venerdì 30 ottobre 2026

Maurizio Blondet - Kiev, Trump parla di pace, la CIA "John Ratcliffe" fà la guerra...!

 


Kiev, Trump parla di pace, la CIA fà la guerra...

Ho trascorso abbastanza anni alla Central Intelligence Agency da imparare a leggere gli articoli di stampa che gli “amici” dell’agenzia pubblicano per suo conto. Il nuovo profilo del direttore della CIA John Ratcliffe, firmato da Shane Harris e pubblicato su *The Atlantic* il 23 ottobre, è uno di questi articoli. È scritto in modo da far apparire Ratcliffe come un professionista serio e posato all’interno di un’amministrazione caotica. Ma, a una lettura attenta, emerge la conferma di ciò che Washington ha negato per quattro anni: gli Stati Uniti non si limitano a fornire sostegno all’Ucraina; attraverso la CIA, sono in guerra contro la Russia.

“La CIA è al comando”

Harris non perde tempo ad arrivare al punto. Grazie alle informazioni fornite dalla CIA, l’esercito ucraino è stato in grado di sferrare attacchi in profondità nel territorio russo. I satelliti spia americani forniscono all’Ucraina un preavviso sull’arrivo di missili e droni russi. Un alto ufficiale in pensione, che si reca spesso in Ucraina, ha riferito ad Harris che, tra il personale statunitense presente sul campo, si dice: “la CIA è al comando”.

Non è tutto. Un funzionario dell’intelligence di un Paese baltico, che lavora a stretto contatto con gli americani, ha rivelato ad Harris che, a prescindere da ciò che Donald Trump dichiara pubblicamente, le operazioni della CIA contro la Russia sono oggi “molto più aggressive” di quanto non fossero sotto Joe Biden. Si dice che gli agenti dello *Special Activities Center* della CIA – il reparto che gestisce operazioni segrete e paramilitari – siano tra i più soddisfatti a Langley, proprio perché sono estremamente impegnati. E non è una novità: come osserva Harris, la CIA ha contribuito a costruire il moderno apparato di intelligence ucraino dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014. È, a tutti gli effetti, la guerra dell’agenzia, che dura ormai da oltre un decennio-Lasciate che traduca tutto questo dal linguaggio edulcorato tipico di un articolo di rivista. L’intelligence americana individua gli obiettivi all’interno della Russia, i satelliti statunitensi gestiscono la rete di allerta della difesa aerea ucraina e gli ufficiali americani sono “in prima linea” sul campo. Se la Russia facesse lo stesso per il Messico contro il Texas, Washington lo definirebbe un atto di guerra. Da anni Mosca sostiene di essere in guerra contro la NATO, non solo contro l’Ucraina. Ecco, per gentile concessione di *The Atlantic* e delle sue fonti anonime, le prove.

Darsi la zappa sui piedi (o meglio, colpirsi nel serbatoio)

Ed è qui che subentra l’assurdo. Secondo Harris, il successo della CIA è diventato un problema per il Presidente. Gli attacchi alle raffinerie, resi possibili anche grazie al contributo dell’agenzia, hanno messo in ginocchio l’economia russa. L’Agenzia Internazionale dell’Energia stima che, nei primi otto mesi di quest’anno, l’Ucraina abbia colpito una raffineria russa in media una volta ogni tre giorni.

Quelle raffinerie producono diesel. Il mondo è a corto di diesel e, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, la carenza si protrarrà almeno fino al 2027. Trump, stando a quanto riferisce Harris, attribuisce agli attacchi contro le raffinerie russe l’impennata dei prezzi e ne pretende l’interruzione. Ha minacciato di sospendere il sostegno dell’intelligence all’Ucraina se Kiev non cesserà le operazioni contro tali impianti.

Riflettiamoci: la CIA aiuta l’Ucraina a neutralizzare la capacità di raffinazione russa; i prezzi del diesel salgono alle stelle. Poi, il 9 ottobre, nel bel mezzo dei negoziati di pace a Miami, il Presidente annuncia un accordo che consente alla Russia di vendere il proprio diesel sul mercato globale, vantandosi su *Truth Social* che i prezzi sarebbero “SCESI… E ANCHE IN FRETTA!”. Harris racconta che l’annuncio ha colto di sorpresa i negoziatori e che Putin non ha assunto alcun impegno reciproco. Dunque, gli Stati Uniti stanno contemporaneamente finanziando la distruzione della capacità produttiva russa di diesel e implorando la Russia di vendere loro più diesel. È difficile immaginare una politica più incoerente di questa.

Il canale degli 007

Il passaggio più rivelatore dell’articolo riguarda il viaggio di Ratcliffe a Mosca in agosto. Trump lo ha inviato a incontrare i suoi omologhi dei servizi di sicurezza russi attraverso quello che viene informalmente definito il “canale degli 007”. Il suo messaggio, scrive Harris, era che nessuno stava vincendo: la Russia non era riuscita a ottenere progressi significativi, mentre l’Ucraina non era in grado di espellere le forze russe. L’auspicio era che Ratcliffe riuscisse a convincere Putin del fatto che stesse perseguendo una causa persa. Ho due obiezioni al riguardo. La prima riguarda l’affermazione in sé. Il 16 ottobre, lo Stato Maggiore russo ha riferito a Putin che, a partire da gennaio, le proprie forze hanno conquistato circa 6.500 chilometri quadrati e 310 insediamenti. Si può obiettare – come ho fatto io stesso – che tale cifra sia gonfiata; tuttavia, persino DeepState, il progetto ucraino di mappatura del conflitto, stima un’estensione di circa 1.300 chilometri quadrati. La Russia sta avanzando. Non lo fa con la rapidità sostenuta da Mosca, ma affermare che “non sia riuscita a compiere progressi significativi” è solo un pio desiderio camuffato da analisi di intelligence.

Il secondo problema riguarda chi porta il messaggio. Immaginate di essere a capo dell’SVR o dell’FSB: il direttore della CIA arriva a Mosca per dirvi, da spia a spia, che la vostra guerra è in una situazione di stallo e che dovreste lasciar perdere. Sapete perfettamente che è proprio la sua agenzia a fornire all’Ucraina i dati sugli obiettivi per i droni che colpiscono le vostre raffinerie. Non è…
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