
Gli Stati africani del Sahel proseguono sulla strada verso l’indipendenza dall’occidente e in particolare dalla Francia.
Nasce la banca confederale del Sahel
Nei giorni scorsi si sono riuniti a Bamako i ministri delle finanze di Mali, Burkina Faso e Niger e hanno annunciato la creazione della Banca confederale per gli investimenti e lo sviluppo dell’Alleanza degli Stati del Sahel.
Si tratta di un nuovo istituto di credito regionale che avrà l’obiettivo di finanziare i tre Stati in alcuni dei settori ritenuti chiave per lo sviluppo: infrastrutture, energia e agricoltura. Meno della metà della popolazione in Burkina Faso e Niger ha infatti accesso all’energia elettrica, un dato che cresce di poco in Mali.
La carenza di energia elettrica aumenta quindi i costi di produzione per le imprese e limita la crescita industriale. Dall’altra parte l’insufficiente rete di trasporti è una delle cause degli elevati prezzi dei prodotti alimentari, così come la bassa produttività agricola.
Fattori che hanno spinto i tre Stati del Sahel a negoziare per diversi mesi fino a giungere a un accordo per la creazione di questo nuovo istituto di credito.
Emanciparsi dall’occidente
Oltre che per canalizzare nuove risorse per lo sviluppo interno, questa nuova banca sarà lo strumento per uscire dalla dipendenza finanziaria verso l’occidente. I tre Stati fanno infatti parte anche della Banca africana di sviluppo, ente al cui interno siedono anche Stati europei, americani e asiatici e che nel tempo è stata accusata di essere veicolo degli interessi economici occidentali.
E oltre alla Banca africana di sviluppo anche la Banca mondiale e il Fondo Monetario internazionale hanno rappresentato finora ulteriori strumenti di controllo di Europa e Stati Uniti nei confronti degli Stati africani. La nuova Banca confederale del Sahel è quindi il tentativo di emanciparsi da tutti questi istituti di credito.
Il nodo della moneta
C’è però ancora un grande punto di domanda sul percorso di indipendenza intrapreso da Burkina Faso, Mali e Niger: la moneta. Tutti e tre i Paesi adottano ancora il Franco CFA, moneta introdotta da Parigi all’interno delle sue colonie e che vincola gli aderenti all’adozione di un cambio fissato all’euro e all’istituzione di un fondo comune di riserva di moneta estera depositata presso il Tesoro francese, a garanzia del cambio.
Risultato: gli Stati africani non hanno la facoltà di svalutare la loro moneta con conseguenze negative sulle esportazioni e sul mercato del lavoro. La banca confederale del Sahel rappresenta quindi un punto di partenza, ma la strada dell’indipendenza è ancora lunga.


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