lunedì 13 marzo 2017

Maurizio Blondet - DENTRO IL “DEEP STATE” E’ GUERRA APERTA...

Fortuna per i media, la diffusione di “Vault 7”, ossia degli 8760 documenti compromettenti della Cia da parte di Wikileaks, ha coinciso con la Giornata della Dddonna, festa mondiale obbligatoria come lo  Shoah  Day. Sicché pagine su pagine, servizi tg su servizi tg sulle “dddonne” in piazza,   servizi internazionali su uno sciopero mondiale delle “ddonne” che ovviamente non è riuscito… e su Vault 7 poco o niente.
Il fatto che la Cia abbia un programma software (UMBRAGE) che non solo  spia  i computer di qualunque ente  degli Usa,  ma anche lascia delle tracce che falsamente fanno sospettare   che siano stati i leggendari “hackers russi”,  non interessa il Washington Post né il New York Times, che sulla storia degli hacker russi che hanno falsato le elezioni presidenziali, fatto perdere la Clinton e  vincere il loro complice Trump, hanno imbastito servizi per mesi.
Il fatto che la Cia abbia “porte posteriori” (backdoors) nei programmi Microsoft che le consentono di curiosare in tutti i computer che usano Windows  sul pianeta,  e possa fare lo stesso con Apple e con Google;  che possa controllare  a distanza auto e aerei (ottimo per gli assassini mascherati da incidenti), che   abbia creato clandestinamente un colossale  apparato di spionaggio interno ai cittadini americani, il che è vietato per legge,  facendosi una specie di NSA (National Security Agency)  all’interno  con la possibilità di intercettazione di tutti, senza controllo giudiziario, non  ha preoccupato né i media né i governi esteri, né i senatori americani.  Un filo di preoccupazione è stato espresso da qualcuno per il fatto che, come ha rivelato Wikileaks, la Cia ha per giunta “perso il controllo” di  tutto il suo  arsenale di cyber-spionaggio, ossia abbia  diffuso per negligenza quei programmi e quel software nella Rete: perché adesso, oddio, “possono usarlo i terroristi”....

Il fatto  che da quei documenti  si scopra che la Cia ha un’espansione enorme, mondiale, totale, una potenza   che fa’ quel che vuole  senza il  minimo controllo governativo –  una realtà  di fronte alla quale  le più azzardate, anzi paranoiche  fantasie complottiste  sono piccolezze –   sembra essere accettata da  tutti i settori dell’Establishment, democratici come repubblicani, aziende multinazionali, stati europei   e persino dalla Casa Bianca  come qualcosa di pacifico, di normale.
Le giustificazioni bipartisan dei senatori dei due partiti    sono piene di rispetto, la Cia  fa tutto questo per difenderci dal terrorismo.  Sostanzialmente, ciò equivale a  dire: non è possibile che la Cia minacci l’interesse nazionale, perché è la Cia che definisce l’interesse nazionale.
Mai totalitarismo fu meglio definito ed accettato dai soggetti.

Ritorsione della National Security Agency contro la Cia?

Ma forse questo silenzio ha anche un motivo più  profondo e imbarazzante. In questa montagna di rivelazioni contro la Cia qualcuno sospetta lo zampino  dell’ente rivale di intelligence, National Security Agency (NSA).
Il giornalista investigativo di nostra conoscenza Wayne Madsen ne è certo. Ha intitolato uno dei suoi ultimi rapporti così: “ CIA SIGINT disclosure appears to be retaliation for Langley’s involvement with Snowden leak”.

“La divulgazione dell’intelligence elettronica della Cia sembra essere una rappresaglia per  il coinvolgimento di  Langley [sede della Cia] nella fuga di notizie di Snowden”.

Bisogna tener presente che Madsen è stato lui stesso un agente dello NSA. E racconta come negli anni ’80,  quando lavorava all’interno del Gruppo S  (Signal, intercettazioni) il loro direttore ,un colonnello, raccomandò severamente di stare ben attenti  non lasciarsi scappare  nulla della  missione in corso,  ordinata dalla Casa Bianca direttamente, all’Opposizione.  Lo sappiamo,  obiettò Wayne, siamo stati addestrati  ed istruiti, sappiamo che i rischi che corriamo se  diciamo una  parola ai sovietici.  Il colonnello rispose: “Non parlavo dei  russi, parlo della CIA”.
Benché in teoria la Cia debba  limitarsi allo spionaggio all’estero e sul campo,  e la NSA alle  intercettazioni interne, quindi  sotto un maggior controllo (in teoria) dell’autorità giudiziaria  o altri enti legalmente autorizzati, la divisione dei campi è lungi dall’essere pacifica. La tensione fra Cia e Nsa  è stata permanente. Per esempio, è essenzialmente la NSA che   s’è accaparrata la partecipazione ad ECHELON, il programma di ascolto mondiale congiunto con Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda.
Ai tempi in cui ci lavorava Madsen,la Cia aveva un  ufficio di spionaggio elettronico (Office of Signal Intelligence Operations, OSO) che suscitava acuti sospetti negli alti gradi della National Security  perché  sembrava  duplicare le operazioni della  NSA.  Avendo perso due centrali d’ascolto in Iran nel 1979 per la caduta della Scià, la Cia si  fece aiutare dalla NSA ad allestire due centri di ascolto radio e telefonici in Cina occidentale, stazioni che furono gestite congiuntamente, per una volta.  Poi lo OSO  della Cia buttò la spugna e la NSA ampliò  il suo potere su tutta l’intelligence per mezzo di segnali, o SIGINT.
Così, quando nel 2013 esplodono le rivelazioni di Edward Snowden,  Wayne – sarà per deformazione professionale –  non crede nemmeno un momento all’idea del puro eroe civile  in lotta contro il Sistema.  Nota che  la biografia di Snowden attesta suoi passaggi dall’una all’altra agenzia: prima   lavora per la NSA all’università del Maryland, poi viene reclutato dalla Cia e lavora  per questa a Ginevra sotto copertura diplomatica dal 2007, poi si fa assumere dalla  Booz Allen Hamilton (azienda di tecnologia informatica “consulente” della NSA,   ossia una delle sue facciate)  la National Security Agency), e  qui “tradisce” e  passa a rivelare palate di informazioni segrete.  Madsen fu il primo a scrivere, allora,  che Snowden   era rimasto un agente della Cia e “potrebbe essere parte di un’operazione di Langley” per  esporre e mettere nei guai la NSA  rivelando il suo coinvolgimento in varie operazioni, diciamo, illegali.
Adesso,  la massiccia e non autorizzata propalazione di SIGINT della Cia sarebbe la vendetta.  Tanto più che essa, all’occhio esperto, rivela soprattutto  che la Cia ha di nascosto creato al suo interno una propria  e gigantesca  NSA se così si può dire,  un apparato di cyber-warfare  (guerra elettronica) che duplica la NSA e lo US Cyber Command,  che poi sono praticamente la stesa cosa: anche il  Comando militare per la guerra elettronica  ha sede  a Fort Meade,   presso la NSA, e  i due enti sono hanno lo stesso direttore, ammiraglio Mike Rogers.

Brennan chiese a Obama di licenziare il capo NSA

Ora, ricorda Madsen,  questo ammiraglio Rogers ha avuto un incontro “non autorizzato” con il  candidato Donald Trump, alla Trump Tower, il giorno  17   novembre 2016.  “Questo fatto ha indotto James Clapper, il direttore della National Intelligence, il segretario alla Difesa Ashton Carter, e secondo fonti nostre (di Madsen, ndr.] il direttore della Cia  John Brennan, a  chiedere  al presidente Obama il licenziamento di Rogers”. Non è  avvenuto, e “oggi Rogers continua a servire Trump come direttore del NSA e dello US Cyber Command”.

John Brennan (Cia) e James Clapper (National Intelligence), nemici di Trump.
Ammiraglio Mike S. Rogers, capo della NSA
Perché la Cia avrebbe dovuto inguaiare la NSA mobilitando  Snowden a spifferare? Wayne l’aveva scritto   già nel  2014, il 14 febbraio: “Nostre fonti nell’intelligence community  ci hanno detto, sotto condizioni di anonimato,  che una fazione  interna  alla Cia era sempre più irritata e allarmata per il colossale sistema di sorveglianza messo insieme dalla NSA;  la quale, in certi casi, era venuta a conoscenza di operazioni estere coperte della Cia altamente riservate  [highly compartmented] a causa della sua capacità di monitoraggio a “spettro completo delle comunicazioni digitali mondiali, fra cui quelle controllate dalla Cia”.
All’operazione (come si tradurrà “Smerdare la NSA”?) sono stati assegnati agenti della Cia in servizio, a riposo, e contractors. Snowden è stato  perché col  suo eccezionale  curriculum “a Ginevra come attaché presso la missione Usa alle Nazioni Unite, e a Misawa in Giappone, sotto copertura non ufficiale della Dell Computer e Booz Allen Hamilton”, era la persona ideale per accumulare documenti NSA a diffonderli ai media.
Madsen indicava come indizio a sostegno della sua versione, in quell’articolo del 2014, il fatto che la NSA aveva appena licenziato  un civile che lavorava alle Hawaii  per la  NSA, presso il centro operativo di questa a Kunia, e che aveva dato a Snowden il suo PKI, ossia il suo Public Key Infrastructure Certificate,  che dà l’accesso allo NSA-Net, l’internet interno e protetto della NSA: un accesso che Snowden  non aveva, per sé.   C’era stata una denuncia all’FBI contro questo civile ed  altre due persone che lavoravano con lui alle Hawaii, l’FBI aveva indagato, ma non  v’erano stati arresti…
Perché?,  vi domanderete. Ecco la risposta di Madsen in quell’articolo del 2014: “Elementi  interni alla Cia hanno informato la Casa Bianca di Obama, e specificamente John Podesta,il consigliere del presidente in tutta la questione riguardanti  le fughe di notizie della NSA, che se  Casa Bianca o  Dipartimento della Giustizia avessero agito contro la Cia per gli spifferi  di Snowden, la Cia avrebbe diffuso informazioni personali sul Presidente, altamente imbarazzanti”.
Madsen aggiungeva: “Il coinvolgimento della Booz Allen Hamilton, che è di proprietà del  Carlyle Group, [la finanziaria] di proprietà  della famiglia Bush che è interna alla Cia [Bush padre è stato direttore della Cia negli anni di Jimmy Carter, ed è sicuramente  l’iniziatore  della deviazione  dell’Agenzia, ndr.] ha reso Obama avvertito che l’operazione per svergognare la NSA  è diretta da forze politiche potenti”.
Fra le informazioni  che la NSA   era venuta a conoscere, ed avevano provocato la ritorsione della Cia perché non aveva “nessun bisogno di conoscerle”, c’era il “trasferimento di armamenti dai magazzini  della Libia un tempo in mano a Gheddafi  da Bengasi ai jihadisti in Siria”; insomma l’operazione  in   cui  Hillary Clinton sacrificò  l’ambasciatore Christopher  Stevens e i quattro Marines  che lo proteggevano, per mantenere  riservato lo sporco segreto; e che il generale Flynn, allora capo della DIA (militare), in parte riuscì a sabotare con l’aiuto di amici a Mosca.  Ma non solo: altre  delicate operazioni della Cia, comprese le azioni con droni [assassini mirati, ndr.] furono passati dalla diffusione di Snowden a “intelligence israeliana, indiana, francese e tedesca”.
Madsen aggiunge che poche settimane fa, a febbraio, un ex contractor  della NSA dal ’93 al  2016, ufficiale navale della riserva, Harold T. Martin III, è stato beccato per il possesso di 50 terabytes di files elettronici segretissimi, per  lo più materiale della NSA.  Anche questo Martin aveva  lavorato per la Booz Allen Hamilton.-  Ma il particolare più succoso è che l’iniziativa di mettere in stato di accusa  Martin è stata del magistrato Rod Rosenstein, allora procuratore (attorney) del Maryland, che Donald Trump ha nominato come vice dell’Attorney General   federale da lui scelto, Jeff Sessions.

Dunque,  se Madsen ha visto giusto,  quando  il 3 marzo Trump ha twittato che “Obama mi ha intercettato i telefoni” senza dare prove,  sapeva già   forse da novembre (dal colloquio con l’ammiraglio  Rogers, capo della NSA che  quelli della Cia volevano licenziato), che presto la sua accusa sarebbe stata  rinforzata dalle esplosive rivelazioni del Vault 7, che scoprono le incredibili vergogne  della Cia;  ha  lasciato  crescere le accuse  organizzate da Cia, Clappe e  il Washington Post sugli “hacker russi” che lo avrebbero aiutato a vincere le elezioni,  sapendo che adesso, dalle rivelazioni Vault7, si sa che la Cia infiltra i computer e può simulare che ad infiltrarli siano gli hacker russi. Ha lasciato venire allo scoperto   falsi amici o falsi neutrali come James Comey dell’Fbi, deputati  e senatori  anche repubblicani convinti che l’ingenuo Donald si era incastrato da solo…

Trump assesta tre colpi al Sistema

Di colpo, l’attorney general da lui nominato, Jeff  Sessions, chiede a 46 attorneys locali nominati da Obama, di dimettersi; quello di New York che rifiuta, Preet Bharara (un uomo di Hillary), lo licenzia.  Il suo nuovo segretario di Stato, Tillerson (ex  Exxon), ha decimato il personale del Dipartimento di Stato, gente dell’era Obama e Kerry (e Nuland), e non mostra alcuna fretta di rimpiazzarlo: evidente la volontà di ridimensionare tutto il  Ministero degli Esteri, il personale  d’ambasciata e forse il numero stesso delle ambasciate.
Tony Podesta
Terzo colpo:  si apprende che Tony Podesta, il  ricco fratello lobbista di John Podesta (quello con gli strani quadri pedofili)  viene imputato dal ministero della Giustizia per una singolare mancanza: nel 2016  ha accettato di fare il lobbista per la banca russa Sberbank e la sua filiale americana  per sei mesi,   dietro compenso di 170 mila dollari, senza registrarsi come “agente estero”, come è obbligo legale.  Insomma, dopo che il blocco anti-Trump ha agitato per mesi il sospetto e le accuse contro Flynn, Sessions, lo stesso Trump perché se la intenderebbero  coi russi, appare che a rappresentare gli interessi di una banca russa –  con legami col FSB, ex KGB   –  sia proprio il giro  Podesta, ossia Hillary e  altri Pizzagate:  magari è un regalino inatteso di Putin? Certo  è un colpo magistrale assestato al fronte nemico.
A  questo punto, la reticenza dei media e dei  senatori a parlare del “Vault 7”  e delle rivelazioni della Cia, si spiega forse col terrore  o la prudenza: due giganti pericolosissimi del Deep State, Cia e NSA, da decenni in lotta occulta, ora sono alla guerra aperta; King Kong si avventa contro Godzillah,  fanno volare rivelazioni compromettenti come stracci,  si rinfacciano segreti di Stato e delitti orrendi, non si sa chi vincerà;  quindi circolare, non c’è nulla da vedere.

Sempreché Wayne Madsen abbia visto giusto e  avuto le giuste informazioni.   Mi basti ricordare che  questo  formidabile personaggio   è  colui che, con una propria inchiesta a Chicago, ha scoperto che Barak Hussein Obama,  prima di concorrere come presidente, era un frequentatore di circoli omosessuali, e socio – insieme al sindaco ed amico  Rahm Emanuel – della bathouse per finocchi abbienti Man’s Country.   Obama poi si portò Emanuel alla Casa Bianca come capo di gabinetto tra il 2009 e il 2010.
Obama e Rahm Emanuel in un riuscito fotomontaggio.
Naturalmente, importanti media di sinistra hanno provato a dimostrare che l’informazione era una bufala, una fake news. La smentita più diretta, che sarebbe consistita nel querelare Wayne Madsen per calunnia, non è mai arrivata.  Chissà, magari sono queste le informazioni “personali e imbarazzanti”  sul presidente che la Cia aveva fatto sapere alla Casa  Bianca di avere.




Ricordiamo al lettore che tutta la lotta  avviene sullo sfondo del delitto indicibile, di cui certamente Cia e NSA sono  complici, e che Steve Pieczenik, l’ex vice-assistente segretario di Stato, ha una volta espresso così:
“Voglio che Netanyahu  cominci a dire la verità su coinvolgimento  di Israele nell’11 Settembre.  Oltre 134 operativi del Mossad furono beccati in quei giorni. Il Fbi li beccò e li interrogò…”. Poi l’inchiesta fu stroncata da Bush  jr.

Rettifica: un amico mi  avverte che Preet Bharara, l’attorney di New York South District che è stato licenziato dal ministro di Trump, non pare essere affatto un uomo di Hillary, come ho scritto.  Bharara (origine indiana) è infatti il  procuratore che ha incastrato Winer, il marito di  Huma Abedin, la confidente di HillarY, per quei suoi vizietti di mostrarsi nudo alle ragazzine.
Di fatto, mesi fa Bharara aveva incontrato Trump ed era uscito dal colloquio  convinto che ne sarebbe stato riconfermato.  I misteri s’infittiscono-----
 

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