martedì 31 marzo 2015

La guerra civile araba . di Thierry Meyssan

Riprendendo un tema che aveva già affrontato, Thierry Meyssan mostra che, al di là delle strategie degli Stati, i popoli del mondo arabo si dividono ora in due campi che non sono determinati da conflitti di classe, né dalla Resistenza al sionismo, e nemmeno da guerre di religione. Il confronto che sta diventando sempre più comune con il bombardamento dello Yemen da parte dell’Arabia Saudita mostra una frattura sociale che nessuno si aspettava: due nuovi campi stanno emergendo intorno alla questione dei diritti delle donne. 
Come simboli della lotta di Muammar el-

Gheddafi contro gli islamisti, il leader 

libico era circondato da guardie del corpo 

femminili. Tuttavia, dopo averlo linciato e 

sepolto, la NATO ha giustificato il proprio 

crimine in faccia alle opinioni pubbliche 

occidentali nel "rivelare" che le amazzoni 

erano solo prostitute nelle mani di un 

predatore sessuale. Questa propaganda 

veniva trasmessa da un libro, basato su 

una sola e unica testimonianza, quella 

della "giornalista" di Le Monde Annick 

Coljean.
L’Occidente ha applaudito al bombardamento dello Yemen da parte dell’Arabia Saudita e alla presa di Ileb da parte di al-Qa’ida. Tuttavia, ufficialmente, al-Qa’ida sarebbe un’organizzazione terroristica anti-saudita responsabile degli attentati dell’11 settembre. Che cosa dunque accade per far sì che i discepoli di Osama bin Laden passino dalla parte dei "combattenti per la libertà", proprio come una volta, quando combattevano contro i sovietici in Afghanistan, per il fatto che abbiano sottratto Idleb alla Siria di Bashar al-Assad?....

La realtà sul campo conferma purtroppo quello che ho scritto in queste colonne, due settimane fa: la follia omicida che si è impadronita di tutto il mondo arabo non ha nulla a che fare con le classi sociali né con spaccature ideologiche, né con sensibilità religiose. Per quattro anni, molte persone si sono riposizionate e hanno cambiato campo. A poco a poco, le cose decantano e una nuova linea di divisione appare senza che le popolazioni ne siano consapevoli.
Durante gli anni ’50, il mondo arabo era diviso tra filo-americani e filo-russi. Nel corso degli anni ’90, si è diviso tra filo-israeliani e Resistenti. Ma la logica degli interessi statali venne rotta da George W. Bush e Dick Cheney a favore degli interessi delle compagnie petrolifere. E oggi raccogliamo i frutti della politica di Barack Obama.
Stiamo assistendo a un’esplosione di violenza da parte dei sostenitori della poligamia contro quelli dei diritti delle donne. Monarchie arabe e i Fratelli Musulmani difendono una società dominata dagli uomini, mentre l’Iran e i suoi alleati difendono una nuova società in cui uomini e donne sono in controllo della propria fertilità e uguali nei diritti. Siamo in grado di ruotare e capovolgere i fatti in tutti i sensi, ma non c’è quasi nessun’altra scissione tra i due campi.
Due visioni del mondo si oppongono.
Cosa hanno in comune i bersagli dell’Occidente: Zinedine Ben Ali (Tunisia), Hosni Mubarak (Egitto), Muammar al-Gheddafi (Libia), Bashar al-Assad (Siria), Nuri al-Maliki (Iraq), lo sceicco Ali Salman (Bahrain), Abdul-Malik al-Houthi (Yemen)? Nulla, se non che tutti hanno combattuto contro la poligamia. Che cosa hanno in comune i sostenitori dell’Occidente: gli Stati membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo e i Fratelli Musulmani? Sono tutti favorevoli alla poligamia.
Oggi questa è l’unica linea di demarcazione che attraversa l’insieme del mondo arabo, ad eccezione dell’Iraq e dell’Egitto. Nel primo paese, gli Stati Uniti non hanno ancora chiaramente scelto i loro partner. Ufficialmente, sostengono Haider al-Abadi contro Daesh, ma la stampa iraniana e irachena ha dimostrato che svolgono un doppio gioco e hanno consegnato volontariamente delle armi a Daesh e ucciso soldati iracheni. Quanto al secondo stato, il presidente al-Sissi esita ancora tra la sua concezione personale favorevole ai diritti delle donne e quella del suo sponsor saudita, il cui denaro è essenziale per l’economia di questo paese in bancarotta.
Anni di propaganda hanno foderato di prosciutto i nostri occhi.
Riteniamo, a torto, che i codici di abbigliamento iraniani siano equivalenti a quelli dei sauditi. Ma in Iran, le donne sono diventate padrone della loro fertilità nei primi anni della Rivoluzione, cioè prima delle donne di parecchi Stati europei. Sono molto più numerose nelle università di quanto non lo siano gli uomini ed esercitano le più alte responsabilità. Invece, in Arabia Saudita, non hanno alcun diritto per se stesse.
Noi pensiamo, a torto, che il mondo musulmano sia diviso tra sunniti e sciiti che si lasciano andare a una guerra senza pietà. Tuttavia, in Yemen, gli Huthi, di certo largamente maggioritari a livello nazionale, non avrebbero potuto conquistare Sanaa o Aden, senza il sostegno di una potente forza sunnita, maggioritaria in queste due città. E qui, in Siria, l’esercito arabo siriano, sostenuto dall’Iran contro i takfiristi, è composto per oltre il 70 per cento da sunniti.
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Yusuf al-Qaradawi, leader dei Fratelli Musulmani e consigliere spirituale del canale televisivo del Qatar Al-Jazeera, si è specializzato nel difendere la poligamia e il diritto di picchiare le proprie mogli. Durante la campagna elettorale di Mohamed Morsi, in Egitto, è intervenuto a predicare in piazza Tahrir al Cairo che la priorità politica non stava tanto nel lottare contro Israele, quanto nell’uccidere gli omosessuali. Lo si vede qui come ospite d’onore in un meeting della «opposizione siriana moderata».
Si può rimanere increduli nel vedere che la prima forma di realizzazione della «rivoluzione» tunisina — prima di qualsiasi decisione legislativa — sia stata quella di organizzare il ritorno di Rached Ghannouchi, un Fratello musulmano, che ha proposto sin dal suo arrivo di ripristinare la poligamia.
Si può rimanere sbalorditi nel vedere dei membri del Baath siriano rivoltarsi contro lo Stato o ancora dei comunisti yemeniti rivoltarsi contro il loro partito e unirsi poi tutti ad al-Qa’ida. Basta tuttavia osservare le loro famiglie per capire perché hanno cambiato campo.
E che dire dei vincitori libici che annunciavano il ripristino della Shari’a?
Questi esempi sorprendenti sono frequenti, ma i passaggi dal campo filo-occidentale a quello anti-occidentale sono assai più numerosi.
Come sempre, le potenze coloniali si sono alleate con le forze che non potevano trionfare senza il loro aiuto, in questo caso i sostenitori di un mondo antico. Naturalmente gli Stati Uniti non hanno previsto le conseguenze delle loro scelte. I loro strateghi pensavano solo ai loro interessi imperialisti a breve termine. Oggi cavalcano l’onda delle violenze che hanno causato, ma che li superano così come superano le popolazioni interessate.
Nessuno può spegnere l’incendio che infiamma il mondo arabo, perché questo è cambiato troppo in fretta. Nessuno può sfuggire alla questione dei diritti delle donne.
L’Occidente ha avviato la produzione industriale di preservativi nel 1844, ma si è dovuto attendere fino all’epidemia dell’Aids, un secolo e mezzo più tardi, per avere che tutti gli Stati occidentali ne autorizzassero la pubblicità. Il diaframma è stato inventato nel 1880 e la spirale si è diffusa negli anni ’30 del XX secolo, mentre la pillola anticoncezionale è apparsa nei successivi anni ’50.
Il controllo della fertilità ha profondmente trasformato la vita delle coppie eterosessuali. Il matrimonio combinato, che era la norma in Occidente fino alla prima guerra mondiale, ha ceduto il posto al matrimonio d’amore, dopo la seconda guerra mondiale. Pertanto, la società ha accettato l’omosessualità che prima descriveva come "contro natura", sebbene fosse attestata presso tutti i mammiferi studiati e anche in alcuni uccelli [1].
Tornando indietro dal maggio 1968, le società occidentali sotto l’influenza della «società dei consumi» generalizzano oggi i divorzi multipli. Non sono più solo le donne, ma entrambi i sessi, a essere considerati come prodotti usa e getta. Per la prima volta nella storia umana, la poligamia diventa un fatto della società, ancorché scaglionato nel tempo. Si possono tante mogli o tanti mariti a volontà, a condizione che si susseguano.
Contemporaneamente, le femministe, che un tempo hanno combattuto per liberare le donne, spesso oggi si accaniscono per rinchiuderle di nuovo, ma in ruoli maschili. Esse affermano che entrambi i sessi, pur essendo diversi tra loro, sono assolutamente identici e negano l’esistenza di persone inter-sessuali (in un caso su 700, le persone con genitali femminili non sono portatrici di cromosomi XX ma XXY, in un caso su 20.000, sono portatrici di cromosomi XY tuttavia reputati maschili) [2]. È questa visione del mondo che viene incarnata negli Stati Uniti dall’avvocato femminista Hillary Clinton, divenuta Segretaria di stato e grande organizzatrice delle «primavere arabe». Questa ideologia trionfa in Francia con il Partito Socialista e i suoi concetti di "matrimonio per tutti" e di "parità": alle ultime elezioni nessun cittadino poteva presentarsi da solo. È stato costretto a formare un "binomio" con un altro cittadino di sesso legale opposto.
Quel che l’Occidente ha praticamente vissuto in quasi 2 secoli, il mondo arabo l’ha conosciuto in una sola generazione.
Se, in generale, i sostenitori dell’Arabia Saudita sono musulmani sunniti, mentre quelli dell’Iran appartengono a tutte le comunità religiose, ci sono molte eccezioni che si possono spiegare solo con il loro atteggiamento nei confronti della contraccezione.
Nel XIX secolo, le chiese cristiane sono state violentemente contrarie alla contraccezione. Nel 1958, Papa Pio XII condannava la pillola, mentre nel 2015 Papa Francesco magnifica la "genitorialità responsabile" e denuncia i cristiani che "si riproducono come conigli". Ancora poco tempo fa, la Chiesa Cattolica insegnava che l’omosessualità era un peccato in contrasto con il "piano di Dio", mentre Papa Francesco dichiara oggi che non può giudicare gli omosessuali.
Tuttavia, l’evoluzione delle mentalità non è ancora finita poiché molti cristiani considerano ancora l’aborto durante le prime settimane di gravidanza come un omicidio sebbene perfino San Tommaso d’Aquino, nel XIII secolo, avesse dimostrato che un feto di poche settimane non poteva essere un essere umano. E il sostegno fornito da alcuni giovani musulmani occidentali a Daesh certifica che la battaglia della "genitorialità responsabile" non è ancora vinta in Europa.
Da quattro anni, analizzo le strategie degli Stati di fronte alle «primavere arabe», ma oggi constato che i popoli non obbediscono a quelli che li manipolano. Le persone sono mosse da un’altra forza, più potente, che le possiede anche a loro insaputa, e le scatena.
A partire dal 1936, il Terzo Reich aprì le Lebensborn, istituzioni, degli stabilimenti dipendenti dal Ministero dell’Agricoltura, incaricati di produrre e allevare dei giovani "ariani" per conto del SS.
Forse potremmo rileggere la nostra storia alla luce di quanto sta accadendo oggi nel mondo arabo. Constateremmo allora con lo stesso stupore che, durante la seconda guerra mondiale, gli Alleati (Regno Unito, Francia Libera, Unione Sovietica, Stati Uniti) erano attraversati da movimenti femministi, e hanno accordato delle responsabilità alle donne quando i loro uomini sono morti in combattimento. Mentre le potenze dell’Asse (Germania, Italia, Stato francese, Giappone) proibivano rigorosamente la contraccezione e hanno persistito, nonostante la necessità, nel tenere le donne fuori da qualsiasi responsabilità.
Traduzione
Matzu Yagi
[2] Vi è una grande quantità di casi distinti che vanno - da un lato - da quelli di persone con caratteristiche biologiche di entrambi i sessi senza che si possa dire con certezza a quale sesso appartengano, fino a – dall’altro lato - a persone il cui cariotipo non corrisponde all’aspetto fisico. L’unica cosa chiara è che alcuni soggetti non sono esattamente degli uomini né esattamente delle donne.
http://www.voltairenet.org/article187186.html

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