giovedì 23 gennaio 2020

Maurizio Blondet - Blackrock ha annunciato la dittatura: Si chiamerà ..."AMBIENTALISMO".

BLACKROCK HA ANNUNCIATO LA DITTATURA: SI CHIAMERA' "AMBIENTALISMO"

   
“è il nostro focus” dice il suo capo supremo, Larry Fink.
Vuole, il Fink, che tutte le industrie e i trasporti del pianeta escano dal carbone” (e dal carbonio): tutti, nessuno escluso. E si faccia attenzione al tono con cui si mettE alla testa del “movimento ambientalista globaLe” : di comando. Anzi, di intimazione minaccia: si rivolge ai manager delle mille aziende nei cui consigli d’amministrazione la BlackRock siede come “investitore”, e intima: “Siate più verdi, o vi votiamo contro” (e addio bonus milionari e carriere, e yacht ed Aston Martin…). .
(Qui  il grande Micalessin:


Anzi, lo sta già facendo.   Fink  sta “ripulendo dal proprio [gigantesco] portafoglio tutti i titoli azionari, o obbligazionari, delle compagnie che ricavano oltre i 25% dei loro profitti dalla produzione di carbonio”, e ciò perché “non riteniamo più ragionevole continuare a investire in settori che perderanno la capacità di generare profitti”: attività profittevoli non lo saranno più anzitutto perché gli faremo mancare i capitali speculativi, e soprattutto perché diverranno “esposte alle regolamentazioni a causa dei loro impatti ambientali”.
Alle opportune “regolamentazioni “ restrittive provvederanno gli Stati,a anzi in Europa la UE, come vedremo più sotto. Su indicazione, è evidente, degli spontanei “mercati” finanziari, gli stessi che fanno salire e scendere gli spread.
Infatti si scopre che ormai da anni, “più di mille banche, fondi sovrani, assicurazioni e fondi-pensione” hanno formato una Rete globale (“Network for Greening and Financial System”) che già nel 2019 si sono impegnate a disinvestire quasi 11 mila miliardi di dollari dai settori inquinanti: immaginate gli effetti di un disinvestimento copsì enorme in tempi di deflazione: aziende prima sane cominciano a perdere miliardi. Il settore “oil and gas” da solo perderà 2.200 miliardi di profitti da qui al 2030.
Insomma da Davos, la nuova capitale del regime, il capo di BlacRock ha annunciato la dittatura finale: si chiamerà “Ambientalista” e sarà durissima.
“I proprietari di attivi finanziari stanno in cima alla catena alimentare, quindi questo è un segnale molto potente”, s’è  rallegrata Christiana Figueres, ex capo clima delle Nazioni Unite. “Tirano dentro l’intera cavalleria, entrando nel tessuto dell’economia.”
Va aggiunto che l’ONU si è dato un nuovo responsabile mondiale per la transizione climatica e finanziaria, di nome Mark Carney. Un climatologo? Ingenui: è il capo della Banca d’Inghilterra, appena dimessosi per prendere il nuovo incarico, nonché membro permanente del Direttivo del Forum di Davos.
Sono mesi che Carney minaccia con lo stesso tono comminatorio di Fink. Come ci informa il Guardian:
“Le aziende che ignorano la crisi climatica falliranno, afferma Mark Carney”
Le aziende e le industrie che non si stanno muovendo verso emissioni a emissioni zero saranno punite dagli investitori e falliranno, ha avvertito il governatore della Bank of England .
https://www.theguardian.com/environment/2019/oct/13/firms-ignoring-climate-crisis-bankrupt-mark-carney-bank-england-governor
Insomma  è fatta: saremo tutti più climatici.  Per via punitiva.

Avremo i DAZI! Contro  gli inquinatori

L’apporto della UE  alla dittatura è stato scandito da Ursula von der Leyen, da Davos:
“Ha promesso”, minacciato, “ di imporre una carbon tax di  frontiera  sulle importazioni da stati inquinanti recalcitranti”,   scrive il Telegraph.
Una “tassa  di confine” è un DAZIO. Ma non erano i dazi il Male Assoluto del globalismo, ed anche solo l’evocarli faceva  bollare di sovranisti arretrati?
Non  sapendo come rispondere,   lasciamo la risposta alll Kommissaria :
“Non ha senso  che noi riduciamo  le emissioni di gas a effetto serra solo a casa, se aumentiamo le importazioni di CO2 dall’estero. Non è solo una questione climatica; è anche un problema di equità “, ha detto al World Economic Forum di Davos
Blocco delle esportazioni da Cina e India?  Secondo Evans Pritchard “la signora von Der Leyen   ha   anzitutto   annunciato tolleranza zero   verso “i  freelance” che trascinano i piedi e persistono nel saccheggio dei beni comuni globali, suggerendo che saranno esclusi  dal “più grande mercato unico al mondo”  (saremmo noi ancora per poco)  e rischiano di perdere i loro privilegi commerciali”.
Vuoi vedere che stava pensando al Gruppo di Visegrad, specie alla Polonia che vuol continuare ad usare il suo carbone nazionale?
“Usciremo dai combustibili fossili,  è sicuro”, ha detto.
Risulta che “Una versione bozza della tassa di frontiera circola a Bruxelles da settimane, ma ora sta acquisendo uno slancio inarrestabile”.
Ma ovviamente Pechino ha alzato la voce: la  carbon tax di frontiere è “ un ostacolo al commercio globale e verso l’unilateralismo e una forma mascherata di protezione commerciale”.
Apparentemente,  è anche una provocazione gravissima per  Donald Trump:  ma una delle scoperte a Davos è che  “i miliardari hanno cominciato a convivere con Trump”.   Anche perché  in USA  è in dirittura d’arrivo  “ un disegno di legge bipartisan al Congresso (HR 763)   che propone  una variante americana della carbon tax con il sostegno di economisti del libero mercato”.
Ovviamente, M r Trump ha emesso i borborigmi soliti: ha  avvertito Bruxelles che imporrà tariffe punitive auto a meno che le fibbie UE alle sue esigenze più ampie sul commercio. “L’Europa non ci ha trattato bene. Sanno che importerò delle tariffe se non faranno un accordo che è un affare equo ”, ha detto a Davos.
Per nulla intimorita, la  von Der Leyen ha dichiarato che “44 dei maggiori investitori dell’UE, che hanno stanziato 6 trilioni di euro, hanno richiesto una legislazione severa per fissare gli obiettivi – sulla base del fatto che possono prosperare profumatamente dal regime net-zero una volta che i segnali di prezzo sono chiari. L’argomento è che i mercati diventeranno i principali esecutori del cambiamento di politica una volta che conosceranno le regole”.
La UE sotto la Von der Leyen “mira a ridurre le emissioni di CO2 del 55% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030”
Beninteso il CO2 non è colpevole di nessun riscaldamento climatico,   se fosse possibile ridurlo di tanto probabilmente  ne soffrirebbe il mantello vegetale europeo –  ma il vero scopo è: stroncare un insieme di industrie, per farne nascere altre. “Freni draconiani   saranno imposti, e un cambiamento graduale nell’intera struttura politica”, scrive il Telegraph: “ Dovrà essere sostenuto da € 1 trilione di finanziamenti  a basso costo della Banca europea per gli investimenti, offrendo alle compagnie “sostenibili e ad energia rinnovabile” un vantaggio in termini di costi di capitale rispetto all’industria fossile”.
Il Green Deal della UE,   s’è esaltata la Von, “è l’equivalente per l’Europa del “primo  uomo sulla Luna”:  evidente   la sua speranza,  attraverso  l’ordo-liberismo,  e l’obbligo a tutti  i paesi intra ed  extra-europei   di  “fare le riforme climatiche”, la speranza di risalire dall’arretratezza scientifico-tecnologica.
Sui motivi per cui sarà un fallimento anche questo,   rimando al thread seguente.
Da cui copio:
“Dalle analisi emerge che la transizione energetica in Germania provocherà uno sconquasso in tutta Europa. Infatti, chiudere completamente le centrali nucleari e a carbone (entro il 2022 e il 2038 rispettivamente) provocherà un ammanco di potenza elettrica per oltre 50.000 MW. Il piano approvato in Germania pochi giorni fa prevede che entro il 2030 il 65% dell’energia elettrica provenga da fonte rinnovabile e prevede compensazioni in denaro per circa 45 miliardi di euro ai Länder per la riconversione delle aree industriali e il sostegno all’occupazione. Altri 5 miliardi di euro andranno direttamente alle aziende produttrici quale indennizzo.
“Per rispettare il piano, la Germania dovrebbe installare almeno 5.000 MW di impianti eolici all’anno, ma il rispetto del piano si presenta arduo, considerato che sulla terraferma tali impianti sono via via sempre più avversati dai cittadini, che li ritengono (giustamente) ad alto impatto ambientale”
Senza contare che “una tale enorme domanda di impianti e componenti mette in crisi tutta la catena dei fornitori. Nel 2020, forse, la Germania riuscirà ad installare al massimo 1.800 MW eolici. Inoltre, è previsto lo sviluppo di nuova capacità di produzione a gas, aumentando l’import di gas dalla Russia.
Vi lascio il piacere di leggere voi stessi i motivi tecnici per  cui, grazie alla  dittatura verde,
La  Germania si avvia a diventare un buco nero energetico che inghiottirà tutta l’energia elettrica prodotta in Europa”, e persino  l’Italia  potrà  diventare esportatore di energia verso la Germania”, essendo noi più avanti nelle rinnovabili, dati gli alti prezzi  dell’energia elettrica e i sussidi all’eolico…
Ma ci si può credere? Si sappia che proprio adesso,  che  Berlino  ha annunciato le draconiane punizioni per favorire la transizione, “è  appena entrata in funzione una nuovissima centrale a carbone, Datteln 4 da 1.100 MW, nell’omonima città della Renania settentrionale”.
Insomma la solita Europa degli uguali.
Giustissimo il nickname che questo esperto si è dato “La durezza del vivere”, secondo la celebre frase di  Padoa Schioppa:

Il solo vantaggio che avremo noi è più  miseria, rincari  e più austerità. Del resto,  chi  sono coloro che  si   sono  messi  alla testa del cambiamento climatico, dovrebbe aiutarvi a capire. Potete essere il più convinto ambientalista, vegano, desideroso della transizione energetica verso il vento e l’idrogeno, ma non avete posto la domanda politica basilare, elementare:  se è la finanza speculativa mondiale  a guidare la transizione energetica,  farà per noi, a cui non ha  fatto partecipare  alla decisione, a nostro vantaggio  dei popoli e dell’umanità?  La  questione è: chi ha il potere? Noi o loro?
Greta a Davos, dove qualunque ragazzino viene ascoltato e amato…


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