Come vanno gli affari delle aziende occidentali rimaste in Russia? Evidentemente non troppo male, se ancora operano nel Paese, ma sembra andare bene soprattutto per Mosca, che ha guadagnato miliardi di dollari.
Secondo un rapporto pubblicato dal Kyiv School of Economics Institute e da due ONG ucraine, nel 2023 le società europee e statunitensi hanno versato in Russia circa 21,6 miliardi di dollari di imposte, di cui 3,5 provenienti dai loro profitti. Dall’intensificazione del conflitto in Ucraina del 2022, la cifra sale a quota 41,6 miliardi di dollari.
Attualmente, oltre 1.760 imprese occidentali operano in Russia, circa mille hanno invece sospeso l’attività e un migliaio sono uscite dal Paese.
Tra le società che hanno deciso di rimanere, ottenendo un guadagno miliardario, vi sono multinazionali quali Philip Morris, Pepsi, Mars, Nestlé, AstraZeneca, Ferrero, Parmalat, Barilla, Benetton.
Per quanto riguarda il pagamento delle imposte sugli utili, tra le aziende europee sono quelle tedesche ad aver pagato di più (693 milioni di dollari).
La cifra versata dalle multinazionali fa comodo alla Russia, che nel 2025 ha stanziato 133,5 miliardi di dollari per la difesa.
B4Ukraine, una delle società che ha presentato il rapporto, critica le aziende occidentali ancora attive in Russia, affermando che hanno ottenuto vantaggi a breve termine, restando però ostaggi della loro avidità.
Per il 2025, la Russia ha aumentato l’imposta sugli utili dal 20 al 25%, alzando anche quella in caso di uscita dal Paese dal 15 al 35%.
In alcuni casi, come per Ariston, Carlsberg e Danone, Mosca ha preso il controllo delle filiali russe con un decreto presidenziale, in risposta però ai 14 pacchetti sanzioni da parte dell’Unione Europea.----

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