DI DMITRY ORLOV
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In tutto il mondo, sono in pochi a capirci qualcosa della reazione europea alla crisi dei rifugiati. Da parte dei migranti vediamo accanite dimostrazioni di barbarie, fanatismo e violenza, da parte degli Europei c’è la spregevole paura di apparire… intolleranti. In un contesto ormai fuori controllo, dove ci si aspetterebbe che la gente si organizzasse, protestasse, facesse blocchi stradali e votasse in massa per i partiti nazionalisti, dobbiamo invece assistere al ridicolo spettacolo di docili ed effeminati Europei che, in abbigliamento unisex, scrivono col gesso sui marciapiedi “No al terrorismo!” La maggior parte delle persone, in tutto il mondo, vede in questo un’ostentata dimostrazione di nullità antropologica. “E’ morta l’Europa?”, si chiedono ad alta voce.
Nel caso pensiate che questa opinione si politicamente scorretta, priva di tatto o in qualche modo marginale, invece che ampiamente condivisa (sappiate che) il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, uno statista russo di provata esperienza, nonchè “diplomatico dei diplomatici” ha dichiarato, in forma ufficiale, che l’Unione Europea sta “commettendo un suicidio” lasciandosi invadere dalle orde che arrivano dal Medio Oriente e dal Nord Africa.
Siamo di fronte all’arrivo di un flusso continuo di personela maggior parte maschi giovani e renitenti alla leva nei paesi d’origine, di questi, abbastanza pochi hanno le caratteristiche per poter richiedere asilo...

La maggior parte non ha qualifiche per nessun genere di lavoro all’interno dell’UE in quanto analfabeti, senza istruzione o etica professionale. Molti di loro non sarebbero comunque addestrabili, perchè provengono da popolazioni dove la selezione viene fatta dalla forza fisica e dalla resistenza alle malattie, piuttosto che dall’intelligenza.
Parecchi sono islamici radicalizzati, che si considerano colonizzatori a tutti gli effetti, molti altri non hanno scrupoli a rapinare gli Europei e a stuprare le Europee. Qualche migliaio sono dei veri terroristi, che si infiltrano in attesa di ricevere ordini. Per la maggior parte di loro, sbarcare in Europa e fare gli scrocconi fa parte di una bellissima avventura, molto più eccitante che pascolare bestiame o coltivare miglio nei villaggi natii.
Le ONG europee li forniscono di gommoni e giubbotti di salvataggio e li mandano alla deriva al largo della costa libica o in Adriatico. Le navi delle ONG europee li raccolgono e li sbarcano nei porti italiani, greci o spagnoli. E poi scroccano, per mesi interi, mentre altre ONG li assistono per le domande di permesso e intasano i tribunali con le azioni legali che intentano a loro favore.
Sono sicuro che molti Europei potrebbero pensare che sono una persona crudele, per aver fatto un così poco lusinghiero quadro della situazione. Ma c’è una standard assai più elevato della pura generosità per valutarla: corrisponde al vero? La verità è spesso crudele e dolorosa e tuttavia, senza la verità (che ci fa capire le vere conseguenze delle nostre azioni) non saremmo altro che agnelli destinati al macello.
Rifiutarsi di guardare in faccia la realtà, nascondendosi dietro un logoro ed ipocrita velo di “gentilezza”, non è altro che vigliaccheria. Certo, la codardia si vede spesso in Europa, nascosta dietro un altro consunto velo, quello della “sicurezza.” Quando l’ISIS aveva fatto esplodere le bombe all’aereoporto di Brussels, il re del Belgio Philippe e la sua regale consorte erano stati evacuati in tutta fretta. Nel Medioevo un simile comportamento codardo sarebbe costato al monarca la corona, probabilmente accompagnata dalla testa. Ma ora è perfettamente normale, per una nazione vigliacca, avere un re vigliacco.
E’ abbastanza difficile capire il razionale che sta dietro ad una simile codardia imposta dall’alto. Perchè le elites europee insistono così tanto ad ingozzare di “tolleranza” i loro cittadini e a sostituirli con barbari d’importazione? Che cosa è successo allo spirito di quegli imperi assetati di sangue, che per secoli hanno svenato il mondo intero, accumulando tesori inestimabili?
Ciò che è successo, credo, è che gli Europei stanno troppo bene. Certamente, hanno avuto qualche momento difficile nelle due guerre mondiali, ma questo non è nulla in confronto a quello che hanno passato molte altre nazioni, sopratutto Russia e Cina.
Quando la vita è una lotta, l’esperienza è vivida, le gioie semplici rappresentano sensazioni profonde, le scelte intelligenti sono essenziali alla sopravvivenza e gli atti di eroismo sono necessari e tenuti nella massima considerazione. Quando la vita è confortevole, la gente diventa sazia e difficile da soddisfare, i gusti si fanno decadenti e leziosi, i problemi della sicurezza vengono demandati agli specialisti e i gesti individuali e spontanei di eroismo e di coraggio arrivano ad essere trattati come sintomi di disadattamento sociale.
Se c’è abbastanza sicurezza e benessere, queste condizioni diventeranno fini a se stesse, e saranno gli standard a cui rapportare tutto il resto. Quelli che godono di minor sicurezza e meno benessere saranno considerati meno vincenti e meno alla moda, e diventeranno meno popolari, in una gara di perenne predominio. Al contrario, quelli che non si saranno fatti sedurre dalla sicurezza e dal benessere e sono desiderosi di battersi per dei principi più elevati della sola tolleranza e gentilezza, non verranno compresi; dopo tutto, che cos’altro c’è al di fuori della sicurezza e del benessere? Ma questa è solo una messa in scena per la prossima discesa verso il basso, perché sicurezza e benessere non sono equiparabili a certezze.
La sicurezza non può essere garantita sempre e dovunque, gli incidenti capitano.
Potreste prendervi un pugno in faccia da un ubriaco bellicoso, essere molestati da un migrante assatanato, morire in un attacco terroristico per un Allah akbar o, più facilmente, rompervi il collo cadendo dalla bicicletta. Dal momento che non siete più i responsabili della vostra sicurezza personale (ora è compito di professionisti retribuiti), non potete incolpare voi stessi.
Potete, naturalmente, dare la colpa ai professionisti retribuiti, ma, come sapete, loro stanno facendo del loro meglio… L’unica possibilità rimasta è quella di fare la vittima. Il vittimismo è diventato un prodotto assai apprezzato ed una medaglia al merito. L’enorme importanza e l’assistenza profusa alle vittime di tutti i generi, che vengono incoraggiate ad organizzarsi e a farsi valere collegialmente, rassicura tutti gli altri sull’importanza della loro sicurezza. Si può essere vittime, ma non si può essere vittime della propria stupidità
A proposito di stupidità, rendersi conto di essere stupidi non è piacevole, ma tutti, anche gli stupidi, devono sentirsi sempre a loro agio. Dato che la metà esatta della popolazione è di intelligenza inferiore alla media, tutto questo è abbastanza difficile da realizzare. Affermare che metà della popolazione è vittima della stupidità non risolverebbe realmente il problema, una tale sovrabbondanza di vittime vanificherebbe la promessa di un conforto universale. E neanche si può affrontare il problema imponendo un sistema meritocratico generalizzato, basato sui diritti del singolo: gli intelligenti si comporterebbero meglio dei non-intelligenti, creando a questi ultimi un notevole disagio.
La soluzione è abbandonare il principio di meritocrazia. Invece di garantire diritti ed opportunità individuali, basati su capacità e rendimento, noi lotttiamo per la parità di risultato:
a tutti vengono garantiti un premio di partecipazione e un po’ di soldi, basta essere obbedienti ed educati, con l’entità del premio e la somma di denaro accuratamente calibrate al proprio livello di vittimismo.
A questo ci si riferisce talvolta con il termine stranamente riadattato di “equità.” Dal momento che non è semplice organizzare una distribuzione di “equità” a livello individuale, le persone vengono suddivise in una miriade di gruppuscoli e ciascuno di questi viene valutato in rapporto agli altri.
Se sei una lesbica disabile di colore, puoi spuntare subito tre caselle nella lista del vittimismo e ti verrà dato lo stesso premio di un maschio eterosessuale bianco normodotato. Ora, stranamente, si fa riferimento a tutto questo chiamandola “giustizia sociale”, come se ce fosse qualche altro tipo.
Questo nuovo genere di persona, nata dapprima in Europa, diffusasi poi in tutto l’Occidente ed oltre, assomiglia molto ad una forma degenerata di umanità: priva di grandi passioni e mete ambiziose, senza nessun chiaro vincolo o preferenza etnico-sociale, fissata sul benessere e sulla sicurezza, scarsa sia di mascolinità che di femminilità:
una sorta di eunuco civilizzato, imprigionato in un campo di concentramento LGBTQ a quattro stelle.
Tutto questo può sembrare fortemente negativo, ma il lato positvo è che questo tipo di persona è per lo più inoffensivo.
In questo momento, mezzo miliardo di individui popolano, senza crearsi grossi pericoli a vicenda, una piccola penisola dell’Eurasia Occidentale che, fino a non molto tempo fa, era stata teatro di interminabili conflitti armati. (Queste persone) non distruggono il materiale artistico ma sembra che lo raccolgano e investano nel consumismo e nelle comodità. Una cosa del genere, e molti saranno d’accordo, si chiama progresso.
L’ultima, grande sfida a questo modo di essere si era presentata al momento dell’integrazione dell’Europa Orientale, dove le passioni sono ancora molto forti. Il problema era stato facilmente risolto trovando un capro espiatorio, la Serbia, condannata per l’assenza di tolleranza e multiculturalismo e bombardata fino allo sfinimento. Questo, almeno per ora, ha spaventato e immobilizzato tutti gli altri nell’Europa dell’Est.
Ma adesso, la migrazione di massa si presenta come un problema di dimensioni completamente differenti, e ha provocato la rivolta di Polonia, Ungheria ed ora anche dell’Italia contro l’assalto degli immigrati.
Questi nuovi arrivati provengono sopratutto da culture che sono all’opposto della tolleranza e della gentilezza.
Sono per lo più caratterizzati da crudeltà, passione, fedeltà alla tribù e fanatismo politico-religioso. Vogliono vivere proprio qui e adesso, darsi ai piaceri più bestiali della natura umana e considerano l’Europa una cassa del tesoro da saccheggiare.
Le loro culture rievocano un periodo antico della storia europea, quando grandi folle si raccoglievano nelle piazze delle città per vedere gente squartata o bruciata viva.
Gli Europei avevano vinto la loro natura medioevale, ma l’hanno reimportata. Questo nuovo, demascolinizzato Uomo Occidentale Europeo è incapace di opporvisi, e neanche ci riescono i suoi governi, i cui leaders sono obbligati ad attenersi alle stesse identiche regole di tolleranza, correttezza politica e gentilezza coatta.
Ma l’Uomo Orientale Europeo, costretto solo temporaneamente a comportarsi in modo tollerante ed effeminato, non reggerà questa situazione ancora per molto. La sua natura medioevale è ancora abbastanza vicina alla superficie, mentre i suoi vicini occidentali l’hanno già relegata nei musei e nelle altre trappole per turisti. Questo è già evidente: c’è stato un recente summit dell’UE sull’immigrazione: gli Europei dell’Est non hanno nenche fatto la fatica di presentarsi.
Guardando alla situazione da ancora più lontano, dalla Russia europea e dal resto della massa continentale eurasiatica, c’è un profondo senso di tristezza nel vedere l’Europa che muore. Una grossa parte di storia dell’umanità sta per essere travolta e saccheggiata.
Avendo dedicato diversi decenni al recupero del Cristianesimo Orientale, dopo i danni causati dai barbari bolscevici, guardano con costernazione le reliquie e le rovine del Cristianesimo Occidentale venire sommerse da una nuova ondata di barbari. Gli abitanti dell’Europa Occidentale non varranno poi molto, ma possono ancora essere utili come guardiani di musei e guide turistiche.
Che l’Europa si stia trasformando in un museo era già chiaro a Dostoevsky 150 anni fa, quando scriveva (facendo parlare Versilov):
“Per un Russo l’Europa è preziosa proprio come la Russia, ogni sua pietra è affascinante e cara. L’Europa è la nostra Madrepatria, tanto quanto la Russia…Oh, quanto preziose sono per noi Russi queste vecchie pietre straniere, questi miracoli di un antico mondo devoto, questi frammenti di miracoli santi; ci sono molto più cari degli stessi Europei!”
E poi, questa volta con la voce di Ivan Karamazov, con ancora più passione:
“…Voglio viaggiare in Europa e così farò. Certo, so che andrò solo a visitare un cimitero. E allora? I cadaveri che vi giacciono sono preziosi, ogni lapide racconta la storia di una grande vita, di una appassionata fede per le gesta eroiche, per le proprie verità, per la propria lotta. So già che cadrò a terra, bacerò queste pietre e piangerò su di esse, anche se dentro di me sarò assolutamente convinto che tutto questo era già diventato un cimitero molto tempo fa e non è nulla di più.”
[Ispirato da E. Kholmogorov] 
Dmitry Orlov
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Fonte: cluborlov.blogspot.com
Link: http://cluborlov.blogspot.com/2018/06/barbarians-rampage-through-europes.html#more
26.06.2018

Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org---