(Raffaele Pengue) – È difficile non scrivere di Matteo Renzi. Sparire così di colpo genera anche nei più refrattari gravi crisi di astinenza. Non so come fanno quegli italiani che sino a tre anni fa parlavano di lui come se fosse eterno e ubiquo e ora con la stessa naturalezza fingono di non ricordarsi nemmeno come si chiamava. Siamo un paese ad alta smemoratezza. Si sente molto la sua mancanza, nonostante rispunti ogni giorno nelle vesti di vendicativo sequel, di sfrontato oppositore al governo giallo-verde. Ci mancano le sue battutine, la sua narrazione e le sue camicie bianche rimboccate in segno di operosa fattività. E quelle sue interviste sempre camminando per simulare dinamismo. Quel suo parlare per slogan, pratica come si sa a lui sconosciuta. Ci manca quel suo savoir-faire da spigliato entertainer che cerca di vendere se stesso. È un lutto quasi insopportabile. Tranquilli: lo vedremo a breve in una felice sintesi di Daverio e Angela jr. abbinato ad un prodotto di sicuro appeal, e di grande mercato, come la città culla del rinascimento. Speriamo almeno abbia il buon gusto di non portare il plastico tipo Porta a Porta della sua nuova villa di Firenze. Ci manca quel suo tentativo di rifarsi il look, dopo aver seminato zizzania e rancore, aver dimezzato il suo partito, essere rimasto con un manipolo di seguaci che assomigliano più a tifosi da stadio che a una parte politica. Ci manca quel suo modo aziendalista, confindustriale e classista, che ha sempre preferito omaggiare i potenti di turno, gli start-upper di grido e gli squali della finanza che non, ad esempio, i morti di Genova e le loro famiglie...
La maggior parte dei lavori e della manutenzione della rete vengono fatti “in house” in barba a ogni concorrenza e senza nessun controllo sui costi effettivi sostenuti.
I numeri in chiaro della convenzione con Autostradehanno permesso di farsi finalmente un’idea più precisa dei privilegi di natura economico-finanziariache lo Stato ha concesso alla società della famiglia Benetton. Balza agli occhi soprattutto quel 10,21% di rendimento lordo garantito sul capitale (6,85% netto)che è un’enormità se raffrontato a ogni altro tipo di investimento, tanto più che l’attività della concessionaria è sostanzialmente a rischio zero. Eppure si tratta solo di un conto parziale: a consuntivo andrebbe aggiunto anche ciò che negli allegati non viene esplicitato e che però ha concorso per decenni a gonfiare i profittidel concessionario, vale a dire il fatto che la maggior parte dei lavorie della manutenzionedella rete vengono fatti “in house”, cioè da aziende che fanno capo allo stesso gruppo cui appartiene Autostrade e che si trovano ad avere fatturato e utili garantiti in barba a ogni concorrenza e senza nessun controllo sui costi effettivi sostenuti....
ho pensato che fosse una caricatura di notizie false. Poi ho capito che si trattava di un articolo del New York Times, ed essendo abbastanza certo che l'arrogante organizzazione di stampa non si stava prendendo da fare da sola, dato che è uno dei principali fornitori di notizie false, ho trovato la conclusione inevitabile che Julian E. Barnes e Matthew Rosenberg erano così strettamente legati dentro The Matrix che potevano davvero credere alle sciocchezze che scrivevano.
Ecco una panoramica della fantasia che i due media hanno scritto sul New York Times:
L'intelligence americana (sic) aveva "informatori vicini al presidente Vladimir V. Putin e al Kremiln" che ha fornito "avvertimenti urgenti ed espliciti sulle intenzioni della Russia di cercare di dare la mancia alle elezioni presidenziali americane del 2016". I giornalisti del New York Times non dicono perché nulla è stato fatto dall'intelligence americana che aveva informazioni interne dal Cremlino stesso che Putin stava per rubare per Trump l'elezione degli Stati Uniti. Certamente il direttore della CIA Brennan e il direttore dell'FBI Comey, entrambi alleati di Hillary, non avrebbero approvato che Putin rubasse le elezioni per Trump. Ma non ci sono critiche da parte degli addetti stampa del NY Times per il fatto che questa massiccia intelligence non abbia agito per impedire a Putin di rubare le elezioni da Hillary. Brennan e Comey si sono seduti sulle loro mani e hanno permesso a Putin di rubare le elezioni per Trump. Quindi, chi è veramente colpevole di "Russiagate?"...
I militari russi sul posto coprono l'offensiva finale della Siria con un'enorme armata navale, missili ipersonici
Una potente armata navale russa guidata da un incrociatore classe Slava si è radunata nel Mediterraneo orientale, mentre i MiG con armamento ipersonico sono nell'aria sopra il Caspio. Per tutte le apparenze sembra che un'offensiva siriana contro Idlib Jihadistan sia un tentativo e la Russia si sta assicurando che non ci saranno interferenze
Solo un po’ di copia-incolla per recuperare qualche notizia che può essere sfuggita ad alcuni lettori. Essi sanno chi è stato McCain, ne hanno visto le foto in Siria a fianco di quello che sarebbe diventato Abu Bakr al Bagdhadi, ne hanno visto le foto con i neonazisti ucraini, sanno che ha canterellato per anni “Bomb, bomb,bomb Iran”.
Uno che ha predicato aggressioni USa in queste nazioni:
Uno che definito “tragico” non poter usare l’opzione militare in Ucraina contro Mosca:...
Lo so come andrà a finire. Lo so perché conosco la storia, conosco la gente, conosco i potentati, conosco gli immigrati. Li conosco come li conoscete voi, per esperienza, precedenti, realismo e uso di mondo. Fino a ieri la scena era la seguente: non ho sentito un italiano che non fosse d’accordo con Salvini, che non giudicasse assurdo incriminare un ministro dell’interno che fa il suo dovere, oltre che il suo mandato elettorale, di salvaguardare i confini della nazione, come è previsto dalla Costituzione, e tutelare gli italiani, respingere gli arrivi clandestini e ribadire che i migranti non sbarcano in Italia ma in Europa. È assurdo che dobbiamo ricordarci dell’Europa quando si tratta di pagare i debiti o di non sfondare i bilanci. E invece dobbiamo scordarci dell’Europa quando arrivano i migranti perché allora, d’un tratto, diventiamo nazione e ce la dobbiamo sbattere noi. La nostra sovranità consiste nell’obbligo di accoglierli, anche se tutti gli altri non li vogliono. Fino a ieri non c’era una persona con cui ho parlato che in un modo o nell’altro non fosse di questa idea....
L'ex pm che indagò sulle Br in Veneto interviene con un editoriale sul Messaggero sulla vicenda della nave Diciotti che ha portato a indagare Salvini. Le sue perplessità sono sia di carattere giuridico che politico.
TiscaliNews
Secondo Carlo Nordio, noto magistrato che indagò in particolare sulle br in Veneto, "riguardo alle politiche migratorie non decidono le procure”. In un editoriale sul Messaggero, ripreso anche da Il Giornale, analizza, sollevando parecchie perplessità, l’intervento giudiziario della procura di Agrigento sul ministro dell’Interno Matteo Salvini. Come ormai risaputo infatti il ministro leghista è attualmente indagato per arresto illegale, sequestro di persona e abuso d’ufficio per la vicenda della nave Diciotti, dopo la deposizione di due alti dirigenti del Ministero.
Al fondo della posizione di Nordio ci sono motivi prettamente tecnici ma anche politici...
«Francé portateli a San Pietro», spunta lo striscione contro Papa Francesco. È lo sfogo di rabbia esploso nei confronti del Pontefice a Rocca di Papa per l’arrivo di cento migranti che erano a bordo della nave Diciotti.
Ospitati nell’hotspot di Messina dopo essere sbarcati a Catania sono partiti con due pullman privati verso il centro di accoglienza di Rocca di Papa (Roma) scortati da pattuglie della polizia di Stato.
Gli stranieri giungeranno a destinazione dopo un viaggio di 10-12 ore. Altri 39 sono rimasti nell’hotspot in attesa di essere trasferiti in Albania e Irlanda, nazioni che hanno dato la disponibilità ad accoglierli.
Un sentimento, quello espresso dallo striscione, che diversi cittadini di Rocca di Papa hanno condiviso sui social: «Portano malattie e criminalità, danno fastidio alle donne, la città ha già tanti problemi: se li tenga il Vaticano» la sintesi delle proteste...
PS: << Finalmente, per ora almeno, le carrette degli umanitari sono ferme. Non faranno più trasporti gratuiti verso l'italia. Ciò non vuol dire aver risolto il problema, che continuerà ad esserci, perchè noi siamo LAMERICA, il posto dove si vive nel lusso senza fare niente: questa è la nostra immagine in africa e ovviamente un sacco di gente ci vuol venire. Una parte - credo minoritaria - formata da famiglie che vogliono davvero integrarsi e dare un futuro migliore ai loro figli. Il resto giovani uomini che vogliono soldi subito senza far nulla: le famose risorse della boldrini, che tutti vediamo, ormai anche nei paesini, davanti ai negozi a chiedere l'elemosina, ovviamente con le cuffie agli orecchi e lo smartphone ultimo modello >>.umberto marabese
Il 26 agosto l'imbarcazione operata da SOS Mediterranée e Msf, ha lasciato zona Ricerca e soccorso ed è rientrata a Marsiglia, dopo una situazione di stallo di più una settimana al largo delle coste della Tunisia con a bordo 5 tunisini salvati. Ora in mare non è rimasta più nessuna ong..
====================================================================== Migranti, le navi delle Ong bloccate a Malta. SeaWatch: “Costrette a rimanere nel porto senza alcuna motivazione”.
Guarda ed ascolta il Video: L’Aquarius, la nave operata da SOS Mediterranèein partnership con Medici senza Frontiere,è rientrata a Marsiglia, dopo una situazione di stallo durata più una settimana al largo delle coste della Tunisia e con a bordo cinque tunisini salvati. AMalta, intanto, tre navi di altre ong rimangono bloccate in porto: Lifeline, Sea-Watch e Seefuchs. La MV Lifeline resta sotto sequestro: il comandante sta affrontando un procedimento sulla registrazione della nave: la sentenza è prevista per l’11 settembre. Anche le altre due restano bloccate in porto: “Non ci fanno uscire. Ma non ci danno alcuna ragione: semplicemente non ci possiamo muovere”, spiegaMalo Castillondi Sea-Watch.---
Diverse migliaia di estremisti forniti di armamento pesante e veicoli blindati sono ammassati in previsione di un’offensiva contro Hama e Aleppo”, segnala Alexei Tzygankov, capo del Centro russo per la riconciliazione delle parti in conflitto in Siria. Da giorni i russi segnalano la ricomparsa di “islamisti” armati e pronti a straziare ancora la Siria, mentre l’esercito nazionale di Siria si prepara ad eliminare l’ultima roccaforte del (cosiddetto) Isis a Idlib; ed accusano apertamente ed ufficialmente gli Usa, come mai era avvenuto prima.
(L’Antidiplomatico ha seguito bene l’evolversi della pericolosa situazione:
Igor Konachenkov, il portavoce del ministero Difesa, ha segnalato d agiorni la preparazione di un falso uso con armi chimiche di ci incolpare Assad, indicando perfino il numero delle bombole di cloro ( sono “otto, trasportati nella località di Halluz”, situata a pochi chilometri da Jisr al-Shougur: ricordate questo numero) e la ricomparsa dei Caschi Bianchi (o loro imitatori) “nella località di Hbit”, con specialisti stranieri anglofoni, “esperti in manipolazioni di sostanze tossiche della ditta britannica Olive”, per “girare video da diffondere coi media del Medio Oriente in lingua inglese”. I russi, essendo sul terreno come agenti del processo di riconciliazione, sono informati direttamente dalla popolazione locale, che i resistenti di Idlib tengono sotto il terrore (esecuzioni di persone che volevano la riconciliazione; sono giunti ad imprigionare alcune centinaia di elementi di Al Nusra favorevoli ad arrendersi alle condizioni di Damasco): “Un gruppo di abitanti trasportati dal Nord della provincia si preparano nella località di Kafr-Zita alla messa in scena dei “danni causati dalle armi chimiche”....
D’altra parte John Bolton ha annunciato pubblicamente in anticipo, il 23 agosto, che gli Usa reagiranno “con molta forza” se Assad “userà di nuovo le armi chimiche”. Minaccia a cui si sono unite Londra e Parigi. Un annuncio che i russi interpretano come il segnale di via libera alle forze terroriste in campo di mettere in scena l’attacco al cloro. La ripetizione dei pretesti di mesi ed anni fa (il primo “false flag al cloro” risale al 2013 e doveva servire per l’invasione diretta degli occidentali in Siria). Ormai Mosca denuncia apertamente il prossimo false flag americano.
Ciò non ferma le forze Usa, che hanno piazzato davanti alla Siria l’incrociatore Sullivan “con 56 missili guidati e un bombardiere strategico B-1B con 24 missili guidati di stanza nella base aerea di Al Udeid in Qatar”.
Washington ha installato inoltre diversi radar nelle basi aeree delle città di Ramilan e Kobanê-Ayn al Arab, situate rispettivamente nella provincia di Hasaka e Aleppo – segnala dal canto suo la agenzia irachena BAsNews, per formare una zona no-fly permanente nel terreno controllato dalle forze democratiche siriane (essenzialmente, i curdi).
La Russia ha dovuto rafforzare le sue difese. Con un’escalation che avvicina ancora una volta a d un conflitto più vasto e incontrollato , nel silenzio dei media europei.
I motivi di questa volontario reinfiammare della Siria straziata, mentre ormai il conflitto volge al termine e un milione e mezzo di profughi siriani stanno tornando alle loro case, ha diversi motivi. Ma anzitutto:
Netanyahu si vendica di Putin mobilitando il Deep State
La rabbia di Netanyahu, che non ha ottenuto quel che sperava da Mosca nei suoi tanti incontro con “l’amico” Putin, un appoggio o neutralità contro la presenza di forze iraniane in Siria, la tacita adesione di Mosca ad una semi-annessione di fatto del meridione siriano, che Bibi voleva unire al Golan già occupato e dove manteneva i “suoi” terroristi islamici prediletti.
Invece, mettendo fine ad un periodo di voluta ambiguità (c’è un potente lobby ebraica anche in Russia, probabilmente sono stati valutati i molti contro di un appoggio all’Iran), Mosca ha dichiarato che saranno piazzati otto avamposti militarizzati praticamente lungo la frontiera Siria-Israele; spingendo con energia le Nazioni Unite – che non ne avevano alcuna voglia – a prendere la responsabilità di questi avamposti e della sicurezza di quella comoda terra di nessuno dove Israele armava, riforniva, curava i suoi terroristi. In pratica, una internazionalizzazione del problema, avrà fatto urlare di rabbia Bibi che credeva di essersi messo in tasca Putin, e poi mobilitare il Deep State americano – dimostrando ai russi di arene il pieno controllo – per una ripresa bellica; persino la riedizione del falso pretesto senza alcuna variazione è un messaggio di onnipotenza: possiamo far bere ai media e ai politici occidentali quel che vogliamo. Le otto bombole di gas cloro segnalate da Mosca, quanti sono gli avamposti, vanno considerate la firma. Chutzpah.
Naturalmente anche l’Arabia Saudita ha forte influenza sul Deep State. Il reuccio Bin Salman ha preso contatto con Assad promettendogli i fondi per la ricostruzione totale della Siria, purché cacciasse gli iraniani dal paese: ricevendone un rifiuto. Ora dunque il saudita affianca la nuova aggressione occidentale. Che lo faccia non per impulso di Trump, ma dei suoi nemici interni, lo suggerisce il fatto che l’Aramco – la mega-petrolifera di famiglia – non sarà più quotata in Borsa a Wall Street e resterà in mano dei Saud. Era stato Trump, via Kushner, a chiedere la quotazione in Usa, ciò che avrebbe dato una spinta all’economia finanziaria e un trionfo che Donald avrebbe fatto valere presso i suoi elettori. L’utlima mossa ddel reucccio: ha contattato in nuovo primo inistro pakistano, Imram Khan, che ha un estremo bisogno di aiuti finanziri, a partecipare alla “alleanza anti-terroristra”; ossia alla guerra contro l’Iran sciita. Il Pakistan è il solo stato islamico dotato di armi atomiche – pagate a suo tempo con fondi sauditi. Quanto ad Imram Khan, è stato sposato con una figlia di Lord Jams Goldsmith, miliardario ebreo londinese e globalista filosofico.
La guerra civile di Washington deborda sullo scacchiere mondiale
Ma tutto ciò va anche inquadrato nel delirante frenetico sforzo del Deep State per rovesciare Trump, incastrarlo come “agente russo”, fargli perdere le elezioni di midt term, trascinarlo sotto processo: uno sforzo in cui si coniuga l’odio per il presidente con l’anti-russismo primario, primordiale: un odio alimentato dal terrore dopo aver constatato che la Russia dispone di forze armate avanzate e in parte probabilmente più avanzate di quelle Usa,la conseguente tentazione di attaccare una guerra vera e mondiale “finché siamo forti” e perché fra cinque anni la Cina può diventare la prima potenza mondiale; da un clima psichico apocalittico e irrazionale, settario fino alla cecità, che stiamo vedendo a nostre spese anche in Italia: dove la sensibilità “Umanitaria” della sinistra si concentra sugli “immigrati” africani e dimentica completamente i senza casa di Amatrice, rimasti senza alcun soccorso e lasciati fra le macerie ormai da anni.
Per dare una misura dello stato frenetico-delirante che domina nelle cerchie del potere Usa, basta evocare questo: due parlamentari democratici hanno sospettato come “agente di Putin” persino John Bolton, il neocon più puro e duro che Trump ha voluto come consigliere di sicurezza nazionale, perché nel 2013 (quando era un privato cittadino) ha partecipato, per video-conferenza (sicuramente a pagamento), ad una riunione di militanti del diritto a portare armi russi, organizzato dalla Butina e dalla National Rifle Association: la più potente e più americana delle lobbies che influenzano il Congresso (dopoo quella ebraica).
Maria Butina, la fanatica di armi, e John Bolton il duro.
Adesso, a luglio, questa Maria Butina, 29 anni, fanatica del “diritto a portare armi” che sta promuovendo in Russia è stata incarcerata come spia del Cremlino, e sotto posta a tali trattamenti da suscitare la protesta dell’ambasciata di Mosca: secondo la diplomazia russa, questa povera ragazza è stata arrestata allo scopo di “minare i risultati positivi di Helsinki”, ossia dell’incontro al vertice tra Trump e Putin.
Frattanto democratici e repubblicani fanno a gara nell’antirussismo primario, applicando sanzioni sempre più gravi, numerose, fatali, irrevocabili, che si avvicinano ormai allo stato di guerra con la Russia. Ci vorrebbe un libro per spiegare e descrivere la grandine di sanzioni contro la Russia messe in atto negli ultimi giorni. Per esempio il divieto di vendere alla Russia qualunque tipo di merce o tecnologia “a doppio uso”, che possa cioè servire anche a scopo militari.
Ora, la Russia avrebbe dovuto rispondere con pari e speculari sanzioni. Invece, Putin, dopo averci pesnato, ha deciso il contrario: continuerà a vendere agli Usa i giganteschi motori per razzi, e il titanio di cui ha bisogno la Boeing, cioè il massimo delli generii usati a scopo militare. Ma un divieto su queste generi produrrebbe difficoltà economiche alle industrie russe; sono un buono, anzi ottimo affare; perché rinunciarvi?
Questo atteggiamento è visto da alcuni all’interno della Russia come eccesso di prudenza (Gasset parla di “prudenza eroica” di Putin) e addirittura, peggio, di passività, come comincino a criticare elementi interni al potere russo. Rischia di essere lo stesso errore d’interpretazione in cui è caduto “Bibi”.
Putin e Lavrov capiscono che rispondere con tali contro-sanzioni aiuterebbe il Deep State nella sua guerra interna contro Trump; sono consapevoli che Donald è severamente minato dagli ultimi “scandali” (gli arresti del suo avvocato traditore Cohen e dell’amico Paul Manafort), ed aspettano di vedere i risultati del voto di mid-term senza interbvvenire in alcun modo, per nondare pretesti all’ìaccsa (che comunque viene sparata a reaffica9 di “Influire sulla polkitica americana”; capiscono che gli Usa sono nel pieno di una guerra civile condotta con altri mezzi (lo stesso si puo’ dire della UE, che minaccia il suo paese fondatore Italia di rovina e blocco); si rendono contro che il presidente sta conducendo una lotta senza pietà contro gli avversari interni – e vedono fin troppo bene come questa crisi interna deborda nella politica internazionale: quanto pericolosamente, ciascuno può vederlo. O potrebbe, se i nostri telegiornali ci avessero informato di questa escalation bellica alle nostre porte. Rischiamo di trovarci nella terza guerra mondiale senza saperlo in tempo.---
Tre interviste a Libero, Il Tempo e Messaggero per ribadire le scelte
sulla Diciotti. "Nessun magistrato pensi di fermarmi con un'inchiesta"
STEFANO RELLANDINI / REUTERS
Tre interviste a Libero, Il Tempo e Messaggero per ribadire le scelte
sulla Diciotti. "Nessun magistrato pensi di fermarmi con un'inchiesta"
Matteo Salvini è pronto a farsi processare dopo che la procura di Agrigento ha deciso di indagarlo per sequestro di persona, arresto illegale e abuso d'ufficio in relazione alla vicenda della nave Diciotti. A dirlo, in un'intervista a Libero, è lo stesso leader della Lega:
"Se il Tribunale (dei ministri ndr) dirà che devo essere processato andrò davanti ai magistrati a spiegare che non sono un sequestratore. Voglio proprio vedere come va a finire...".
Un orientamento ribadito dallo stesso Salvini anche in un'intervista al Tempo:
"Non negherò l'autorizzazione a procedere. Voglio spiegare tutte le ragioni della mia scelta sulla questione della nave Diciotti e cioè il mio dovere di difendere i confini nazionali".
Il ministro dell'Interno parla così delle contestazioni che gli vengono attribuite dai magistrati:
"Sono molto amareggiato per le accuse roboanti mosse dai magistrati nei miei confronti. Ma una cosa è certa. Questo non cambierà di una virgola la mia politica sull'immigrazione. Non mi aspettavo l'incriminazione per sequestro di persona. Un reato orribile".
Di una cosa Salvini è convinto in merito all'inchiesta dei pm:
"Da Agrigento verranno tante cose positive e quindi ringrazio il pm perché sarà un boomerang".
La soluzione per la nave Diciotti ha registrato il coinvolgimento di Irlanda, Albania e soprattutto della Cei. Salvini, a Libero, spiega il rapporto con il mondo cattolico e di come si è arrivati a questa scelta:
"CI ho lavorato personalmente. Ho incontrato alcuni funzionari, altri li ho sentiti al telefono e in meno di 24 ore abbiamo chiuso. Io non credo di essere un esempio di santità. Sono divorziato e sono un peccatore. Ma con il mio lavoro cerco di difendere i valori cari ai cattolici. E poi scusi, se fossi davvero così tremendo, i vescovi italiani avrebbero accettato di trattare con me?
Solidarietà a Salvini è arrivata da Silvio Berlusconi. Il ministro ringrazia ma aggiunge:
"Mi dispiace solo che il suo partito è schiacciato troppo sulle posizioni del Partito democratico, e questo è un problema".