giovedì 19 marzo 2020

Alessandro De Angelis - Presidente Conte, esca dal format...“del valore di un abbraccio, dell’importanza di guardarsi negli occhi, del calore di una stretta di mano”...

Presidente, esca dal


Alessandro De Angelis   ViceDirettore Huffington Post


Nel giorno in cui si valuta un'ulteriore drammatica limitazione della libertà, Conte fa un tweet sulla riscoperta degli abbracci. E' ora di uscire dalla comunicazione da Grande Fratello, serve un profondo discorso di verità.

 Perché gli italiani capiscono....

Houston, abbiamo un problema... Se la comunicazione non si adegua al momento, adagiandosi allo spartito mieloso, a metà tra il “Tempo delle mele” fuori tempo massimo e la retorica infantile. Il premier, in un tweet in occasione della festa del Papà, annuncia che questo “è il tempo della riscoperta”. Riscoperta “del valore di un abbraccio, dell’importanza di guardarsi negli occhi, del calore di una stretta di mano”...

Evidentemente, poiché è impensabile che Conte ignori che l’oggetto di questa riscoperta sia vietato, anche un abbraccio con la mascherina o una stretta di mano con l’Amuchina, siamo in presenza di una riflessione platonica: la riscoperta dell’abbraccio in senso ontologico, privato della sua fisicità. Il che può anche essere un tema, per carità. Che ci metta la testa l’efficiente apparato della comunicazione proprio nelle ore in cui si rastrellano medici da mandare al fronte (a proposito: il dibattito su quota cento, apriamolo a emergenza finita) e proprio nelle ore in cui si sta valutando di impedire anche l’ora d’aria al parco, è, francamente, scegliete voi l’aggettivo se non vi piace “imbarazzante”, perché a me non ne vengono tanti.
Immagino i commenti qui sotto: “ce l’hai con Conte”, “col governo”, etc, etc, “è solo un pensiero, ne fai una questione”. Invece penso che sia paradigmatico di una questione che è assai seria. In un contesto drammatico, la comunicazione da Grande Fratello, inteso come Casalino, non Orwell, è un problema. Le foto di Conte che guarda l’orizzonte come Kennedy, lo scimmiottamento di Churchill, la favola bella del “torneremo ad abbracciarci”, i discorsi in cui si lodano gli italiani anche quando si comportano male, lasciando ai virologi l’onere di bacchettarli, le regole mai imposte con fermezza, ma sempre come consiglio, l’assenza di un discorso di verità sulla gravità del momento, a vantaggio di un copione da presentare agli italiani.
È così che mentre ci si invita a riscoprire il calore di una stretta di mano, nella stanza accanto a quella nella quale si scrive il tweet si ragiona di vietare le corse nei parchi. Bastava chiuderli o dire che non serviva da subito, e invece nessuno si è assunto il dovere di decidere e di ordinare, limitandosi a consigliare, invitare, indirizzare e lavorare sulla persuasione, sul senso di colpa e sul controllo del singolo. Si potrebbe andare avanti a lungo su questa urticante attitudine a una forma di comunicazione manipolatoria, attenta al senso comune nell’ora in cui vale solo il bene comune.
Sono ore in cui è in discussione una drastica limitazione della libertà personale, di fatto la più grande sospensione della Costituzione della storia repubblicana, di fronte a un’emergenza che non si arresta e a un quadro che pare fuori controllo: la stretta finale perché la stretta finora non ha portato risultati. La limitazione totale della libertà è inaccettabile, senza un profondo discorso di verità a un popolo forse nel momento più delicato della sua vicenda umana. Un discorso sul dolore, lacrime e sangue, con dati alla mano, evidenze scientifiche, mente fredda e cuore caldo. Perché gli italiani capiscono. E sanno rispettare le regole. Non capirebbero chi, per coprire i propri errori, ritardi e sottovalutazioni vieta adesso anche l’ora d’aria. Houston, avete un problema: uscite dal format.

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