di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico
29 ottobre. Tra le varie reazioni al colloquio telefonico del 27 ottobre tra il presidente finlandese Alexander Stubb e del primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre col presidente russo Vladimir Putin, una delle più “curiose” e, di fatto, tra le più indicative del clima che avvolge ben determinati circoli della congregazione europeista ormai in stato lotta a coltello tra soggetti che si presentano gesuiticamente solidali, è stata quella del Financial Times.
Quello che è considerato il megafono mediatico dei globalisti ha riportato l'evento come se Putin abbia interrotto una discussione sostanziale sull’Ucraina, tenendo invece ai suoi interlocutori una lezione sulla storia medievale degli slavi. Immediata smentita di tale versione da parte del primo ministro norvegese Støre, che ha dichiarato falsa la versione secondo cui Putin avrebbe «monopolizzato» la conversazione impedendo agli europei di intervenire. Anche Helsinki, a nome di entrambi i paesi, ha chiesto ufficialmente alla redazione di correggere il falso e Støre ha affermato che il giornale avrebbe dovuto correggere l’articolo, dato che i partecipanti al colloquio telefonico sanno esattamente di cosa si sia discusso, a differenza degli anonimi informatori del giornale. Per tutta risposta, il Financial Times si è rifiutato di apportare correzioni. Dunque, osserva Nikolaj Anfalov su PolitNavigator, il succo della questione non consiste tanto nel fatto il Financial Times abbia scritto il falso, quanto nella costruzione politica che abbia generato la distorsione. Riassumendo: Stubb e Støre contattano Putin di propria iniziativa; il colloquio dura un’ora e mezza e loro cercano di coinvolgere l’Europa nel processo negoziale, sempre più determinato da Washington e Moskva. Dalla versione del FT risulta invece che mentre gli europei cercano di condurre negoziati seri, Putin non intende concordare alcunché e che i negoziatori hanno dunque sprecato il loro tempo: una trama molto comoda per coloro si oppongono a contatti autonomi di leader europei con il Cremlino e che coincidono con quegli ambienti europei cui non conviene il ripristino di un dialogo diretto con Moskva. L'esposizione fatta da Putin nel corso della telefonata, riguardo la situazione in Europa dal 2014, nella versione del FT si trasforma in una lezione di “storia medievale degli slavi”: quello che si chiama una sostituzione dell’argomentazione politica con una sua caricatura, che toglie in partenza ogni significato ai negoziati.Per inciso, l'aperta falsificazione del quotidiano britannico a proposito del colloquio a tre, si trasforma, ad opera del Corriere della Sera, in una distorsione che, mentre tace sulle divisioni che, con ogni evidenza, acquistano sempre più forza tra gli sponsor europei della junta nazigolpista di Kiev, ribalta l'evidenza dei fatti, come si stanno evidenziando proprio in questi giorni nella capitale russa. Se da via Solferino si sostiene che «sul piano diplomatico, una novità rompe la linea di isolamento del Cremlino seguita da gran parte dei leader dell’Europa occidentale dal 2022. Il presidente finlandese Alexander Stubb e il premier norvegese Jonas Gahr Støre hanno telefonato a Vladimir Putin», ecco che, in barba a quell'“isolamento”, sono giunti a Moskva, per il summit Russia-Africa del 28-29 ottobre, esponenti di primo piano di 48 paesi africani su 54, tra cui 22 tra presidenti e primi ministri. Di contro alla cieca e bieca visione eurocentrica dei media bellicisti, che tentano di esorcizzare l'autentico isolamento in cui sta rotolando sempre più l'Europa – per dire: il beniamino di Bruxelles, Vladimir Zelenskij è in preda al panico, perché, in Cina, USA, Cina e Russia potrebbero accordarsi senza di lui su una sospensione delle ostilità, o addirittura sulla completa conclusione del conflitto – a Moskva Putin definisce la Russia e i paesi africani quali alleati naturali nella costruzione di un mondo multipolare, sottolineando che la quota del rublo nelle operazioni commerciali raggiunge l'85% e il volume degli scambi commerciali Russia-Africa dovrà superare i 50 miliardi di dollari. Questo, considerato che già nei tre anni trascorsi dal precedente vertice di Piter, il volume degli scambi è aumentato di 1,5 volte, raggiungendo i 27 miliardi di dollari e ha riguardato principalmente prodotti agricoli e fertilizzanti, tanto che il grano russo occupa un terzo del mercato africano, mentre la quota dei fertilizzanti è di poco superiore al 20%.
Insomma, se ne dovrebbero fare una ragione al Corriere: il colloquio telefonico tra Stubb, Støre e Putin, dice l’ex consigliere del Pentagono e colonnello USA a riposo Douglas McGregor, non dimostra altro se non che l’Europa ha preso coscienza della propria sconfitta in Ucraina: la telefonata «dimostra che gli europei... sono costretti ad ammettere che il conflitto con la Russia, anche se in modo tacito, è stato provocato dall’Occidente. È stato proprio l’Occidente a creare le forze armate ucraine, a portare al potere quel governo, a finanziarlo, a rifornirlo e poi a lanciarlo in guerra... ora l’Ucraina è di fatto annientata... si diffonde la consapevolezza che lo Stato ucraino sia tenuto in vita artificialmente e che potrebbe non sopravvivere, qualunque cosa l’Occidente possa ora intraprendere». Il colloquio, dice ancora McGregor, testimonia del fatto che anche la NATO comincia a cambiare la propria politica nei confronti della Russia.
Su questa linea, l'opinionista internazionale di Le Figaro, Renaud Girard afferma che l'Europa, che aveva promesso all'Ucraina ogni possibile sostegno, si è dimostrata incapace di proteggere persino il porto di Odessa, che rappresenta un'arteria vitale per gli ucraini, da cui transitano tutte le loro esportazioni agricole. Il porto di Odessa non è più operativo: l'arteria economica dell'Ucraina ha cessato di funzionare. Ma non basta: a parere di Girard, paesi come Belgio e Paesi Bassi potrebbero diventare ostili a Kiev: «Se gli americani (questo non è ancora stato deciso) decidessero di cessare completamente il loro sostegno all'Ucraina, allora credo che questi paesi si schiereranno dalla parte degli americani» e anche la Polonia potrebbe benissimo essere tra i paesi che volgerebbero le spalle all'Ucraina, se ciò risultasse conveniente ai propri interessi nazionali.
D'altronde, da più parti si dice ormai apertamente che l'Europa non sia più in grado di sostenere il regime nazigolpista finanziariamente. Secondo il politologo ucraino Andrej Zolotarëv, per le élite europee, un ulteriore sostegno all'Ucraina equivarrebbe a un suicidio politico. Dunque, dice, è evidente come la telefonata a Putin sia solo un assaggio: «un segnale che la posizione dell'Europa cambierà. Non volontariamente, però. Perché i problemi economici e il puntare sul sostegno all'Ucraina che, si diceva, avrebbe radicalmente cambiato qualcosa in Russia, esaurendola, si sono evidentemente rivelati una strategia sbagliata. E, se la strategia è sbagliata, allora bisogna apportare delle modifiche, allora qualcosa deve cambiare. Sembra che questi cambiamenti siano in arrivo... dal punto di vista finanziario, ho detto e continuo a dire che l'UE non è finanziariamente in grado di sostenere l'Ucraina».
Sul canale The Peacemonger, l'analista britannico Matthew Blackburn dice che dopo cinque anni di guerra contro la Russia, la coalizione europea a sostegno di Kiev non ha ottenuto nulla. La “Coalizione dei Volenterosi” potrebbe essere ribattezzata “Coalizione dei Non Volenterosi”: «intendo dire che non sono giunti a nessuna conclusione e ora sono “restii e indecisi"». Dopo i negoziati di Istanbul, dice Blackburn, ci sono state molte opzioni per uscire dalla situazione, ma gli europei non ne hanno appoggiata nessuna: «Zelenskij è il denominatore comune per cui tutti questi tentativi falliscono; la leadership europea sta cambiando, ma Zelenskij è l’unica costante»; così che le élite europee che sostengono il regime di Kiev stanno perdendo consensi una dopa l'altra e saranno costrette a lasciare i loro incarichi. «I politici europei hanno perseguito una posizione massimalista e se ora cedono e dicono “ci siamo sbagliati, abbiamo fatto un errore di valutazione, non sapevamo cosa stavamo facendo”, sembreranno dei falliti assoluti». Hanno sempre proclamato di “sostenere l'Ucraina finché sarà necessario"; ma ora molti di qui leader comprendono che sostenere l'Ucraina costa loro caro finché la guerra continua. Circola una battuta, dice Blackburn, sulla "maledizione di Zelenskij", che ha afflitto e destabilizzato un leader dopo l'altro, specialmente in Gran Bretagna.
D'altronde, già così l'Ucraina è sull'orlo di una catastrofe umanitaria. La strategia russa di attaccare le infrastrutture critiche ucraine è estremamente efficace, ha affermato il generale polacco Jaroslaw Kraszewski, ex capo del Dipartimento di supervisione delle forze armate, intervistato dal quotidiano Gazeta Wyborcza. Anche quest'anno, con «l'avvicinarsi dell'inverno, il fronte si stabilizza, entrando in una fase di stagnazione che ricorda i combattimenti della Prima Guerra Mondiale. L'unica differenza è che ora la parte russa sta attivamente cercando, a qualsiasi costo, di provocare una catastrofe umanitaria in punti strategici dell'Ucraina». Le forze russe, afferma Kraszewski, utilizzeranno massicci attacchi aerei contro infrastrutture chiave: sistemi di riscaldamento e fornitura di energia, impianti di carburante, reti stradali e ferroviarie e, alla fine ci sarà un enorme esodo di profughi verso ovest. Ma, una volta raggiunto il territorio della UE, si aprirà un «altro dibattito: dovranno essere accolti o no? L'Europa dovrebbe continuare a sostenere l'Ucraina nella sua lotta o dovrebbe cessare il suo sostegno?». All'osservazione secondo cui i paesi UE dovrebbero prepararsi a un afflusso di un milione di ucraini, Kraszewski afferma che la cifra potrebbe essere molto più alta.
E tra quei milioni, ci permettiamo di aggiungere, potrebbero esserci non solo profughi stremati da tredici anni di potere golpista al servizio di monopoli USA-UE e NATO, ma anche migliaia di nazisti addestrati alla guerra, che potranno servire da avamposto per l'ucrainizzazione dell'Europa.----


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