mercoledì 13 aprile 2022

Valerio Gentili x antidiplomatico - Come il neo-nazismo, con la complicità dell'occidente, si è impossessato dell'Ucraina


Una piaga che ha radici lontane, cresciuta ed alimentata grazie al dirimente sostegno economico, militare, politico delle potenze democratiche occidentali, attraverso  il filo rosso della vergogna che dagli anni ‘30 del novecento arriva fino ai giorni nostri.

In realtà, le democrazie occidentali non hanno mai avuto soverchi problemi morali col nazismo, spesso, anzi, hanno chiuso entrambi gli occhi e fatto finta di non vedere, proprio come oggi i nostri media mainstream: l’emergenza neonazista viene derubricata ad elemento marginale o peggio ad arma propagandistica del Cremlino.

Eppure, la storia ci mostra tutt’altro, quella dell’estrema Destra in Ucraina non è una minaccia risibile né tanto meno estemporanea, la violenza terrorista di Destra ha, infatti, condizionato a più riprese la storia del Paese. Ma veniamo ai fatti. Già nel secondo dopoguerra, in relazione a quanto accaduto prima e durante il conflitto mondiale,  in modo particolare nelle aree occidentali, Galizia in testa, l’Ucraina assurgeva al poco nobile primato di centro internazionale d’eversione neonazista.

Non dobbiamo, infatti, scordare di come, durante gli anni dell’invasione hitleriana, i sedicenti nazionalisti ucraini procedettero al sistematico sterminio di ebrei e polacchi in ottemperanza ai loro deliranti ideali di pulizia etnica. Di certo non lo hanno scordato i nipotini di Stepan Bandera: fin dai primi giorni del dicembre 2013, infatti, nelle proteste del cosiddetto Euromaidan, facevano bella mostra le bandiere rosso-nere dello storico Esercito Insurrezionale Ucraino, il braccio armato dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (Oun), portate orgogliosamente in piazza dagli eredi politici di quella tradizione, allora, raccolti principalmente nelle fila del partito Svoboda, fino al 2004 conosciuto con il ben più eloquente nome di Partito nazional-socialista ucraino. Occorre, inoltre, menzionare come un’importante occasione per l’ennesima rinascita della Destra radicale si presentò, esattamente dieci anni prima del Maidan, grazie all’elezione di Viktor Jushenko alla presidenza della repubblica post-sovietica, al termine di quei rivolgimenti passati alla storia col nome di «rivoluzione arancione». Nel 2004, la campagna elettorale di Jushenko ricevette potenti e forse determinanti finanziamenti tanto dalla Fondazione Rinascimento Internazionale del miliardario statunitense George Soros quanto da altre centinaia di organizzazioni non governative Usa ed europee. Significativamente, a scadenza mandato, uno degli ultimi provvedimenti del presidente fu quello di insignire la figura di Stepan Bandera del prestigioso titolo di eroe nazionale.

Altro che pompose lezioni su libertà e democrazia, è più prosaicamente la “sindrome del beduino” a spiegare la continuata, fattiva benevolenza delle democrazie occidentali per Bandera e associati. In quanto “nemici del mio nemico”, a partire dal secondo dopoguerra e con una dinamica comune a diversi paesi dell’Europa centro-orientale, svariati estremisti di Destra, indipendentemente dal loro recente passato di carnefici e stragisti, furono cooptati –e spesso prezzolati a peso d’oro – nei servizi segreti delle potenze occidentali, in nome della crociata internazionale contro il pericolo comunista.

Ma vediamo meglio chi è stato colui che il governo ucraino considera un “eroe nazionale”.

Appena ottenuta la guida dell’Oun, nei primi anni ’30, Bandera si premurò di intrattenere ottimi rapporti col neonato regime hitleriano, in nome del comune, condiviso corollario di ideali farneticanti. Quando la Germania nazista invase l’Unione Sovietica nel ’41, le forze paramilitari dell’Oun poterono entrare in azione grazie al precedente, generoso addestramento ricevuto dall’Abwehr, il servizio d’intelligence tedesco. Migliaia di combattenti, organizzati in gruppi mobili e coordinati dalle forze d’occupazione germaniche beneficiarono di diversi milioni di marchi per condurre operazioni terroristiche sul suolo sovietico.

Nel 1943, dotatasi di una forza militare ben organizzata, l’Esercito Insurrezionale Ucraino, l’Oun, si abbandonò a una feroce campagna di pulizia etnica e sterminio di massa a danno delle minoranze polacche ed ebraiche sul suolo ucraino da esso controllato. Solamente nell’estate di quell’anno, la «soluzione finale» dei nazionalisti ucraini causò la morte di 70mila civili. In seguito alla definitiva sconfitta patita dai nazisti, Bandera riparò nella Germania occidentale (fin dal 1941, nonostante le sue alterne fortune, aveva impiantato il proprio quartier generale a Berlino) e ben presto fu reclutato come agente dal servizio segreto britannico MI6.

Il gran cerimoniere di questa e di altre cooptazioni di ex criminali di guerra fu –e non certo a caso – Gerhard von Mende, un tedesco baltico e già esaltato nazista che, a capo della Divisione Caucasica per i territori occupati dal Reich hitleriano nell’Europa dell’Est, aveva impegnato tutte le sue forze nella creazione di quinte colonne incaricate, negli anni della seconda guerra mondiale, di destabilizzare i territori sovietici, ricorrendo a ogni mezzo, ivi inclusi stragi e terrorismo. Gerhard von Mende, che lavorava per gli inglesi attraverso una società di copertura, provvide all’addestramento di Bandera e di altri transfughi dell’Oun per poi inviarli in Urss, tra il ’49 e il ’50, a compiere svariate missioni di terrorismo e sabotaggio. Dal 1956, Bandera passò a lavorare per l’equivalente tedesco della Cia, la Bnd, agli ordini del generale Reinhardt Gehlen, già a capo dell’Abwehr sul fronte orientale negli anni del secondo conflitto mondiale, fino al ’59, anno in cui venne assassinato dall’agente del Kgb, Bohdan Stashynsky.

Anche Mykola Lebed, che a capo della famigerata polizia segreta, la Sluzhba Bespeki, fu il principale responsabile della «soluzione finale» ordita dall’Oun, nel secondo dopoguerra passò al servizio dell’Occidente, senza che il suo passato di boia e stragista causasse una pur minima pruderie tra i servizi del “mondo libero”. In un primo momento, Lebed, reclutato dal controspionaggio dell’esercito statunitense, partecipò a una serie di operazioni di destabilizzazione violenta oltrecortina per poi essere insediato a New York, città nella quale diede vita a una società di copertura per le attività segrete della Cia, la Prolog Research Corporation. La Prolog continuò a operare fino alla fine degli anni Novanta, quando fu promossa e sostenuta da Zbigniew Brzezinski, consigliere del presidente Jimmy Carter per la sicurezza nazionale.

Nel 1985, il Dipartimento di Giustizia Usa lanciò un’inchiesta sul ruolo di Lebed nel genocidio in Polonia e Ucraina occidentale durante la guerra, ma la Cia la bloccò e l’inchiesta fu abbandonata. Ciononostante, nel 2010, dopo la pubblicazione di migliaia di pagine di documenti di guerra, gli Archivi Nazionali pubblicarono un rapporto, Hitler’s Shadow: Nazi War Criminals, U.S. Intelligence, and the Cold War, scritto da Richard Breitman e Norman Goda, che includeva un resoconto dettagliato sulla collusione tra Bandera, Lebed e i nazisti e sul loro coinvolgimento nelle esecuzioni di massa di ebrei e polacchi. Come se non bastasse, i nazisti ucraini furono pubblicamente onorati alla Casa Bianca dal presidente Reagan e Jaroslav Stetsko, primo ministro dell’Ucraina sotto il Terzo Reich, divenne il leader del movimento del Blocco delle nazioni anti-bolsceviche e membro della Lega anti-comunista mondiale. Uno dei suoi vice, Lev Dobrianski, fu ambasciatore degli Stati Uniti alle Bahamas, mentre la figlia Paula Dobrianski fu sottosegretaria di Stato per la democrazia nell’amministrazione di George W. Bush. Si tratta della stessa Dobrianski che ha finanziato per dieci anni studi per far dimenticare che l’Holodomor, la carestia che colpì l’Ucraina nel 1932-33, aveva devastato anche Russia e Kazakhstan e per far credere che Stalin avesse deciso di eliminare il popolo ucraino. Più recentemente,  nel 2005, gli Usa chiusero gli occhi sulla riabilitazione del nazismo da parte del presidente della Lettonia, Vaira Vike-Freiberga,  in cambio della fedeltà d’acciaio alla Nato e all’Ue.

Abbiamo così fornito un quadro storico di massima, alla luce del quale sarà più facile avere maggiore consapevolezza circa le odierne vicende dell’estrema Destra ucraina protagonista di un’ennesima rinascita, grazie al colpo di Stato del Maidan. Dal pulviscolo dei moti di piazza del 2013, in orgogliosa continuità con la tradizione banderista, le proteiformi organizzazioni del neonazismo ucraino si contendono ferocemente il primato nella litigiosa galassia della Destra radicale, alla luce di un’inquietante e sempre maggiore loro presa sulle istituzioni del Paese. Vediamo alcuni di questi indicibili legami tra politica mainstream e underground nazionalsocialista più da vicino.

I neonazisti del battaglione Azov (ora reggimento con 2.500 affiliati), integrato nella Guardia nazionale ucraina e braccio armato dell’organizzazione nota come “Movimento Azov”, a guida di Andriy Biletsky, al movimento sono collegati un partito il “National Corps”, una Ong la ”Azov Civic Corps” e una “Milizia Nazionale”, incaricata di fare pressione sugli ambienti politici, attraverso ronde e scontri con la polizia. L’osservatore occidentale potrebbe quindi trovare paradossale l’esito di queste violente pratiche “extralegali”: Arsen Avakov -Ministro degli Interni ucraino (2014-’21)- ha, infatti, nominato Vladim Troyan (Vice Commissario dell’Azov) suo collaboratore e di lì a poco, capo della polizia di Kiev.

Azov, che dal 2016 riceve uomini, armi e mezzi dagli Usa, afferma di voler riarmare il Paese con l’atomica. Il suo Fürher Biletsky intende creare una nazione esclusivamente fondata sul “potere bianco”, libera dal “capitale speculativo sionista internazionale” e capace quindi di: “guidare le razze bianche del mondo in una crociata finale contro gli Untermenschen guidati dai semiti”. Questo personaggio è stato insignito dell’ “Ordine del coraggio” di III grado dall’ex presidente Poroshenko e promosso, nel 2014, al grado di tenente di polizia. Ricordiamo che  i neonazisti del battaglione Azov, in un dossier Osce dell’aprile 2016 sui crimini di guerra in Ucraina, sono stati accusati di: torture e abusi fisici e mentali, uso ripetuto ed indiscriminato di elettroshock, waterboarding, soffocamento con sacchi di plastica, stupri ed esecuzioni sommarie.

I legami e gli inquietanti intrecci tra le istituzioni ucraine e la Destra neonazista, intanto, continuano e crescono, a tutti i livelli, nel 2021, Dmitry Yarosh, ex leader di “Settore Destro”, è stato nominato consigliere del comandante in capo delle forze armate ucraine Valerii Zaluzhnyi e nello stesso anno, Dmitry Kotsyubaylo, anch’egli comandante di “Settore Destro”, ha ricevuto dal presidente Zelensky il titolo di “Eroe dell’Ucraina”. Ricordiamo che quest’organizzazione ha orgogliosamente rivendicato la strage alla Casa dei sindacati di Odessa che costò la vita a decine di innocenti bruciati vivi o percossi a morte dalla ferocia nazista nel maggio 2014. Il gruppo C14, già organizzazione giovanile di Svoboda e protagonista durante il Maidan dell’occupazione manu militari della sede del partito comunista a Kiev, ha recentemente raggiunto un accordo col governo della capitale che gli consente di istituire una “Guardia Municipale”, col compito di pattugliare le strade. La municipalità di Kiev, quindi, affida una delega all’ordine pubblico ad un’organizzazione dichiaratamente nazista, già protagonista di numerosi progrom anti-rom e con diversi militanti accusati dell’omicidio, nel 2015, del giornalista d’opposizione Oles Buzyna ed inoltre, diverse foto e filmati mostrano la partecipazione dell’ex primo ministro Honcaruk e della ministra per gli affari dei veterani Oksana Koliada ad un benefit pro soldati organizzato da C18.

Chiudiamo ricordando i recenti e mai abiurati trascorsi dello “storico” presidente del parlamento post Maidan Andriy Paruby (2016-’19), al quale anche molti sedicenti politici antifascisti di casa  nostra hanno stretto sorridenti la mano, co-fondatore e leader di due organizzazioni neonaziste: il già da noi citato partito nazional-socialista ucraino e i Patrioti dell’Ucraina.

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VALERIO GENTILI

 

È un esperto di storia della Resistenza e del combattentismo di sinistra, soprattutto a Roma. Ha pubblicato 'La legione romana degli Arditi del popolo' (Purple Press 2009), 'Roma combattente' (Castelvecchi 2010), 'Bastardi senza storia' (Castelvecchi 2011), 'Dal nulla sorgemmo' (Red Press 2012). 'Volevamo tutto. La guerra del capitale all'antifascismo. Una storia della Resistenza tradita'. (Red Star Press 2016)

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