mercoledì 10 luglio 2013

Processo Mediaset, Camere ferme 1 giorno. Sì del Pd a stop chiesto da Pdl, bagarre in Aula

Conferenze dei capigruppo convocate dopo la decisione della Corte di Cassazione di calendarizzare per il 30 luglio l'udienza del processo Mediaset. Santanché: "Moratoria o cade il governo". La Suprema Corte: "Seguita doverosa prassi, ma nulla vieta di disporre rinvio". Lupi: "Esecutivo va avanti". Epifani a Pdl: "Corda può spezzarsi".
ROMA - Soffia il vento della crisi, in Parlamento. Con tutto il Pdl - falchi e colombe - sulle barricate e il Pd che torna a spaccarsi, con i renziani che chiedono un chiarimento alla dirigenza. Dopo la decisione della Cassazione di calendarizzare per il 30 luglio l'udienza del processo Mediaset, il partito di Berlusconi ha chiesto di sospendere le attività parlamentari per tre giorni. Sia al Senato che alla Camera sono state convocate le conferenze dei capigruppo e qui il Pdl ha strappato un mezzo via libera da Pd e Scelta civica: sì allo stop, ma solo per la giornata di oggi. Con l'opposizione di Sel, M5S e Lega. Anche l'Aula della Camera ha approvato la proposta di rinvio della seduta di oggi, che aveva fra l'altro all'ordine del giorno il decreto legge sull'Ilva (saltato anche il vertice di maggioranza sull'economia). Il sì è arrivato con  "171 voti di differenza", ha annunciato in Aula la presidente Laura Boldrini. Ma è stata bagarre.

Rissa in Aula. "Buffoni, servi, schiavi". Così i deputati grillini hanno apostrofato i colleghi del Pd dopo il via libera alla sospensione dei lavori della Camera. Poi sono scesi tutti nell'emiciclo dell'Aula di Montecitorio e hanno cominciato a gridare verso i banchi del Pd. A quel punto alcuni deputati, tra cui Piero Martino e Nico Stumpo, sono scesi a confrontarsi con i grillini. I commessi hanno diviso le due fazioni.....



Pdl: "Moratoria o cade il governo". Il senso della mossa del partito di Silvio Berlusconi è stato dato da Daniela Santanché: "Se dovesse arrivare un 'no' sulla richiesta di moratoria dei lavori parlamentari capiremo che non c'è un governo di coalizione. Far cadere un governo non è un'azione politica, è una conseguenza di un'azione politica". Il capogruppo dei deputati Pdl, Renato Brunetta. ''La nostra è una posizione responsabile: dobbiamo discutere al nostro interno e dobbiamo fare chiarezza".  L'anticipo della sentenza della Cassazione "non mette a rischio la maggioranza ma la democrazia in questo Paese". Il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, ha provato a minimizzare: "Noi continuiamo a fare il nostro lavoro e andiamo avanti".

Toni sempre più accesi.
Ma la tensione resta alta. Il giorno dopo la decisione della Cassazion il segretario del Pdl, Angelino Alfano, ha usato parole tutt'altro che di distensione: "Non c'è nessuna ragione per sorridere o per guardarci tra di noi in modo rilassato. Ieri c'è stato un segnale più chiaro di quello che abbiamo vissuto in tanti anni. Il tentativo di travisare la nostra storia. La mia non è solo una considerazione politica, ma che intreccia la storia personale di ognuno di noi con quello che è avvenuto in questi anni. Una sentenza penale non è un atto solo giuridico. In una sentenza penale si racconta la storia personale di un individuo, un pezzo importante del suo essere uomo, del suo essere cittadino. La mia rabbia, la mia indignazione la mia preoccupazione derivano dal fatto che si vuole descrivere e raccontare la storia di un uomo che non è quella dell'uomo che conosco e in cui credo da 20 anni. C'è un'incalcolabile differenza. Uno iato. La mia rabbia, la mia indignazione, la mia preoccupazione non possono andare via a meno che non ci sua una totale riscrittura della storia di questi anni'', ha detto nel corso della riunione del gruppo del Pdl al Senato.

Epifani: "Pdl non tiri troppo la corda".
Dopo il via libera del Pd allo stop dei lavori per un giorno, da Guglielmo Epifani è arrivato un altolà al Pdl: ''Le vicende di oggi rendono ancora una volta esplicito il problema di fondo di questi mesi: la vicenda giudiziaria di Silvio Berlusconi e il rapporto d'azione di governo e di Parlamento. Questo nodo deve essere sciolto solo tenendo distinte le due sfere, perché se no, a furia di tirare, la corda - ammonisce il segretario Pd - si può spezzare, con una scelta di irresponsabilità verso la condizione del Paese e la sua crisi drammatica''.
Pd diviso. "Siamo contrari a qualsiasi tentativo di blocco delle Istituzioni di qualsiasi tipo e di qualunque tipo, ma voteremo a favore della proposta dell'onorevole Brunetta di tenere una riunione di gruppo'', aveva detto nell'Aula della Camera Ettore Rosato del Pd, scatenando la protesta dei deputati di M5S.

Renziani sul piede di guerra. Diversi deputati, renziani, ma non solo, non hanno partecipato al voto e molti hanno chiesto al capogruppo Roberto Speranza di convocare per lunedì l'assemblea dei democratici di Montecitorio: "La gestione del voto da parte della dirigenza del gruppo Pd Camera sulla sospensione delle attività parlamentari è stata incomprensibile, nessuno è stato informato, nessuno ha capito cosa è successo. È urgente che il gruppo si riunisca per capire se ci sono responsabilità e se i meccanismi decisionali sono efficaci oppure vadano ridiscussi''. È quanto  dichiarano i deputati del Partito democratico Michele Anzaldi, Matteo Biffoni, Ernesto Carbone, Paolo Coppola, Filippo Crimi', Marco Donati, Silvia Fregolent, Federico Gelli, Ernesto Magorno, Ivan Scalfarotto. Di "scelta assurda" ha parlato anche il renziano Luca Lotti. "La questione non andava gestita così, si doveva coinvolgere il gruppo", ha aggiunto.

Il dissenso su Twitter. Non manca chi non condivide la decisione di chiedere la sospensione. Su Twitter, Paolo Gentiloni parla di precedente grave e ammette di non aver votato.

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