ROMA – Un ragazzo di 24 anni è chiuso in una cella di Regina Coeli da oltre due anni in attesa del processo d’appello. Nella sua storia, poco conta che si professi innocente e che le prove indiziarie sulla base delle quali è stato condannato a 9 anni in primo grado (per una rissa con un ferito grave) siano destinate – a detta del suo difensore – a cadere in appello. Quel che conta è che Brian Gaetano Bottigliero è malato. Gravemente. Da mesi lascia la cella tre volte a settimana per sottoporsi a dialisi. Aspetta un trapianto di rene – senza il quale non avrebbe futuro – ma non può essere operato perché nel carcere romano ha perso 15 chili ed è gravemente debilitato.
MEANDRI BUROCRATICI - Il caso di Brian è esemplare di come tanti casi di malati detenuti nelle carceri italiane si complichino nei meandri dell’iter burocratico per la scarcerazione, che quasi mai viene concessa. Lo scorso gennaio 2013, Brian viene ricoverato d’urgenza in pericolo di vita all’ospedale Santo Spirito: un ricovero arrivato tardi, nonostante da mesi Brian avesse chiesto assistenza sanitaria per evidenti problemi di salute. Gli viene diagnosticata una grave insufficienza renale e dopo 7 giorni – a febbraio – Brian viene trasferito all’ospedale Sandro Pertini, sezione medicina protetta (la stessa dove venne ricoverato Stefano Cucchi).
LA MALATTIA DIVENTA CRONICA - Fatti tutti gli accertamenti, la diagnosi è «insufficienza renale cronica». Ma dopo circa tre mesi, dimesso dal Pertini in via di guarigione, con patologie in atto che non potevano essere assistite dal Centro clinico di Regina Coeli, viene rimandato nel penitenziario sul lungotevere. Qui nessuno gli consente di seguire la dieta prescritta dai medici. In stato di grave prostrazione fisica e psicologica inizia il calo ponderale: il giovane detenuto Brian perde circa 15 chili.
«GIUDIZIO COPIA-INCOLLA» - Anche il ricorso al Tribunale della liberta è stato rigettato. Motivazione: pericolo di reiterazione del reato. «Peccato che le accuse di chi sosteneva avesse colpito un uomo con un casco siano cadute (le motivazioni del primo processo, aprile 2013, hanno escluso l’uso del casco) e quell’elemento probatorio non valga più nulla – obietta il padre -. Ma il giudizio del Tribunale della Libertà pare un copia-incolla delle motivazioni di un’altra sentenza del 2011».
VICENDA CLINICA ASSURDA - Ora i genitori del ragazzo confidano in un nuovo ricorso, ma resta il rammarico per una vicenda clinica che ha dell’assurdo: «Se nostro figlio avesse avuto un’adeguata assistenza sanitaria all’insorgere dei primi sintomi, la sua patologia – in origine banale - non sarebbe degenerata», sottolineano. «Due anni senza adeguate cure lo hanno distrutto, ridotto a uno scheletro. E adesso, gli arresti domiciliari alla Ligresti, causa eccessivo dimagrimento e prostrazione psicologica… Ma allora, cosa dobbiamo per salvare il nostro ragazzo?».
05 novembre 2013 http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/13_novembre_04/regina-coeli-24enne-dializzato-cella-genitori-ci-aiuti-ministro-cancellieri-493705c4-454f-11e3-9115-48b024bd67ed.shtml

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