domenica 22 novembre 2020

Dpcm dicembre, Azzolina: «Negozi aperti dal 4? Bene, e le scuole?». E si alza la tensione tra i ministri



PS: Signora Ministro..."complimenti"...ma chi credono di essere i restanti Ministri?????

umberto marabese


Clima incandescente alla riunione a Palazzo Chigi: governo diviso sulla ripresa delle lezioni in presenza. I Cinque stelle vorrebbero mettere la fine alla Dad il 7 gennaio, ma Speranza frena. Ipotesi di riaprire i negozi dal 4 dicembre per due settimane e poi richiudere.


Monica Guerzoni

Erano quasi le tre dell’altra notte quando i ministri hanno lasciato Palazzo Chigi dopo una riunione incandescente, nonostante le finestre aperte per limitare il rischio contagio. Si discuteva del Natale, dossier che sta agitando parecchio gli animi nel governo. E la questione che è tornata a dividere la squadra giallorossa di Giuseppe Conte è ancora una volta la scuola.

È stata Lucia Azzolina, passate le due del mattino, a gelare i colleghi: «Ovviamente sono contenta anche io perché la curva si sta appiattendo, ma c’è una cosa che non capisco. Percepisco una grande euforia, vi sento parlare daprire i negozi, i ristoranti, le piste da sci... Ma nessuno di voi ha qualcosa da dire sulla scuola? Davvero pensate che con il Dpcm del 3 dicembre si possa riaprire tutto, lasciando chiusi i licei?».



È seguito un imbarazzato silenzio, finché la ministra renziana Elena Bonetti è andata in soccorso della collega: «Lucia ha ragione, le scuole vanno riaperte prima possibile». Raccontano che nessun ministro del Pd, che proprio ieri ha celebrato gli Stati generali della scuola, abbia condiviso l’accorato appello della responsabile dell’Istruzione e anzi che più d’uno, magari sottovoce, abbia osservato come sia «impossibile, con le file di ambulanze davanti agli ospedali, fare una battaglia di religione per riaprire le scuole superiori».

Tra i 5 Stelle c’è chi spera sia possibile mettere fine alla didattica a distanza già il 7 gennaio, ma per il titolare della Salute, Roberto Speranza, «dovremo vedere come siamo messi», perché gennaio è lontano ed è impossibile prevedere la situazione epidemiologica dopo le feste di Natale.

Le feste, appunto. Se per l’ala del rigore, di cui fanno parte, oltre a Speranza, Francesco Boccia e Dario Franceschini, ballare e brindare a Capodanno sarebbe un folle azzardo e andare a sciare una leggerezza imperdonabile, altri ministri spingono per ripartire.

E anche Conte, che pure è descritto come «cauto», vorrebbe consentire a commercianti e ristoratori di tenere accese le luci e alzate le saracinesche il più possibile prima di Natale, per far ripartire l’economia. Le categorie produttive sono in pressing sul governo e resistere è difficile, prova ne sia il lungo confronto in Cdm sulla neve, che ha già imbiancato le cime delle Dolomiti. Il ministro bellunese Federico D’Incà e il responsabile dello Sport Vincenzo Spadafora avrebbero insistito parecchio, per riaprire gli impianti di risalita.

«Dobbiamo fare molta attenzione, servono prudenza e rigore — ha ammonito Franceschini, dopo aver strappato ai colleghi una risata gelida perché “le riunioni in presenza si fanno con le finestre aperte” —. Non possiamo rischiare che una sottovalutazione come quella di Ferragosto faccia impennare la curva ed esplodere la terza ondata a gennaio».

E Speranza, convinto che l’Italia sia entrata in una «nuova fase» della seconda ondata: «Dobbiamo immaginare provvedimenti ad hoc che ci consentano di gestire senza rischi le settimane di festa. Anche se a dicembre quasi tutto il Paese sarà in fascia gialla o arancione, dovremo mantenere misure nazionali rigorose e valutare come rafforzarle tra Natale e Capodanno».

Per quanto abbia notato con soddisfazione il drastico e incoraggiante calo dei malati entrati in terapia intensiva, 10 in tutto ieri, il ministro della Salute sprona Conte a frenare i «facili entusiasmi». Il che vuol dire che, nei suoi piani, «i ristoranti e i bar la sera non possono riaprire», nemmeno per il Cenone del 31 e nemmeno nelle regioni gialle.

Anche di negozi si è molto discusso, perché bisogna decidere come riaprire i centri storici e se tenere le attività commerciali aperte per due settimane dal 4 dicembre, per poi richiudere prima di Natale. Una soluzione che l’ala «morbida» del governo giudica troppo drastica.

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