lunedì 19 ottobre 2026

Marco Tosatti - L’Europa Protesta, i Governi se ne Fregano. Allacciate le Cinture, Andremo a Sbattere. Andrea Zhok.


Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo commento di Andrea Zhok, pubblicato da Infosannio, che ringraziamo per la cortesia. Buona lettura e condivisione.

§§§
(Andrea Zhok) – Le immagini delle fiamme che avvolgono il municipio di Limoges in Francia, con il crollo del campanile, stanno facendo il giro del mondo. Il giudizio rispetto a episodi come questo non può che essere di condanna, così come non si possono che condannare gli atti di saccheggio che hanno accompagnato le proteste in molte zone della Francia.

Tuttavia, se ci limitassimo a questo livello di considerazioni faremmo soltanto una classica operazione di conservatorismo piccolo-borghese, che ha le sue ragioni ma che è anche drammaticamente miope. Mettersi a fare la predica sulle auto bruciate e le vetrine infrante, senza andare oltre, è solo l’indice di chi non ha ancora capito la serietà delle circostanze in cui ci troviamo.
Ciò cui assistiamo in Francia, ma in forme diverse oramai in molti paesi
 europei (Spagna, Portogallo, Albania, Belgio, e da ieri anche in Italia) è
 tutto meno che un evento irrazionale. Esistono infatti eventi storici che
sono irrazionali soltanto per lo sguardo locale, ma possiedono una
razionalità evidente quando li si guarda abbastanza dall’alto.
Razionale non significa indolore, e non significa privo di ingiustizie.

Ciò che sta avvenendo ha una razionalità collettiva ferrea, anche se
 chi vi partecipa ne ha spesso una comprensione limitata, o persino
nulla.
L’esperienza che le popolazioni europee fanno delle proprie classi
dirigenti oramai da molti anni è quella di un organismo tecnocratico
anonimo, un muro di gomma semovente, che procede con un “pilota
 automatico” del tutto indifferente ai bisogni della popolazione. La
scommessa di questi ceti tecnocratici legati alla finanza è stata di
riuscire ad addormentare le coscienze con l’odierno oppio dei popoli
dei media (entertainment & infotainment), e di domare i refrattari con
 interventi restrittivi (una manganellata qua, una chiusura dei conti là,
una leggina elettorale su, un annullamento di elezioni giù, ecc.).
L’assunto generale, tacito e indiscusso, delle dirigenze europee è che
con la plebe non si ragiona ma, semplicemente, si alternano carota e
 bastone.
Tutto ciò che viene detto pubblicamente è sempre una menzogna
strumentale, senza eccezioni salvo i casi incidentali in cui una verità
 possa essere a sua volta strumentalizzata. Il discorso pubblico è
divenuto una infinita recita che si cura sempre meno di preservare una
parvenza di credibilità.
Così, nessuno sano di mente pensa davvero che la Russia stia per
invaderci, ma ciò non impedisce a schiere di quaquaraquà istituzional
i di ripetere con la faccia seria queste puttanate ogni giorno. E
naturalmente tutto il mondo sa che in questo gioco di fiabe pompate
dai giornali a gettone il solo punto rilevante, il cardine stabile al variare
 delle contingenze, è l’intento di gestire arbitrariamente le risorse
pubbliche, da veicolare per interessi privati.
In sostanza, da tempo, le classi dirigenti si sono abituate a trattare la
popolazione come una bestia idiota, rispetto a cui ogni motivazione
razionale è esclusa e che va trattata da un lato con blandizie selettive
 e privilegi mirati, e dall’altro con la riduzione all’impotenza.
E questo meccanismo può funzionare e funziona a lungo.
Fino a quando non funziona più.
E non funziona più il giorno in cui troppe persone stanno perdendo
troppo per potersi permettere di rimanere in stato di torpore.
Qui non bisogna pensare al “perdere troppo” come a cose tipo la
“morte per inedia”.
In una società moderna la gente entra in condizioni di deprivazione
 insopportabile molto prima di “morire di fame”.
Oggi, per dire, non potersi permettere di utilizzare la macchina o
l’accesso a internet per la maggioranza della popolazione significa

 essere tagliati fuori dal mondo, dal lavoro, dalla socialità, dalla vita.
 E il fatto che automobili e telefonini fossero un tempo beni di lusso
non significa nulla: ora questo è il nuovo livello di “partecipazione alla
vita comune”, ciò che distingue vita e non vita.
Plebi coltivate come bestie da soma cui somministrare
occasionalmente panem et circenses, lavoretti di merda e
imbonimento televisivo, il giorno in cui questo gioco si inceppa
non sono e non saranno sensibili alle ragioni del decoro pubblico,
del rispetto per la proprietà, dell’ossequio ai monumenti, ecc.
A bruciare automobili, edifici storici e negozi sono soggetti deprivati
culturalmente e moralmente. Ma i colpevoli reali, quelli che dovrebbero
 essere chiamati a pagare, sono quei ceti apicali che quella
deprivazione hanno coltivato e voluto, pensando gli fosse utile.
Oggi la pentola a pressione sta per saltare. Anche se questa ondata
 dovesse rientrare, questo è solo l’inizio, perché i ceti dirigenti europei
non sono nella posizione, né materiale né culturale, per correggere la
rotta. Dunque allacciate le cinture, perché andremo a sbattere.---

Razionale non significa indolore, e non significa privo di ingiustizie.

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