Meloni, Tajani, Macron: così le uscite sui giornali dei leader europei hanno irritato Tunisi e accelerato la rottura del patto sui migranti.
Il dietrofront del presidente tunisino Kais Saied sull’offerta di partenariato proposta dall’Unione europea ha generato imbarazzo tra le file del governo italiano e dell’esecutivo di Bruxelles, “sorpresi” di una posizione poco chiara della controparte tunisina. I socialisti europei, che hanno sempre visto con scetticismo il memorandum d’intesa, criticano la decisione di Tunisi spiegando che l’Europa non ha bisogno di “accordi con regimi come la Tunisia”. I popolari invece vedono nel memorandum l’unica soluzione alla crisi migratoria, spiegando che “non ci sono alternative”. Nessuno però sembra voler capire i complessi motivi che hanno spinto il governo tunisino a non voler proseguire nelle trattative. Per l’ex ministro del Lavoro tunisino Faouzi Abderrahmane “il dietrofront è soprattutto europeo” in quanto agli occhi del presidente tunisino c’è stato un “inganno” rispetto agli accordi di luglio: “Meloni ha giocato un gioco poco corretto nel suggerire che dalla conferenza di Roma si sarebbe arrivati ad un approccio globale e più ragionato alla questione migratoria” quando poi si è sempre “considerato nei fatti la Tunisia come ad un allargamento di Frontex”, come ha sempre sostenuto Saied.


