalizzati dalla mancanza di connettività; anziani che rimangono senza televisione o senza radio, e che non possono essere trasportati, ove necessario, per i servizi di assistenza e di riabilitazione.
Le interruzioni di corrente incidono sui pazienti che dipendono da apparecchiature mediche per sopravvivere; neonati che necessitano di incubatrici e ventilazione; medici che, quando viene a mancare la corrente, sono costretti a ricorrere a tecniche manuali per garantire le funzioni essenziali; pazienti in attesa di intervento chirurgico, compresi i bambini, dal momento che, evidentemente, le sale operatorie dipendono da sistemi di backup il cui funzionamento richiede elettricità e carburante. Oggi, migliaia di cittadini e cittadine di Cuba sono in lista d’attesa per un intervento. Altre volte, sono stati portati a termine interventi chirurgici importanti alla luce di lampade ricaricabili o alla luce dei cellulari del personale medico.
E con tutto questo la solidarietà e l’impegno di Cuba per i popoli del mondo non è mai venuto meno: in questo momento sono ca. 20.000 i medici e gli operatori sanitari cubani impegnati all’estero in circa 56 Paesi di tutto il mondo, in America Latina, Africa, Asia, e nella ricca Europa. Qui in Italia, in Calabria, sono attivi 400 medici cubani che lavorano negli ospedali calabresi per coprire carenze croniche di personale, per impedire, letteralmente, in uno Stato del G7 quale l’Italia, il collasso del sistema sanitario in un’intera regione.
Cuba continua, di fronte a continue minacce, restrizioni e aggressioni, a lottare e a tenere alto, con dignità e orgoglio, il vessillo della sua rivoluzione, della sua indipendenza e del suo socialismo. Questa ennesima, ridicola e fasulla, iniziativa pseudo-giudiziaria si mostra solo per quello che è: la provocazione rabbiosa e ridicola di un intero sistema, quello della prepotenza e del predominio statunitense, in crisi e in decadenza.
Siamo con Raúl, comandante della Rivoluzione, e siamo con Cuba, con la sua lotta per l’indipendenza, la sovranità, l’autodeterminazione, la democrazia autentica, la giustizia sociale, con il socialismo, e ribadiamo insieme con tutti i popoli del mondo amanti della libertà e della democrazia, come ha ricordato il presidente Miguel Díaz-Canel, “Raúl è Raúl, è Cuba, ed è l’eroismo, la dignità e il profondo amore per il popolo che si riconosce in lui. Il nord turbolento che ci disprezza non ci conosce: volendo dividerci, ci ha uniti di più”.

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