domenica 24 novembre 2013

Renzi a Letta: “Ora usi le nostre idee” Cuperlo lo attacca sul ruolo di sindaco...una giornata normale nel Pd!


 
La Convenzione ufficializza i dati degli iscritti: l’ex “rottamatore” vince con il 45,34%. I due candidati
in pressing sul governo: «Le larghe intese non siano un passatempo»
Congresso Pd, ultimo atto. La convenzione ha sancito questa mattina i tre candidati ufficiali alla segreteria: Matteo Renzi, grazie al 45,3% nei congressi, Gianni Cuperlo al 39,4% e Pippo Civati con il 9,4%. E per la corsa verso le primarie dell’8 dicembre tutti e tre i candidati hanno dettato la propria agenda innanzitutto al governo. Ma duro è stato lo scontro fra di loro, e in particolare tra Renzi e Cuperlo, sull’identità del partito, sul progetto di futo e sul ruolo stesso di leader del Pd.
Pochi i big della vecchia guardia all’assise romana. C’era Dario Franceschini e c’era, ma esponente comunque della nuova generazione, Roberto Speranza. E c’era, naturalmente il segretario Guglielmo Epifani. Per il resto la classe dirigente che ha fin qui guidato il partito ha dato forfait. Certo, non sono membri della convenzione, ma la loro assenza ha reso l’immagine chiara di un rinnovamento che è ormai nei fatti........
Da lontano, con un messaggio, si è fatto invece sentire Enrico Letta. «Il Pd è l’anima della missione di condurre il Paese fuori dalla crisi», ha spiegato, e le primarie «sono la risposta a chi non altri argomenti che il populismo rabbioso». Nel partito, ha assicurato, «c’è unità a dispetto delle appartenenze del passato e delle divergenze del presente». E di là dalal scelta di restare fuori dalla competizione per ragioni istituzionali, «l’8 dicembre sarò in fila per scegliere il nuovo segretario», ha confermato .
E proprio a Letta erano indirizzati i messaggi più forti arrivati dalla convenzione. «Noi vogliamo che il governo arrivi alla fine del proprio percorso, saremo i pia’ leali e non vogliamo fare sgambetti», ha premesso Renzi, ma l’esecutivo «ha usato molto della nostra lealtà, pazienza e responsabilità, oggi è il momento di dire con forza che deve usare le nostre idee e il nostro coraggio per essere efficace nelle scelte di politica economica, nelle riforme istituzionali o diventa solo il passatempo per superare il semestre europeo».
Pronta dunque `l’agenda Renzi´. Dal giorno dopo le primarie, se vincerà, «la legge elettorale passa alla Camera», ha preannunciato, e la riforma dovrà avere tre paletti: certezza del vincitore, garanzia di governabilità e di durata dell’esecutivo. E poi ancora riforme istituzionali, con il Senato che diventa delle regioni e le Province che possono restare, ma senza più oneri. «Si possono mantenere gli strumenti istituzionali, ma diventano organi senza indennità ed elezione diretta», ha detto. E poi il lavoro, «con la semplificazione delle regole». E la scuola «con il più grande piano di ascolto mai varato».
E sul governo è stato netto anche Cuperlo. `Il governo adesso non ha più alibi. E deve scuotere l’albero perché i frutti cadano a terra”, ha scandito. «Chiedo: c’è una sola ragione per cui dovremmo aspettare il 9 di dicembre? Visto che il tempo è scaduto», ha assicurato, «e che a noi - tutti noi - tocca riprendere per i capelli quanti semplicemente non ce la fanno più e stanno precipitando. E sono molti».
Dunque «buttiamo via il rigore, che non ha funzionato», ha incalzato, «a noi spetta gridare che l’austerità ogni giorno che passa è piombo nella ripresa». Ed è il Pd a doversi fare carico di questa battaglia: «A noi tocca condurre il Paese fuori dalla crisi più profonda della sua storia».
E c’è chi, come Civati, ripartirebbe da zero, da nuove elezioni subito. «Non ho mai manifestato con leggerezza il mio disagio verso le larghe intese. Letta e i suoi ministri stanno facendo cose straordinarie, ma con tutto il rispetto per il Presidente della Repubblica, è uno schema politico in cui mi ritrovo a fatica, è troppo impegnativo per una forza alternativa come il Pd», ha detto, unico a citare Giorgio Napolitano.
Ma su `quale´ Pd debba caricarsi sulle spalle queste ambizioni le ricette dei candidati sono ben diverse. Non sarà stato un caso che Cuperlo abbia parlato con il simbolo del Pd ben visibile sul grande schermo alle sue spalle e Renzi abbia invece preferito la grafica della sua campagna `L’Italia cambia verso´ in cui quel simbolo non compare. E in questo il discorso di Cuperlo è stato tutto all’attacco. Di Renzi.
Intanto per l’intenzione dichiarata di restare sindaco di Firenze e la mai celata ambizione di arrivare a palazzo Chigi. «Se ti proponi di cambiare tutto, nel centrosinistra e nel tuo Paese, non lo fai come secondo lavoro. Non solo perché viene male, ma perché non è giusto», ha detto. E per quel fastidio per gli iscritti che dalla sinistra del Pd imputano al sindaco di Firenze: «Se a un partito togli gli iscritti è come levare le gambe al tavolo. E se a un partito togli gli iscritti è come levare le gambe al tavolo».
Infine nel merito. «Noi non siamo il volto buono della destra, noi siamo la sinistra», ha scandito con alle spalle del podio un grande simbolo del Pd.
«Se tra noi c’è chi pensa che la via - dopo vent’anni - sia privatizzare le ferrovie e la Rai, prelevare 4 miliardi alle pensioni lorde sopra i 3.500 euro, avere un contratto unico e abolire l’articolo 18, tenersi la riforma Fornero al netto degli esodati, sposare la flessibilità e col Sindaco d’Italia passare da un regime parlamentare a una Repubblica presidenziale, è giusto che lo dica. Ma è giusto dire - e io mi sento di dirlo qui - che quel disegno, quella visione, sono radicalmente sbagliati», ha poi attaccato, «parlare quella lingua e proseguire su quella strada non significa chiudere il ventennio. Vuol dire riprodurlo. Magari ammodernato. Con una nuova veste. Nuova scenografia. E nuovi testimoni. Ma riprodurlo».
Un affondo che Renzi non ha gradito. Intanto, quando è toccato a lui prendere la parola, si è dilungato in ringraziamenti per chi ha organizzato i congressi locali e ha votato. Poi ha replicato nel merito,. «Ha ragione Gianni Cuperlo a dire che non siamo il volto buono della destra, ma non possiamo essere neppure il volto peggiore della sinistra, quello che non ha fatto il conflitto di interessi e che ha mandato a casa Prodi», ha ricordato. Così come ha tenuto a smentire che insegua una ricetta presidenzialista in tema di riforme.
Ma il sindaco di Firenze ha tenuto anche a smarcarsi dall’immagine di candidato dei poteri forti. «Sono contento se alle primarie non votano i banchieri», ha detto.
E ha evocato il `sogno´ come cifra della sua scommessa per la segreteria. «Prima i sogni erano XXL, ora ci si sono ristretti i sogni, le ambizioni», ha detto, «noi ci candidiamo per poter dire una volta per tutte che adesso tocca a noi, non faremo quelli che aspettano e che hanno paura, che torneremo grandi a condizione di sognare tutti insieme».................... 

http://www.lastampa.it/2013/11/24/italia/politica/decandenza-epifani-contro-berlusconi-non-ha-forza-crea-solo-clima-pesante-vqscqXBgyEZOBbFzJPKkcP/pagina.html

Nessun commento:

Posta un commento