martedì 16 giugno 2020

Stati generali, Confindustria con Bonomi attacca il governo. L’addio di Colao e le critiche della Cgil

Stati generali, Confindustria con Bonomi attacca il governo. L'addio di Colao e le critiche della Cgil

di Lorenzo Salvia
La seconda giornata degli Stati generali allarga il solco tra governo e imprenditori. Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, rinnova le sue critiche: parla di «periodo di politica degli annunci», di un Paese «bloccato dalla burocrazia e dall’incapacità di decidere», fino alla stoccata finale: «Mi sarei aspettato dal governo un piano dettagliato. Non lo ha fatto, lo faremo noi».
Il sindacato
L’esecutivo, però, viene incalzato anche da sinistra, con il segretario della Cgil Maurizio Landini, che dice di aver «chiesto la proroga fino a fine anno del blocco dei licenziamenti» che al momento scade ad agosto....
Nello stesso giorno il Consiglio dei ministri approva il decreto legge che permette di usare subito le quattro settimane di cassa integrazione previste per settembre. Dentro c’è anche la misura che ha fatto irritare Confindustria, anticipata su queste pagine. In caso di sforamento dei tempi nella presentazione delle domande, la cassa sarà a carico delle imprese. Una scelta che i critici hanno ribattezzato «salva Tridico» perché dà una mano al presidente dell’Inps, attaccato per i ritardi nei pagamenti. Proprio ieri l’Inps ha comunicato che sono 123.542 le persone che aspettano ancora di essere pagate. Numeri importanti ma più bassi di quelli che avevano spinto l’opposizione a chiedere le sue dimissioni. Il meccanismo inserito nel decreto ha anche una spiegazione tecnica: solo così sarà possibile sapere in tempi rapidi quante risorse sta bruciando davvero la cassa. Resta il fatto che per il futuro il governo pensa a un sistema «più veloce», togliendo la competenza all’Inps e creando un’agenzia delle politiche passive del lavoro.
Il manager della task force
Ieri è stato anche il giorno dell’addio per Vittorio Colao, primo a intervenire a Villa Pamphilj. Non tutti i ministri erano presenti. E forse questo è già un segnale di un rapporto mai decollato, una punta di freddezza, così come abbastanza freddo è stato l’intervgento del manager, 40 minuti in cui ha elencato le proposte della task force. Ora che tutto è finito, Colao comunque ritiene di suggerire al governo «l’adozione di un Commissario che monitori il piano che verrà scelto, che controlli tempi, programmi e le spese». Insomma il manager ritiene che un piano di rinascita economica, adotti o meno i suoi suggerimenti, abbia bisogno di una regia unica, verticistica, e che non vada lasciata al normale, e spesso disfunzionale, coordinamento fra uffici e ministeri. Una sorta di cabina di regia con un capo, qualcosa che ha certamente fatto storcere il naso ai politici presenti.
L’esecutivo
Non sembra nemmeno casuale che nella regia di comunicazione di Palazzo Chigi filtrino i ringraziamenti di Conte ma non una parola dell’intervento di Colao. Eppure dalle ricostruzioni dei presenti qualcosa arriva, compreso comunque l’ottimismo di Colao, convinto che «sia alla portata di mano del Paese recuperare in un biennio il Pil del 2019», un’impresa possibile a patto che si imposti realmente un piano operativo, perché «il mio non lo è certo, se non altro perché quando abbiamo lavorato non avevamo ancora notizia precisa delle misure europee». E se non è un piano vero quello di Colao altrettanto si può dire di quello del governo, che non ha date, coperture, tempi, indica in sostanza soltanto delle macro aree su cui investire o agire. Alla fine non è detto che i due piani non possano trovare dei punti di convergenza. Quello di Colao viene accusato anche di aver copiato alcuni passaggi da un libro sull’università, firmato anche da uno dei componenti della commissione. Lo stesso capo del governo non spende molte parole ma definisce il documento del manager di «ampio respiro, un contributo importante per il confronto di questi giorni ai fini dell’elaborazione del piano di governo». Forse, solo l’onore delle armi.--

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