sabato 2 settembre 2023

Paolo Deotto - Ucraina. La distorsione della realtà e il potere. // Redazione Settembre 2, 2023

 

Grande rilievo ha avuto l’annuncio che le forze ucraine avrebbero riconquistato Rabotino, paesino che aveva circa 500 abitanti prima della guerra, conquista in parte negata dai russi. Al di là del diniego, va da sé che non sembra che ci si trovi di fronte a una Waterloo, nonostante il carissimo prezzo pagato per ottenerla.

Alimentare la guerra

Si tratta di placare la fame di vittoria di Kiev e dei suoi sponsor internazionali, che devono pur alimentare la speranza di una debacle della Russia per prolungare il conflitto.

Tale vittoria, secondo tanti commentatori, aprirebbe la via alle forze ucraine per arrivare a Melitopol e così tagliare il ponte terrestre che collega la Russia alla Crimea.

Purtroppo, un grafico del New York Times del mese scorso mostra chiaramente che la prima vera linea difensiva russa – con mine, trincee, denti di drago e altro – resta ancora inviolata, trovandosi a circa 8 Km dal villaggio.

E, dietro di questa, il NYT ne segnala altre tre, erette a distanze simili. Insomma, appare più che arduo immaginare una marcia trionfale verso l’obiettivo.

Non si tratta di sminuire gli sforzi ucraini né di esaltare i russi, solo di guardare la realtà per quel che è, cosa che la quasi totalità dei politici, dei generali e dei media occidentali non sanno da quando questa maledetta guerra è iniziata.

Sul punto riportiamo quanto scrive Larry C. Johnson in un articolo ripubblicato dal Ron Paul Institute, nel quale il cronista si interpella sugli interventi di alcuni ex generali Usa – Stan McChrystal, Phil Breedlove, Ben Hodges e David Petraeus – che stanno inondando i media statunitensi (analisi che poi discendono sui media delle colonie europee).

I suddetti continuano ripetere il mantra sull’inevitabile collasso della Russia. Si tratta di persone competenti, spiega Johnson, altrimenti non avrebbero fatto la carriera che hanno fatto. “Allora perché sbagliano in maniera così pervicace?”, si chiede.

La realtà negata

“Sono abbastanza sicuro – scrive Johnson – che tutti loro a un certo punto abbiano riconosciuto che una forza d’attacco, quando si confronta con un nemico ben trincerato, deve avere la supremazia aerea se vuole avere una possibilità di sfondare le linee difensive, che è un po’ come lanciare una palla di neve nell’inferno. Ma non è necessario avere un’autorizzazione a visionare documenti di intelligence Top Secret per sapere che l’aeronautica ucraina è stata decimata ed è incapace di lanciare attacchi prolungati contro le posizioni russe”.

“Si parla anche molto positivamente del fatto che l’’Ucraina colpisca le linee di comunicazione russe (LOC) con HIMARS e missili Storm Shadow. Ma ci sono scarse prove a sostegno di tale affermazione. In realtà è vero il contrario. È la Russia, e non l’Ucraina, a colpire quotidianamente il comando ucraino e i centri logistici in tutta l’Ucraina. E la difesa aerea dell’Ucraina è stata distrutta e non può contrastare i bombardamenti notturni”.

“Questi generali o ignorano le capacità della Russia di decimare la moltitudine di attacchi lanciati da 5 giugno, quando è iniziata la controffensiva, oppure mentono. Non vedo alternative. Le immagini dei carri armati Bradley, Striker e Marder in fiamme forniti dalla NATO sono ovunque su Internet. Le foto e i video non sono generati dall’intelligenza artificiale, ma questi generali ignorano tale realtà”.

“Idem per le vittime ucraine. I social media sono pieni di foto e video di immensi cimiteri con file apparentemente infinite di bandiere ucraine che spuntano da tombe appena scavate”.

“Diavolo, anche fonti ucraine hanno ammesso che la carenza di siti di sepoltura ha costretto il governo di Zelenskyj a scavare nei cimiteri della Seconda Guerra Mondiale per rimuovere le spoglie dei soldati sovietici e fare spazio (sic) al numero crescente di KIA [kill in action ndr] ucraini. Questa non è un’informazione segreta. È facile da trovare se sai fare una semplice ricerca su Google”.

“C’è poi la questione delle di munizioni. L’Ucraina […] è stata costretta a utilizzare munizioni a grappolo da 155 mm perché l’Occidente non ha più la capacità di fornire i più efficaci proiettili standard da 155 mm. Persino Biden lo ha ammesso pubblicamente, ma i generali statunitensi in pensione si rifiutano di accettare questo fatto e di prenderlo in esame nella loro analisi”.

La distorsione della realtà e il potere

“Questa incapacità di affrontare la realtà aiuta a spiegare il fallimento, sotto la guida di questi uomini, delle operazioni militari statunitensi in Iraq, Siria e Afghanistan. Peraltro, nessuno di questi uomini ha condotto una campagna militare combinata contro una forza militare paritaria” [come la Russia ndr].

“L’Ucraina non ha una riserva infinita di potenziali reclute. Al contrario, sta richiamando adolescenti e uomini sopra i 50 anni, ai quali dà una formazione superficiale per poi gettarli in un tritacarne. Nessuno di questi generali ammette che ciò sia folle e controproducente”.

Militari ucraini accanto ad un mezzo danneggiato

“[…] Cosa sta succedendo? Stiamo assistendo a una debacle costruita su un errore di gruppo oppure questi generali sono ostaggio dei loro padroni economici? In altre parole, stanno mentendo a pagamento?”. Brutale la conclusione di Johnson ed erronea: non sono a tema tangenti o altro.

Questi generali, e tanti con essi in varie latitudini, partecipano di un’élite che sta difendendo il proprio potere – acquisito negli ultimi decenni grazie ai variegati dividendi prodotti dalle guerre infinite – con tutti i benefici, anche economici, connessi al potere in questione.

A fronte di tale follia, si segnala che ieri il New York Times ha pubblicato un dibattito tra tre analisti dal titolo: “È giunto il momento di negoziare con Putin?”. Piccolo segnale in controtendenza, che indica una riserva di ragionevolezza nel variegato ambito del potere imperiale.

Avremmo voluto riferire parti del dibattito, ma risulta talmente condizionato dalla propaganda e dalla pochezza dei protagonisti – che pure qua e là dicono cose ragionevoli – che abbiamo desistito. Resta lo spiraglio condensato nel titolo.

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fonte: piccolenote.it

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