sabato 13 aprile 2019

Maurizio Blondet - I ricchi vogliono solo fuggire ... da quello che hanno creato!

I ricchi vogliono solo fuggire - da quello che hanno creato

Riprendo  qui una informazione  che devo al lettore “IVO”  e merita approfondimento-
“Douglas Rushkoff, definito dal MIT “uno dei dieci più influenti intellettuali”, è stato “affittato” (alla modica cifra che lui descrive come “la metà del mio salario annuale da professore”) per celebrare una lezione riguardo “il futuro della tecnologia”.
Mentre si stava preparando ad andare sul podio dove già si immaginava di dover parlare ad una platea di banchieri d’affari (con quello che l’hanno pagato se ne aspettava una sala piena) che presumeva volessero un aggiornamento riguardo tecnologie, per i loro investimenti, alla fine si è ritrovato in una saletta verde con un pugno di persone (ricchissimi ed influenti banchieri mondiali) la cui unica preoccupazione sembrava essere “quando scoppierà (non se scoppierà, ma quando) la rivoluzione popolare che li obbligherà a nascondersi e fortificarsi, cosa potranno fare per uscirne immuni?”.
Domande del tipo “quale moneta potremo usare per assicurarci che la nostra sicurezza privata non ci tradisca”, “forse c’è un sistema per controllare il cibo (visto che la moneta varrà zero) per mantenersi in sicurezza”. ecc ecc. Perchè alla fine lo sanno (basta guardarsi in giro) che questo sistema non è sostenibile per il genere umano e prima o poi (non tanto lontano da oggi) imploderà con un boato che risuonerà per un secolo a venire. Se qualcosa non cambia radicalmente, e velocemente. qui potete leggere quell’articolo. lo consiglio. https://medium.com/s/future…....

The survival of the richest

– la sopravvivenza del più ricco – è  il titolo, che fa  il verso al  darwinistico “la sopravvivenza del più adatto”, con cui Rushkoff racconta la sua strana esperienza coi miliardari  Vale la pena di tradurlo.
Rushkoff  riporta  le  domande assillanti  che questi miliardari gli hanno posto:
“Quale regione sarà meno colpita dalla prossima crisi climatica: Nuova Zelanda o Alaska? E’ vero che Google sta costruendo una “casa” per  il  cervello di Ray Kurzweil?  E la sua coscienza vivrà attraverso la transizione, o morirà e rinascerà come una completamente nuova? Infine, l’amministratore delegato di una casa di brokeraggio ha spiegato che aveva quasi completato la costruzione del proprio sistema di bunker sotterraneo e ha chiesto: “Come posso mantenere l’autorità sulla mia  squadra di  guardie del  corpo  dopo l’evento?”
Quale evento?
“L’evento. Questo è stato il loro eufemismo   per  qualunque catastrofe apocalittica:  collasso ambientale, disordini sociali,  esplosione nucleare, il virus inarrestabile o il trucco di Mr. Robot che elimina tutto”.
“…Sapevano che sarebbero state necessarie delle guardie armate per proteggere i loro composti dalle folle inferocite. Ma come avrebbero pagato le guardie una volta che i soldi non  avessero  valore? Cosa impedirebbe alle guardie di scegliere il proprio capo? I miliardari consideravano l’uso di speciali serrature a combinazione   a protezione delle  scorte alimentari che solo loro conoscevano. Oppure:  si può  fare in modo che le guardie indossino collari disciplinari di qualche tipo in cambio della loro sopravvivenza?  O forse costruendo robot come guardie e lavoratori – se la tecnologia sarà  sviluppata in tempo.
Effettivamente, dice  Rushkoff, questi signori si interessavano davvero al futuro delle tecnologie.  Si interessavano al progetto di ELon Musk di  colonizzare Marte ,     di Peter Thiel  che  sta invertendo il processo di invecchiamento, o Sam Altman e Ray Kurzweil   che progettano di caricare le loro menti in supercomputer.  Però si stanno preparando per un futuro digitale che  nulla aveva a che fare con il rendere il mondo un posto migliore  – e tutto, invece,  su come loro potessero trascendere completamente la condizione umana e isolarsi  da un pericolo reale e presente :
ESCAPE – i ricchi sognano di scappare su Marte  con gli amici e vivere in una bolla, lasciandosi dietro l’umanità
siano cambiamenti climatici, innalzamento del livello del mare, migrazioni di massa, pandemie globali, panico nativista e esaurimento delle risorse.  A loro, il futuro della tecnologia interessa  solo per  una cosa: la fuga. Come evadere, scappare dal mondo che  hanno creato.
Una scialuppa di salvataggio per l’elite.
“Questa loro  spinta verso un’utopia postumana è un’altra cosa.   Non è   la migrazione totale dell’umanità verso un nuovo stato dell’essere;  è  trascendere tutto ciò che è umano: il corpo, l’interdipendenza, la   compassione, la vulnerabilità  –   e la complessità. Come i filosofi della tecnologia sottolineano da anni, ora la visione transumanista riduce troppo facilmente tutta la realtà ai dati, concludendo che “gli esseri umani non sono altro che oggetti di elaborazione delle informazioni “.
“È  la riduzione dell’evoluzione umana a un videogioco che qualcuno vince trovando il portello di fuga,  da dove fuggire insieme ad alcuni  amici.  Sarà Musk, Bezos, Thiel … Zuckerberg?
[…]
“Questo ha liberato tutti dalle implicazioni morali delle loro azioni. Lo sviluppo della tecnologia diviene meno uno sforzo verso la  prosperità collettiva,  che un  investimento per la  sopravvivenza personale. Ed ho appreso per esperienza che esprimere obiezione su questa  deriva ti fa bollare come un nemico del “mercato” o un   brontolone sorpassato anti-tecnologia.
“sicché,   invece di analizzare se è etica la pratica di impoverire e  sfruttare  i molti a  favore  di pochi, la maggior parte degli accademici, giornalisti e scrittori di fantascienza consideravano invece enigmi più astratti e fantasiosi: è giusto che un trader di Wall Street usi  farmaci  che aumentano l’intelligenza?   Bisogna fornire ai  bambini  protesi per le lingue straniere ? Vogliamo che i veicoli autonomi diano priorità alla vita dei pedoni rispetto a quelli dei suoi passeggeri? Le prime colonie di Marte dovrebbero essere gestite come democrazie ? Cambiare il mio DNA mina la mia identità ? I robot dovrebbero avere diritti ?”

“Lasciarsi alle spalle il corpo, e i propri peccati”

Così  pensando, ponendosi falsi problemi etico-tecnologici, i miliardari hano “de localizzato” i problemi fuori della loro vista: “le più devastanti  conseguenze del capitalismo digitale pedal-to-the-metal ricadono sull’ambiente e sui poveri globali. La fabbricazione di alcuni dei nostri computer e smartphone utilizza ancora reti di lavoro da schiavi [..] L’estrazione di metalli delle terre rare e lo smaltimento delle nostre tecnologie altamente digitali distrugge gli habitat umani, ne fa delle  discariche di rifiuti tossici, che vengono poi raccolti dai contadini e dalle loro famiglie, che vendono materiali utilizzabili ai produttori”.
“In definitiva, secondo l’ortodossia tecnosolutionista, il futuro umano culmina  nel caricare  la nostra coscienza   dentro  un computer – o ancor  meglio, accettando che la tecnologia stessa è quella che si succederà nell’evoluzione. Come membri di un culto gnostico, desideriamo ardentemente entrare nella prossima fase trascendente del nostro sviluppo, liberandoci dei nostri corpi e lasciandoli  indietro  – e con essi, liberandoci dei nostri problemi – e dei nostri peccati.
Qui   il futurologo acuto tocca un punto profondo:   questi vogliono uscire dalla condizione umana, lasciarsi   nella discarica della realtà fisica  i loro peccati, non doverne più  renderne conto.  La loro fuga è radicalmente questa:  fuggire allo sguardo di Dio, al Giudizio.
Questi miliardari non sono i soli. Anche i media,  i video di fantascienza,  i videogiochi,  sempre più  ficcano nelle teste di milioni di spettatori “il  presupposto , nel rapporto fra uomo e macchina,   che gli umani   “rompono” , disturbano. Cambiamoli o allontaniamoci da loro, per sempre.  […]   Allo stesso  modo   che  la  “inefficienza” del mercato dei taxi  ha potuto  essere “risolta” con un’app che rovina i conducenti umani,  così  le irritanti incoerenze   e inadeguatezze della psiche umana possono essere corrette con un aggiornamento digitale o genetico.

L’essenza  che fa di noi degli  umani è trattato come un “bug”

“Quanto più siamo coinvolti  in questa visione del mondo, tanto più arriviamo a vedere gli esseri umani come “il problema”  e la tecnologia come “la soluzione”. L’essenza stessa di ciò che significa essere umani viene trattata  non come un carattere,  ma come  un bug, un difetto del software”.
In realtà, “a  dispetto di tutta la loro ricchezza e potenza,  i miliardari  non credono di poter influenzare il futuro. Stanno semplicemente accettando il più  buio  di tutti gli scenari, per portarci  tutto il denaro e la tecnologia che possono impiegare per isolarsi – specialmente se non riescono a trovare un posto sul razzo per Marte”.
“Fortunatamente, quelli di noi che non hanno i miliardi  per  progettare  rinnegare la nostra umanità hanno opzioni molto migliori a nostra disposizione. Possiamo ricordarci del fatto  che l’uomo veramente evoluto non fa da sé, non opera da solo.   Essere umani non  consiste in una  fuga individuale. È uno sport di squadra. Qualunque sia il futuro di noi umani, sarà insieme”.

Douglas Rushkoff
Un aereo sarebbe meglio pilotato senza piloti. L’uomo è un bug – pensano a Boeing…

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