domenica 25 ottobre 2026

Maurizio Blondet - In "Banca Intesa", gli investitori istituzionali esteri arrivano al 57%, con BlackRock

 


Nelle due principali banche italiane i maggiori azionisti 

 non sono semplici “risparmiatori” ma immensi fondi

 stranieri.

IL PERCORSO VERSO LA NUOVA GRANDE GUERRA EUROPEA NON STA RALLENTANDO (aggiornamenti vari)
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Prima che dalla giornata di domani ricominci il tran-tran sugli scontri di piazza, è bene rammentare che in questi stessi giorni, per quanto Trump stia cercando di rallentare la guerra russo-europea, il percorso verso quest’ultima sta procedendo a ritmo serrato.
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Venendo al presidente americano, abbiamo visto l’accordo sul gasolio russo da egli voluto, la parziale interruzione dei servizi Starlink all’Ucraina e, contemporaneamente, i suoi alleati Milei e Netanyahu arrivare ai ferri corti con la iper-guerrafondaia Gran Bretagna rispettivamente tramite nuova rivendicazione argentina sulle isole Falkland nonché tramite etichetta di “stato canaglia” appioppata ai britannici in ragione delle loro sanzioni contro Israele.
Le motivazioni di Trump sono tutt’altro che pacifiste e meno che meno sembrano volte – come sostiene invece la narrazione filo-trumpiana – alla creazione d’un mondo multipolare: semplicemente, la sconfitta finora inflitta dall’Iran agli americani ha messo in luce il venir meno della supremazia militare statunitense.
Così, il 30 settembre scorso, il Segretario alla Guerra Peter Hegseth ha annunciato l’avvio del Meridian Project guidato da un triumvirato corrispondente ad altrettante reti di potere: la Paypal Mafia tramite Elon Musk, i Cavalieri Neri del Dark Enlightenment tramite il fondatore di Anduril Palmer Luckley e, infine, lo stesso Partito Repubblicano tramite uno dei suoi leader storici più noti, ovvero Newt Gingrich. Il lavoro del triumvirato consterà, a detta di Hegseth, dell’ideare e progettare gli strumenti finalizzati a garantire la supremazia tecnologica degli Stati Uniti “per le guerre future”.
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Dinanzi a questi progetti trumpiani all’insegna della lungimiranza bellicista, però, gli accelerazionisti dell’Apocalisse non stanno restando con le mani in mano: la Gran Bretagna e i suoi burattini baltico-scandinavi, Friedrich Mertz con la Bundeswehr al seguito, gli apparati dell’Unione Europea e della NATO, stanno infatti procedendo dritti verso la nuova Grande Guerra Europea.
Elencando alla rinfusa, possiamo citare i seguenti fatti e segnali:
• L’esercitazione NATO nel Mar Baltico, svoltasi dal 18 al 21 agosto, simulante l’assedio all’enclave russa di Kaliningrad.
• L’esercitazione NATO Steadfast-Noon, svoltasi dal 13 al 20 ottobre anche nei cieli italiani, simulante una guerra nucleare in corso.
• L’esercitazione congiunta tra Forze Armate e Servizio Sanitario Nazionale, svolta in Gran Bretagna il 20 ottobre, per pianificare la gestione di enormi flussi di morti e feriti negli ospedali.
• In Germania, l’invio dal prossimo gennaio e da parte della Bundeswehr di circa 500.000 questionari a compilazione obbligatoria, inviati ai giovani dai 18 anni in su al fine di testarne la disponibilità ad arruolarsi.
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Se tutto questo appare come una follia in relazione all’impossibilità – anche al netto dell’arsenale nucleare britannico – che l’Europa possa vincere un confronto con la Russia, bisogna dire che tale impressione si basa su un’errata percezione in merito all’immutabilità dello scenario americano: difatti, attualmente non vi è in ballo soltanto il possibile azzoppamento politico di Trump alle elezioni di mid-term, ma anche il dato per cui già adesso il controllo di quest’ultimo sulla NATO e sui suoi meccanismi interni appare limitato. Pochi giorni fa, per esempio, l’influente esponente dell’American Foreign Policy Council Thomas Kent ha scritto sulla necessità dell’ingresso diretto della NATO nel conflitto. E questo senza contare le dichiarazioni reiteratamente bellicose dei vertici miliari dell’Alleanza, da Mark Rutte in giù.
In sostanza britannici, tedeschi e guerrafondai vari stanno scommettendo tutto sull’ipotesi che, una volta innescato il conflitto in Europa, le pressioni interne ed esterne renderanno impossibile agli Stati Uniti il perseguire una linea isolazionista o, come oggi, di mediazione diplomatica. A quel punto quella Terza Guerra Mondiale decisa dalle èlite occidentali circa quindici anni fa, si materializzerebbe davanti ai nostri occhi.
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Si salvi chi può
L’UE starebbe pensando di destinare 20 miliardi dai fondi non utilizzati SAFE, il piano di riarmo dei paesi europei, all’Ucraina. Questi coprirebbero una parte dei 70 miliardi richiesti da Zelensky, che si vanno ad aggiungere ai 90 già stanziati pochi mesi fa. Dal 2022, l’Europa ha mobilitato circa 380 miliardi di euro per sostenere militarmente l’Ucraina, considerando anche le spese di accoglienza dei rifugiati.
Si prospetta intanto un trilaterale ad Abu Dhabi tra Putin, Trump e Zelensky. L’ex ministro degli esteri ucraino Kuleba ha però affermato che solo quando l’Europa capirà che la Russia è il proprio nemico, che non si fermerà mai all’Ucraina, “comincerete ad affrontare il problema nel lungo periodo”.
Poi, ha sostenuto che “senza gli Stati Uniti, l’unico esercito in Europa temprato dalla battaglia sarebbe quello ucraino”. E, quindi, “fino a quando l’Ucraina e l’Europa resteranno unite”, anche se Usa, Russia e Cina troveranno un accordo, “non importerà ciò che cercheranno di decidere: potrebbero concludere un accordo senza il potere di imporlo”. Già me la immagino una guerra mondiale con UE e Ucraina contro Usa, Russia e Cina. Oltre al gas, consiglierei di limitare l’alcol.
Il presidente dell’Associazione bancaria italiana ha criticato l’ipotesi di un altro aumento della tassazione sugli istituti, affermando che “quando uno dice tassiamo le banche, significa tassiamo i risparmiatori che hanno comprato le azioni delle banche.” Ora, però, non dice anche, ad esempio, che nelle due principali banche italiane i maggiori azionisti non sono semplici “risparmiatori” ma immensi fondi stranieri. In Intesa, gli investitori istituzionali esteri arrivano al 57%, con BlackRock maggiore azionista al 6,7%. In Unicredit, gli investitori esteri arrivano all’86%, con maggiori azionisti come Blackrock (8,6%) e Capital Research (5,3%). In un sistema sano, le banche sono pubbliche e il credito è gestito per il bene comune.
Eni ha però cominicato ieri numeri record. Nei primi 9 mesi del 2026, ha fatto un utile di 6,4 miliardi (+125% rispetto ai numeri già altissimi del 2025). Con i margini alla raffinazione alle stelle, i profitti sono al top rispetto ai quali i numeri del price cap sono spiccioli.
Da gennaio, il valore azionario è infatti cresciuto del 70%. Eni ha dunque deciso per un dividendo straordinario di 1,3 miliardi. Di questi, solo il 30% andrà allo Stato. Il 46% andrà ai soliti investitori istituzionali, tra cui c’è ovviamente Blackrock al 4,6%. Stiamo quindi parlando di un trasferimento di ricchezza dalle famiglie italiane alla finanza internazionale tramite bollette. Del tipo: bello il feudalesimo, ma non ci vivrei.
La strategia delle nostre élite è ormai quella del si salvi chi può. Si accumula ricchezza e potere, in un tempo sempre più ristretto e incerto, tutto ai danni del popolo.
La democrazia è ridotta a brandelli.
Il potere economico e comunicativo è in mano ai padroni del cloud e del vapore, ben mediati dalle aziende militari.
Dobbiamo semplicemente buttare nel cesso 40 anni di stronzate neoliberali che hanno deformato le nostre civiltà, porre fine al bellicismo suicidario, e ricostruire daccapo, su idee più belle, più vere, più creative, il nostro mondo.
Chi ci sta?
La sfida è ardua, ma entusiasmante.
di Gabriele Guzzi

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