mercoledì 15 gennaio 2025

BYOBLU24 - La LIBERAZIONE ABEDINI, STATI UNITI: “DELUSI DALL’ITALIA”...!

 

14 Gennaio 2025  Marco Paganelli

Inizia il gioco delle parti ...tra Stati Uniti e Italia... dopo la liberazione di Mohammad Abedini Najafabadi, avvenuta domenica scorsa. L’ingegnere era stato bloccato, lo scorso 16 dicembre dall’FBI, presso lo scalo milanese di Malpensa e trasferito immediatamente all’interno dell’istituto penitenziario di Opera. La procura della città ha sequestrato i dispositivi che utilizzava per comunicare. Tablet, cellulare, chiavette usb e schede tecniche non gli sono state consegnate prima della partenza avvenuta domenica scorsa. I contenuti di tali mezzi potrebbero essere inviati negli Stati Uniti tramite una rogatoria internazionale.

La prosecuzione dell’inchiesta

Le indagini, sul suo conto, quindi procedono. Secondo l’accusa americana, l’uomo avrebbe esportato indebitamente componenti elettronici sofisticati in Iran, violando così le sanzioni commerciali imposte dalla Casa Bianca agli ayatollah.

La ricostruzione della vicenda

 Tali apparecchi sarebbero stati impiegati, in base all’accusa lanciata dalle autorità a stelle e strisce, dai Guardiani della Rivoluzione Islamica per sferrare un attacco, il 28 gennaio 2024, contro la Giordania costato la vita a tre soldati del Pentagono.

La mossa dell’Italia

Il Guardasigilli, Carlo Nordio, aveva depositato domenica scorsa, presso la Corte d’appello meneghina, la richiesta di revoca della pena ai sensi dell’articolo 2 del Trattato di estradizione in vigore tra Roma e Washington. La disposizione in questione consente il trasferimento di imputati coinvolti in atti illeciti soltanto se sussistono, in entrambi gli Ordinamenti giuridici, norme ad hoc che garantiscano la punibilità dei crimini a loro carico. Il caso, a parere degli esperti, non poteva essere inquadrato in tale fattispecie per l’assenza, al di là dell’Atlantico, del requisito vincolante. E così nel giro di poche ore, Abedini è stato rimpatriato.

La posizione del governo Usa

Quest’ultimo rimarrebbe però sotto inchiesta nel distretto del Massachuttes, secondo il dipartimento alla Giustizia americano che non avrebbe nascosto neanche la profonda delusione per la revoca del fermo nei confronti del trentottenne. “Rimaniamo impegnati a contrastare la proliferazione e le attività destabilizzanti di Teheran”, ha puntualizzato il ministero, come riporta La Repubblica, auspicando che anche Palazzo Chigi possa contribuire efficacemente al raggiungimento di tale scopo. L’epilogo della vicenda viene associato, data la quasi concomitanza temporale, al rientro a casa della giornalista Cecilia Sala, detenuta per 21 giorni, nella prigione iraniana di massima sicurezza a Evin....( chi la mai vista....!).

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