venerdì 5 aprile 2019

Maurizio Blondet - D’IMPROVVISO, SI PARLA DI UNA GUERRA IN EUROPA


Non finiamo di distruggere le nostre forze armate perché potrebbero servirci, titola su Limes il generale Carlo Jean.  “La crisi dell’Occidente rischia di produrre conflitti in Europa. La Nato non è eterna e ‘Mamma America’ non ci proteggerà per sempre”.  Data la dimensione del personaggio, eminenza grigia   profondamente inserita in quello che chiama “l’Occidente”, bisognerà cogliere nel suo consiglio una profezia.
Di colpo,  voci si levano  a dire che l’Europa è vicina alla guerra.   “La fine della NATO e perchè la guerra sta arrivando in Europa”,  titola un certo “Chris” su   Zero Hedge,  che ha cominciato a suonare questa tromba.  “Le scarpe-a-punta di Bruxelles stanno facendo sì che le tensioni tra gli stati membri aumentino”, spiega Chris, e cita alla rinfusa l’invasione dei clandestini che vogliono una fetta del “gigantesco stato sociale che è l’Europa:  assistenza sanitaria gratuita, istruzione scolastica, trasporti sovvenzionati e così via”;  il fatto che “gli ex membri dell’Europa orientale ora  della NATO si sono già allontanati dalle loro controparti occidentali”;  la  frammentazione dell’Unione,  la sfiducia crescente nella Germania, “che negli ultimi 100 anni ha minacciato due volte i suoi vicini”, sicché “quando la Germania comincerà  a costruire il suo esercito, i vicini ne seguiranno rapidamente  l’esempio”, insomma  “La prospettiva di una guerra in arrivo in Europa è molto più alta di quanto si pensi attualmente. I segnali sono tutti lì, rossi lampeggianti”:...

E pazienza se lo dicesse questo “Chris”, anche se sembra proprio che parli con conoscenza di causa sulle cose che stanno per avvenire in “Occidente”, riecheggiando valutazioni che (ome vedremo più sotto) vengono espresse in altissimi ambienti.  Ma lo dicono, improvvisamente allarmati, Pat Buchanan, il paleo conservatore, e Tulsi Gabbard, la democratica  più  ragionevole, intelligente e ex colonnello.
“Trump deve chiudere la lista dei nuovi membri della NATO”, esorta Buchanan: “Quando incontra il segretario generale della, NATO  Jens Stoltenberg, il presidente dovrebbe dargli un messaggio diretto: L’elenco dei membri della NATO è chiuso. Per sempre. Gli Stati Uniti non forniranno più garanzie di guerra per combattere la Russia per proteggere i confini avanzati  nell’Europa orientale, quando il nostro confine meridionale sta sanguinando copiosamente. Nessuno ne ha più bisogno di Stoltenberg, che a Tbilisi in Georgia, il 25  marzo, ha dichiarato al mondo: “I 29 alleati hanno chiaramente affermato che la Georgia diventerà un membro della NATO”. […]
“Non siamo infognati già in   abbastanza   liti che potrebbero portare a nuove guerre – con l’Iran nel Golfo, la Cina nel Mar Cinese Meridionale, la Corea del Nord, la Russia nel Mar Baltico e il Mar Nero, il Venezuela nel nostro emisfero – oltre all’Iraq , Siria, Yemen, Afghanistan e Somalia dove stiamo già combattendo? […] portare l’Ucraina nella NATO sarebbe una manifestazione di pazzia ancora più grande che portarci la Georgia”.
Quanto a Tulsi Gabbard, “ha accusato   Fareed Zakaria di  pungolare il presidente alla guerra contro la Russia”.  Questo Zakarias, che ora è un columnist della CNN, nel 2001 era uno dei membri  del gruppo segreto che formò  Paul Wolfowitz  (allora vice-ministro al Pentagono)  e che doveva preparare la strategia  – da presentare al presidente Bush jr.  – per   giustificare la guerra all’Irak dopo l’11  Settembre,  e la guerra di civiltà contro l’Islam. Ora, lo stesso personaggio si chiede, a proposito della presenza russa in Venezuela:  Trump “permetterà a Mosca di prendersi gioco di un’altra linea rossa americana. Come per la Siria, c’è il pericolo che se Washington non sosterrà le sue parole con i fatti, tra un anno osserveremo il consolidamento del regime di Maduro supportato da armi e denaro russi “… Trump,  non ha praticamente  mai criticato Vladimir Putin e spesso si è schierato dalla parte della Russia su questioni grandi e piccole “.
Ancora più esplicito è Robert Kagan:  stella di prima grandezza dei neocon j che ha spinto  l’America alle guerre per Sion, fondatore del Project for a New American Century (il gruppo che previde la necessità di   “una nuova Pearl Harbor”  un anno prima dell’11 Settembre), il marito di Victoria Nuland (la finanziatrice del golpe di Kiev).  Ora,  su Foreign Affairs,  la  rivista del Council  on Foreign Relations, Kagan  dedica un lungo articolo alla  possibilità di una guerra europea.
Una famiglia Neocon

“Torna la  Questione Tedesca”

Lo sfilacciamento  della UE, la crisi e la divisioni,  l’allontanamento strategico dagli USA, dice,  fa risorgere “La Questione Tedesca”.  Ossia – secondo i canoni del  balance of power britannico, “la nascita nel cuore  dell’Europa di una nazione  troppo grande, troppo popolosa, troppo ricca e troppo potente per essere efficacemente bilanciata dalle altre potenze europee, incluso il Regno Unito”.  La Questione Tedesca ha prodotto le due guerre mondiali; gli americani, vincitori, hanno creato la NATO  “per tenere l’Unione Sovietica fuori dall’Europa, gli americani dentro, e i tedeschi sotto”,   come riconosceva lord Ismay, primo  segretario dell’Alleanza.  Anche la Comunità europea, spiega,  è stata voluta dagli Usa per lo stesso motivo: “come diceva l’ambasciatore  George Kennan, una qualche forma di unificazione europea era “l’unica soluzione concepibile per il problema della relazione della Germania con il resto dell’Europa”, e quell’unificazione poteva avvenire solo sotto l’ombrello di un impegno di sicurezza degli Stati Uniti”.
“La Germania democratica e amante della pace  che tutti conoscono e amano, è cresciuta nelle particolari circostanze dell’ordine internazionale liberale dominato dagli Stati Uniti”, continua Kagan:   ordine basato su quattro pilastri. “la garanzia di sicurezza degli Stati Uniti  ai paesi europei”, che ha consentito il loro disarmo;  “il regime internazionale di libero scambio”,  “la ascesa  democratica”, e  “la soppressione di ogni nazionalismo” .
La proclamazione del Reich, 1882. L’immagine scelta da Kagan per illustrare la sua analisi.
Oggi, la Germania è diventata  “ancora una volta la forza dominante in Europa” , in senso economico. “L’Europa centrale è diventata la catena di sub-fornitura della Germania ed effettivamente parte della “economia tedesca dei vasti spazi”, una versione  ventunesimo secolo  della Mitteleuropa . Il resto dell’Europa è diventato il mercato di esportazione della Germania”.
Ma lo è ridiventata in una Europa, secondo Kagan,  dove dalla Polonia all’Italia stanno dominando “ nazionalisti e populisti”   che scendono verso “l’illiberismo e l’autoritarismo”.  La Francia europeista è indebolita all’interno.  Poi c’è l’uscita della Gran Bretagna. “Nei prossimi anni, i tedeschi potrebbero ritrovarsi a vivere in un’Europa ampiamente rinazionalizzata, con partiti  “sangue-e-suolo”  a capo di tutte le maggiori potenze. Potrebbero i tedeschi in quelle circostanze resistere al ritorno a un nazionalismo proprio?”
Peggio  ancora,  Donald Trump incita  gli europei a spendere di più per la loro difesa, lasciando intendere che “mamma America” è stufa di garantire la loro sicurezza;  “ Estremamente ostile all’UE, l’amministrazione Trump incoraggia la rinazionalizzazione dell’Europa, […] abbraccia Viktor Orban in Ungheria, Marine Le Pen in Francia a Matteo Salvini in Italia,  Jaroslaw Kaczynski in Polonia”.   E non basta:
“Oltre a incoraggiare il nazionalismo di destra e la dissoluzione delle istituzioni paneuropee, l’amministrazione Trump si è rivoltata contro il regime globale di libero scambio che sottende la stabilità politica europea e tedesca”. Insomma   sta distruggendo i pilastri che tengono buona, democratica  e pacifista la Germania.
“Immaginate quali  gli effetti di una pressione e di un confronto ancora più grandi: una contrazione dell’economia tedesca e, con essa, il ritorno del nazionalismo risentito e dell’instabilità politica. Ora immaginate che la Grecia, l’Italia e altre deboli economie europee stiano vacillando e necessitino di ulteriori (sic)  salvataggi tedeschi che potrebbero non essere dati. Il risultato sarebbe il riemergere del nazionalismo economico e delle aspre divisioni del passato”.
Insomma:  “La  Germania nella sua forma attuale è un prodotto dell’ordine mondiale liberale;  è tempo di pensare a cosa potrebbe accadere quando  quest’ordine sarà sgretolato”.
Così Kagan, mettendo insieme tutti gli incubi che hanno ossessionato l’ebraismo  politico per due secoli, e rivelando i veri terrori storici di  quel particolare establishment,  che notoriamente soffre di “Stress Pre-Traumatico”, e che vede l’ordine che ha costruito in gran parte per neutralizzare la Germania,  sta cadendo in pezzi.
Non importa commentare quanto sia errata la sua analisi;  importa capire che questa è la loro percezione della deriva europea. La presenza accanto a Trump di personaggi come John Bolton e  Armiage  assicura che  l’asse neocon  è in grado di influenzare il presidente.
Anche  il balcone da cui Kagan parla ha un significato storico: il Council on Foreign Relations  (dei Rockefeller) è il think-tank che convinse Roosevelt a far entrare gli Usa nella seconda guerra mondiale, altrimenti l’unione della potenza industriale tedesca con le risorse materiali ed umane di una Russia liberata dal sovietismo avrebbero  creato un grande blocco autosufficiente,  a cui le multinazionali Usa non avrebbero  potuto più vendere nulla.
Questo Establishment sta elaborando  progetti per riportare “sotto”   la Germania.  Magari –  sta pensando  – una guerra “atlantica”  in Europa contro la Russia può servire allo scopo? Le  provocazioni di Stoltenberg e della NATO che vuole l’Ucraina fra i suoi membri, servono a quello? Come  le particolari alleanze coi paesi dell’ex Patto di Varsavia, che hanno conti storici da regolare con Mosca e sperano – contano – sul  sostegno bellico  americano per regolarli?
Istruttivo apprendere che hanno anche fatto un sondaggio  molto vasto  tra  le popolazioni della NATO:
“In caso di attacco della Russia, quale paese della NATO non sareste disposti a difendere?”. Il risultato non piace affatto al capo della redazione europea di “Politico”,
Shocking. After 70 years under America‘s security umbrella, a majority of Germans would not support defending U.S. against a Russian attack, according to  poll. Americans still prepared to protect Germany, however. h/t   
traduzione:
Scioccante. Dopo 70 anni sotto l’ombrello di sicurezza americano, la maggioranza dei tedeschi non avrebbe sostenuto la difesa degli Stati Uniti contro un attacco russo, secondo il sondaggio  . Gli americani ancora pronti a proteggere la Germania, tuttavia. h/t  
Insomma i tedeschi non ne voglio sapere di difendere gli Stati Uniti “aggrediti dalla Russia”.  Con gran  dispetto di costui.  E nemmeno altri aggrediti, a quanto  pare.


Allora si capisce meglio  anche la strana profezia di Carlo Jean
La mappa di Limes posta ad illustrare l’articolo di Carlo Jean.

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