16 Gennaio 2025 Giulia Bertotto
Attesissima l’audizione tenuta oggi 16 gennaio in Commissione Covid dall’ex commissario straordinario Domenico Arcuri, già Amministratore delegato di Invitalia, che ha guidato le operazioni di acquisto di mascherine e altri dispositivi sanitari. Ad Arcuri veniva contestato il solo reato di abuso d’ufficio per aver favorito un’azienda produttrice di KN95, e per questo la Procura di Roma aveva chiesto una condanna a 1 anno e 4 mesi, reato oggi cancellato.
Nella truffa multimilionaria, con immane spreco di denaro pubblico, vengono contestati a dieci imputati reati che vanno dalla frode in pubbliche forniture al riciclaggio e al falso ideologico.
Durante l’inchiesta, che coinvolge anche diversi noti imprenditori, sono state sequestrate dalla Guardia di Finanza oltre 800 milioni di mascherine provenienti dalla Cina risultate “non regolari”.
Le mascherine si sarebbero potute acquistare ad un prezzo ben 4 volte più basso dei 900 milioni spesi. Dove sono finiti i milioni che non tornano dai conti? Questa la domanda a cui cerca di rispondere la commissione ascoltando anche JC Electronics Italia, società che sarebbe stata svantaggiata nella compravendita. Si indaga anche sui flussi di denaro verso alcune società di Pechino, che sarebbero state favorite.
ALCUNE DICHIRAZIONI DELLA JC ELECTRONICS
“Qualche tempo fa ho letto il fascicolo dell’Inail riguardo al report ufficiale che hanno emesso nel dicembre 2022 sulle morti da COVID negli ospedali e sono rimasto stupito: ho rilevato, e non lo avrei mai immaginato, che la maggior parte delle situazioni che hanno portato a decessi sono proprio quelle in ambito sanitario” Così l’ingegnere Dario Bianchi, fondatore e amministratore di JC-Electronics Italia srl. “Pensavo che i medici fossero adeguatamente protetti, poi mi sono detto, visto che faccio l’ingegnere e qualcosa di matematica ne so, ma se noi facciamo un po’ di calcolo combinatorio?” ha proseguito il direttore dell’azienda di Colleferro che subì la cancellazione del contratto su “basi illegittime” secondo i giudici.
ALCUNE DICHIARAZIONI DI ARCURI
Durante la relazione Arcuri ha mostrato una fittissima documentazione e ha parlato con toni solenni affermando che “dal marzo 2021, quando ho lasciato incarico non ho mai partecipato al dibattito pubblico parlando del mio operato o sulla drammatica stagione Covid per il paese. I cittadini chiamati a svolgere ruolo pubblico devono onorare quest’ultimo lontano dalle bagarre. Partecipare alla commissione rientra invece tra i doveri”.
Secondo le accuse il contratto con la società laziale sarebbe stato revocato dagli uffici commissariali al fine di avvantaggiare altri fornitori. La JC Electronics, afferma Arcuri, ha dovuto “interrompere le forniture il 25 maggio 2020 e la ragione la comunica la stessa JC: ossia per un difetto di provvista. Ma avendo ottenuto consegne da consociata olandese ha poi ritenuto di poter chiudere l’impegno”.
E ancora:
“La struttura commissariale non ha mai sottoscritto contratti con potenziali esportatori di dispositivi sanitari ma solo con produttori accertati e ciò vale anche per le mascherine cinesi e il loro supposto legame con la causa discussa”.
IL COMMENTO DI BUONGUERRIERI
“Domenico Arcuri e la struttura commissariale sapevano di acquistare, con soldi pubblici, mascherine non idonee. È quanto emerso stamattina dall’audizione in commissione parlamentare del fondatore della Jc Electronics, l’azienda che dovrà essere risarcita dallo Stato italiano per la cifra di oltre 203 milioni di euro a causa di una commessa di mascherine risolta da Arcuri su basi illegittime” ha commentato la deputata Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia.
Arcuri ha definito le relazioni che lo hanno preceduto una “Spy story dallo scenario internazionale” e ha fatto sapere di valutare con i suoi avvocati una tutela legale.
L’evento non ha previsto domande da parte della Commissione, che ha richiesto la calendarizzazione urgente di un’occasione di confronto democratico e istituzionale.---

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