sabato 8 febbraio 2020

Huffington Post - "L'obiettivo di Graviano non è Berlusconi". Intervista a Claudio Fava



PS: << II presidente della Commissione Antimafia dell'Ars: "Non mi fido delle sue presunte verità centellinate. Dica perché parla adesso. Si rivolge ai suoi compari in carcere, allo Stato, a pezzi deviati delle Istituzioni?">>...questo"signore", Claudio Fava, dovrebbe essere preso in considerazione da tutti i giornalisti e parte della Magistratura, che " non possono" scrivere solo bugie e falsità in ...condizionale.

umberto marabese
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Federica OlivoGiornalista, Huffpost


Perché parla adesso Giuseppe Graviano? E, soprattutto, a chi si sta rivolgendo, a chi sta lanciando il suo messaggio? Per Claudio Fava sono queste le domande a cui bisogna rispondere, o meglio, a cui il boss delle stragi deve dare una risposta. Solo dopo, le dichiarazioni come quella fatta oggi sui presunti incontri - tre, sostiene - avuti con Silvio Berlusconi ormai tanti decenni fa potranno essere prese in considerazione. “Graviano dice che non si fida dei magistrati. Io non mi fido di Graviano”, sostiene il presidente della Commissione Antimafia dell’Assemblea regionale siciliana parlando con HuffPost. “La giustizia non è un mercato. La verità è tale o non è”, tuona Fava, che si chiede chi sia il vero obiettivo delle parole del boss. “Non credo proprio sia Berlusconi”, aggiunge...

Graviano ha dichiarato di aver visto per tre volte, quando era latitante, Silvio Berlusconi, allora imprenditore. Cosa ci dicono le sue parole?
Premetto una cosa: lui dice che non si fida dei giudici. Io invece non mi fido di Graviano. Non mi fido di verità centellinate, raccontate con tempi, forme e modi discutibili, come se il suo fosse un capriccio, e le sue dichiarazioni rispondessero solo ed esclusivamente ai suoi interessi. Stiamo parlando di verità presunte, tirate fuori a tempo scaduto. Graviano spieghi perché non ha parlato prima. Poi possiamo ragionare.
Perché parla di “verità tirate fuori a tempo scaduto”?
Perché siamo di fronte a sentenze sulle stragi passate in giudicato, a un depistaggio smascherato. Le sue mi sembrano verità ad orologeria. È come dire “io non c’entro nulla con le stragi. Incontravo Berlusconi per fare affari”.
Il boss davanti al pm ha affermato che potrebbe dire ancora altre cose. A chi si sta rivolgendo?
Non so a chi stia parlando. Se a un magistrato, se ai suoi compari. Ecco, prima spieghi perché parla proprio adesso. La giustizia non è un mercato, né una soap opera a puntate. La verità è o non è. E, finora, quella di Graviano non è mai stata una verità. 
E allora queste parole cosa significano?
Secondo me sono messaggi in codice. Lanciati non sappiamo a chi. Graviano sta giocando la sua partita, in modo subdolo e opaco. Poi, chiaramente, può darsi che le cose che sta dicendo siano vere. Ma le forme e i tempi con cui vengono raccontate, per step, mi fanno dire: ‘io non ho alcuna fiducia nel fatto che questo signore abbia buone intenzioni, o buona fede’. Penso, però, che il messaggio che sta lanciando con le sue dichiarazioni non sia rivolto a Berlusconi. I destinatari di queste affermazioni sono altri. Il suo è comunque un linguaggio sgradevole, per le forme in cui arriva. Per le allusioni cui si aggrappa. 
Se non è un messaggio a Berlusconi, a chi parla Graviano?
Il tema principale di questa vicenda è: qual è l’obiettivo del boss? Io non credo sia Berlusconi.  Penso si stia rivolgendo a gente che è in carcere, o a chi è fuori. A pezzi delle istituzioni, forse a pezzi deviati delle istituzioni che attorno alle stragi si sono mosse, hanno manipolato, depistato. Graviano ha molte colpe sulla coscienza, ma anche molti segreti indicibili. E fino a quando non dice perché sta parlando proprio ora, io continuerò a non fidarmi di quello che afferma.

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