domenica 22 maggio 2016

Il Senato:"Lo voleva anche berlinguer..."...puro sciacallaggio nelle intenzioni del DucettoRenziPd.


PS: L'inizio della "campagna refenrendaria" del DucettoRenziPd"è cominciata con un metodo che definisco "...puro sciacallaggio"...sopratutto da tutti coloro che usano la scusa..."lo voleva Berlinguer"...senza però spiegare "cosa intendeva ottenere Berlinguer" cancellando il Senato. 
Falsificatori e sciacalli!
umberto marabese
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La riforma del sistema non ricerca il bene comune ma punta sull'interesse dei partiti

Per rappresentare il popolo, una sola Camera è sufficiente. Berlinguer in un articolo del 1981 su l'Unità propose l'abolizione del Senato

 di Gianfranco Morra 

Dalla discussione conclusiva, ripresa a Palazzo Madama nelle commissioni, molti politici sperano di raggiungere due risultati insieme. Seppellire la trasformazione del Senato, conservando 330 scranni a loro disposizione; portare Renzi al luogo dell'eterna pace. Una speranza che unisce opposizioni e parte della maggioranza. E che ne ha prodotto un'altra: dato che con l'Italicum il ballottaggio elettorale per guadagnare il premio di maggioranza è tra i due partiti più votati, cioè fra i due Mattei, le formazioni politiche minori (fra le quali c'è ormai anche Forza Italia) chiedono di cambiare la legge: un ballottaggio non più tra partiti, ma tra coalizioni, nella speranza di contare ancora qualcosa. In barba alla stabilità del governo. E dicono a Renzi, anche alcuni che la legge l'hanno votata: «Caro Matteo, non stare tranquillo, se vuoi i nostri voti, cambia l'Italicum».....
<< La Prima Repubblica ha avuto un bicameralismo paritario che ha bloccato la stabilità del parlamento e l'efficacia del governo. Da quarant'anni si discute di togliere il Senato. Solo Renzi ci ha provato. Il suo progetto consiste nel trasformarlo in una camera delle autonomie. Assumendo il modello tedesco, ma anche con qualche pasticcio all'italiana: ecco i cinque senatori a vita, ecco la contraddizione tra senatori scelti dai consigli regionali ma dotati degli stessi diritti dei deputati eletti dal popolo, fra i quali l'immunità. Un privilegio che può loro far comodo, dato che nessun paese occidentale ha avuto tanti consiglieri regionali indagati e condannati.>>...

Il bicameralismo nella storia è nato dal compromesso tra assolutismo monarchico e democrazia: una camera «bassa» eletta dai cittadini e una «alta» nominata dal sovrano. Come in Inghilterra: Camera dei Comuni e dei Lord. Da noi lo Statuto Albertino prevedeva una camera elettiva e un senato di personaggi illustri nominati dal Re (senza indicarne il numero massimo). La Costituzione del 1948 ha tolto il Senato dei nominati ma ha conservato un inutile doppione, eletto dai cittadini.
In democrazia una seconda camera non ha senso, se non viene strutturata come il luogo dove si trattano i problemi delle entità federate in rapporto con i poteri centrali (Germania e Austria, Bundesrat). Non è un caso che la maggior parte dei paesi europei abbia un parlamento monocamerale. Per rappresentare il popolo una camera è già sufficiente.
Fra i partiti italiani fu soprattutto il Pci a proporre l'eliminazione del Senato. Berlinguer il 10 dicembre 1981 pubblicò su l'Unità un progetto di revisione costituzionale. Vi leggiamo: «Il bicameralismo appare come un ostacolo e come un appesantimento dei lavori parlamentari. La soluzione più razionale è l'unicità della Assemblea parlamentare». Quasi tutti i governatori delle regioni appartenenti al Pci-Pds-Pd avevano la stessa opinione. Anche Rodotà, nel 1985, era dello stesso parere. Ma le idee si possono cambiare.
Il decisionismo del Rottamatore avrebbe dovuto proporre la semplice cancellazione del Senato, una istituzione non solo inutile, ma anche nociva. Era una operazione discutibile e difficile, ma sensata. Ma in politica le soluzioni radicali non sono la norma e Renzi ha ripiegato sul modello tedesco. Che ha una sua logica e in Germania funziona: nessuna elezione popolare, ma 59 rappresentanti scelti dai governi locali al loro interno (in Austria 62 nominati dai consigli regionali).
Appare allora evidente che l'elezione diretta dei futuri senatori non solo non è richiesta, ma contrasta con il loro compito precipuo, che è quello di esprimersi su tutto ciò che riguarda direttamente le regioni e sulle modifiche costituzionali. Non pochi autorevoli costituzionalisti (penso ad Augusto Barbera, che fu deputato e ministro del Pd) hanno mostrato che un Senato rappresentativo dei comuni e delle regioni non può essere eletto, ma solo designato. Anche perché tutti i consiglieri regionali o i sindaci sono già stati scelti direttamente dal popolo.
Se i membri del nuovo senato fossero eletti dai cittadini, la logica del partito di appartenenza finirebbe per prevalere. Quando invece, come giustamente scrive la Legge fondamentale tedesca, le decisioni espresse dai membri di ciascun Land nel Bundesrat debbono essere «concordi», ossia far prevalere l'interesse del Land su quello del partito di appartenenza. Tanto che «i voti di un Land possono essere espressi soltanto in blocco» (51/3).
I lavori conclusivi iniziati ieri in commissione rivelano nuovamente la mancata volontà dei politici italiani di procedere alle modifiche costituzionali cercando il maggior consenso possibile. Le due più rilevanti modifiche videro due schieramenti in pieno conflitto, sia quella voluta dalla sinistra nel 2001, approvata da referendum popolare, sia l'altra proposta dalla destra nel 2005, approvata ma fatta cadere da analogo referendum.
Non ci vuole molto a capire che anche una decisione così importante e sempre rimandata come la riforma del sistema camerale oggi non rivela la ricerca del bene comune, ma viene usata strumentalmente per ottenere vantaggi per il partito e ancor più per se stessi. La luce del «servizio» alla nazione, che pur non pochi deputati svolgono con onestà e altruismo, viene così eclissata dagli oscuri interessi della partitocrazia e della «casta».

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