L’Italia pronta ad aumentare le importazioni di gas naturale liquefatto: combustibile proveniente dagli Stati Uniti. Si tratta di una delle conseguenze inevitabili della guerra tra Russia e blocco Nato – che ha mandato avanti l’Ucraina – quindi delle sanzioni boomerang contro Mosca.
L’Eni sta tagliando i suoi legami con Gazprom. Ne ha parlato il presidente del consiglio italiano Giorgia Meloni nella sua visita a Washington.
Intanto a Roma il ministro delle finanze Giancarlo Giorgetti ha dichiarato che “se è più economico acquistare gas dagli Stati Uniti piuttosto che da fornitori asiatici o africani, perché non dovremmo farlo? Non vedo alcuna obiezione”.
I dubbi sul risparmio reale con questa svolta tutta americana però non mancano. Quel che è certo è che gli Stati Uniti, data l’interruzione dei rapporti economici tra Russia e Unione Europea, sono diventati il primo fornitore di gas naturale liquefatto dell’Europa, assieme al Qatar.
Si badi che lo scorso gennaio il prezzo del gas è balzato oltre il 10% in un solo giorno: sul mercato Henry hub è salito a 3,7 dollari, tre mesi prima scambiava sotto 2,5 dollari.
Come riporta il sito specializzato Decode39, il ministro Giorgetti ha sottolineato che l’energia è “un pilastro strategico per qualsiasi economia” e ha dichiarato che la diversificazione delle fonti è “fondamentale, soprattutto se basata su partner politicamente affidabili”.
Dichiarazioni queste che, in un’epoca di guerra guerreggiata e di guerra commerciale fatta di dazi e controdazi, lascia spazio a contestazioni.
Da Geopolitical Insight: il ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha sottolineato che “dall’inizio di questa legislatura, il Governo ha rafforzato la sicurezza energetica dell’Italia mettendo in funzione i terminali di rigassificazione di Piombino e Ravenna”.
Addio, Gazprom quindi. La società energetica italiana Eni ha dichiarato che intende rescindere tutti i contratti con il colosso energetico russo non appena sarà possibile.
Viene ricordato che nel 2023 circa IL 12% degli acquisti di gas dell’Eni proveniva dalla Russia: un acquisto indiretto attraverso un passaggio dalla Turchia.
Lo scorso anno i rubinetti di Gazprom per l’Italia si sono chiusi definitivamente. L’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi ha detto che non saranno riaperti canali di comunicazione commerciale neanche dopo un eventuale trattato di pace tra Russia e Ucraina.
Gli Usa, per quanto riguarda gli equilibri futuri di rifornimento energetico per l’Italia, si mettono quindi al sicuro.
Il governo Meloni disegna anche una potenziale cooperazione italo-statunitense sul nucleare.
A fine febbraio, Enel, Ansaldo Energia e Leonardo hanno concordato la creazione di una partnership pubblica incentrata sui piccoli reattori modulari di terza generazione. Enel deterrà il 51%, Ansaldo Energia il 39% e Leonardo il 10%.
In Italia – ricordiamo – gli elettori si sono espressi con referendum contro il nucleare: una prima volta nel 1987 (sull’onda del disastro di Chernobyl) e una volta nel 2011.

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