02 Marzo 2025 15:00
di Pepe Escobar – Strategic Culture
[Traduzione a cura di: Nora Hoppe]
Nessuno ha mai perso soldi scommettendo sulle “politiche” deliranti di questi chihuahua baltici che sbraitano ferocemente. Il loro ultimo gioco di potere è la volontà di trasformare il Mar Baltico in un lago della NATO.
L'idea che un gruppo di sotto-entità russofobe abbia le carte in regola per espellere la superpotenza russa dal Mar Baltico e rappresentare una minaccia per San Pietroburgo non si qualifica nemmeno come cartone animato. Eppure questo è parte integrante delle ossessioni riconfigurate della NATO, la cui “avanguardia” guerrafondaia è stata trasferita sull'asse Londra-Varsavia-Chihuahua Baltici-Ucraina.
Che tipo di buco nero si rivelerà l'“Ucraina” tronco dopo la fine della guerra – che potrebbe anche non avvenire nel 2025 – resta da vedere. Quel che è certo è che nel caso di un'uscita dell'Ucraina – qualunque siano le modalità – entrerà la Romania.
L'intera farsa elettorale in Romania – con tanto di demonizzazione del candidato Calin Georgescu – ruota attorno al potenziamento della base Mihail Kogalniceanu, che diventerà la più grande base militare della NATO in Europa.
Quindi, ancora una volta, tutto questo riguarda il Mar Nero. La NATO che crea scompiglio nel Mar Nero porta con sé prospettive molto più allettanti rispetto a un NATO che monopolizza il Mar Baltico attraverso i chihuahua.
Ilya Fabrichnikov, membro del Consiglio russo per la politica estera e di difesa, ha pubblicato un notevole saggio incentrato essenzialmente sul Mar Nero (qui la versione breve sul quotidiano Kommersant).
Fabrichnikov sostiene in modo convincente che da un punto di vista europeo – UE/NATO – ciò che contava davvero in Ucraina era “spostare i suoi confini, insieme alle sue infrastrutture militari, politiche ed economiche, vicino a quelli della Russia, mettere sotto pieno controllo il corridoio commerciale strategico del Mar Nero – che si estende facilmente più a nord lungo la rotta Odessa-Danzica – per esplorare più comodamente e rapidamente gli spazi economici dell'Asia e del Nord Africa, e iniziare a dettare le proprie condizioni alle forniture russe di petrolio, gas e altre risorse necessarie all'economia europea."
Poiché questo mirato gioco di potere che strumentalizza l'Ucraina si sta disfacendo in tempo reale, è necessaria una sostituzione – anche se gli eurocrati guerrafondai continuano a spacciare la loro demenza orwelliana “pace è guerra” senza sosta, con tanto di tsunami di sanzioni e rinnovate promesse di valanghe di armi a Kiev.
Si tratta di un classico affare da vassalli di Bruxelles – anche se la tossica Medusa von der Lügen a capo della CE e Rutti-Frutti come nuovo capo della NATO sono stati essenzialmente nominati da Washington e Londra. Collettivamente, l'Europa ha pompato nel buco Ucraina molti più fondi militari e politici degli americani.
Il motivo è semplice. Per l'Europa non esiste un piano B, a parte quella miracolosa “sconfitta strategica” della Russia.
Il gioco di potere UE/NATO sul Mar Nero renderebbe ancora più imperativo per la Russia il collegamento con la Transnistria. L'unico che può rispondere se questo fa parte dell'attuale pianificazione è ovviamente il Presidente Putin.
I neonazisti si danno al bombardamento i gasdotti
L'intelligence russa è ben consapevole del fatto che gli europei si sono in qualche modo già ritagliati le loro aree in Ucraina – dai porti alle miniere. Non sorprende che i britannici, tramite l'MI6, siano più avanti dei “continentali”, soprattutto della Germania.
Tutto ciò si intreccia con il torbido accordo armi-metalli concluso da Trump 2.0 con l'attore di felpe sudato totalmente illegittimo diventato gangster a Kiev. L'unica cosa che conta per Trump è riavere i soldi degli Stati Uniti – che il conto totale sia di 500 miliardi di dollari o meno (in realtà, molto meno).
In questo kabuki si inserisce il vero potere di Kiev dopo la proclamazione della legge marziale: il Consiglio nazionale di difesa e sicurezza dell'Ucraina. Questo organo non eletto e di fatto illegale non prende decisioni importanti da tempo. Le decisioni vengono prese dall'ex capo dei servizi segreti stranieri, Oleksandr Lytvynenko.
È stato il consiglio che il 17 febbraio ha ordinato il bombardamento del cruciale oleodotto di proprietà del Caspian Pipeline Consortium (CPC) che collega il Kazakistan a Novorossijsk, esportando carichi di petrolio kazako e russo.
Tra gli azionisti del CPC figurano l'italiana ENI (2%), la Caspian Pipeline Co. controllata da Exxon Mobil (7,5%) e la Caspian Pipeline Consortium Co. controllata da Chevron (15%).
Beh, non è molto brillante: i “nazionalisti integrali”, in codice per i neo-nazisti di Kiev, hanno deciso di bombardare un bene parzialmente di proprietà americana. Non solo ci sarà un contraccolpo da parte di Trump 2.0; è già in corso.
Sul fronte altrettanto torbido delle terre rare, la recente intervista di Putin al Canale Uno sembra aver spiazzato tutti. La Russia, ha detto, ha molte più terre rare dell'Ucraina ed è “pronta a lavorare con i nostri partner stranieri, compresi gli Stati Uniti” per sviluppare questi giacimenti. È il classico Sun Tzu di Putin: gli americani non avranno terre rare da sfruttare nella futura Ucraina, perché non esistono. Ma possono essere partner della Russia nella Novorossiya.
Tutto ciò presuppone ovviamente un solido negoziato tra Stati Uniti e Russia sull'Ucraina. Eppure il Team Trump 2.0 non sembra ancora comprendere le vere linee rosse russe:
- Nessun cessate il fuoco temporaneo “lungo la linea del fronte”.
- Nessuna negoziazione di nuovi territori acquisiti sul campo di battaglia.
- Nessuna “forza di pace” della NATO o europea ai confini occidentali della Russia.
Putin che scombussola Trump
Allo stato attuale, Washington e Mosca rimangono divise da un abisso.
Mr. Disco Inferno semplicemente non può fare serie concessioni – o riconoscere de facto la sconfitta strategica dell'Impero del Caos. Perché ciò suggellerebbe La Fine Definitiva dell'Egemonia Unilaterale.
Putin, da parte sua, semplicemente non cederà le vittorie duramente conquistate sul campo di battaglia. L'opinione pubblica russa non si aspetta altro. Dopo tutto, la Russia ha in mano tutte le carte che portano a un possibile negoziato.
L'UE e la NATO non ammetteranno mai la propria sconfitta strategica autoinflitta; da qui i sogni del Mar Baltico e del Mar Nero, che portano con sé l'ulteriore fantasia autoinflitta di interrompere le Nuove Vie della Seta cinesi e di “isolare” la Russia.
Putin sta facendo salti mortali virtuali per instillare un po' di buon senso. Nel suo discorso con Mr. Disco Inferno ha osservato come, per quanto riguarda le relazioni tra Stati Uniti e Russia, “questo primo passo dovrebbe concentrarsi sull'aumento del livello di fiducia tra i due Paesi. Questo è esattamente ciò che abbiamo fatto a Riyadh e a questo saranno dedicati i nostri prossimi contatti ad alto livello. Senza di essa, è impossibile risolvere qualsiasi questione, anche una complessa e acuta come la crisi ucraina.”
La fiducia è ben lungi dall'essere ristabilita, soprattutto nei confronti di un Impero del Caos, definito da Lavrov “capace di non accordarsi” e con la credibilità globale a pezzi. A tutto ciò si aggiungono i boati roboanti su boati roboanti prodotti per controllare il ciclo delle notizie 24 ore su 24, 7 giorni su 7: il modus operandi preferito di Trump 2.0. Nulla di tutto ciò porta a quel mantra diplomatico primario: “costruire la fiducia”.
E la situazione diventerà ancora più fosca – e molto più pericolosa – se l'opinione pubblica russa si troverà di fronte al fatto che, dopo 11 anni di guerra per procura con l'Impero del Caos, potrebbe diventare partner in settori industriali strategici che Putin stesso ha definito essenziali per la sicurezza nazionale della Russia.
Di botto. O forse è solo Putin che scombussola Trump con qualche imprevisto stratagemma alla Sun Tzu.
All'inizio della settimana ho avuto una favolosa conversazione ufficiosa con Sergey Glazyev, ex membro dell'Unione Economica Eurasiatica (EAEU) e ora alla guida del consolidamento dello Stato dell'Unione (Russia-Bielorussia). È toccato a Sergey Glazyev fare la sintesi definitiva di tutto ciò che si sta svolgendo sotto i nostri occhi: “Questa è una guerra molto strana.”--
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