FCAS, il caccia franco-tedesco è ufficialmente fallito: Europa a pezzi sulla difesa
Berlino annuncia la fine del progetto da miliardi: Airbus e Dassault non hanno trovato l’accordo. L’UE non riesce a costruire nemmeno un aereo comune....
Nella giornata dell’8 giugno 2026, fonti governative tedesche hanno ufficializzato ciò che molti osservatori temevano da mesi: il programma FCAS (Future Combat Air System), il caccia di sesta generazione che avrebbe dovuto nascere dalla collaborazione franco-tedesca con la partecipazione della Spagna, è definitivamente cancellato. Il cancelliere Friedrich Merz ha suggerito al presidente Emmanuel Macron di abbandonare il progetto, e i due leader hanno concordato che non vi siano più le condizioni per andare avanti.
“Il presidente Macron e il cancelliere federale sono giunti alla valutazione condivisa che le aziende coinvolte non siano riuscite a trovare un’intesa sulla costruzione di un caccia comune”, recita la nota delle fonti di Berlino. “Il cancelliere Merz ha quindi suggerito al presidente Macron di non proseguire nella costruzione di un aereo da combattimento comune.”
Nella giornata dell’8 giugno 2026, fonti governative tedesche hanno ufficializzato ciò che molti osservatori temevano da mesi: il programma FCAS (Future Combat Air System), il caccia di sesta generazione che avrebbe dovuto nascere dalla collaborazione franco-tedesca con la partecipazione della Spagna, è definitivamente cancellato. Il cancelliere Friedrich Merz ha suggerito al presidente Emmanuel Macron di abbandonare il progetto, e i due leader hanno concordato che non vi siano più le condizioni per andare avanti.
“Il presidente Macron e il cancelliere federale sono giunti alla valutazione condivisa che le aziende coinvolte non siano riuscite a trovare un’intesa sulla costruzione di un caccia comune”, recita la nota delle fonti di Berlino. “Il cancelliere Merz ha quindi suggerito al presidente Macron di non proseguire nella costruzione di un aereo da combattimento comune.”
Il fallimento annunciato
Non si tratta di una sorpresa. Già a febbraio 2026, il sito Politico aveva riportato — citando quattro fonti tra Parigi e Berlino — che il progetto era sull’orlo del collasso. Una fonte vicina all’Eliseo aveva dichiarato che “un annuncio sulla fine del progetto è più probabile che un annuncio sul rilancio”. Eppure il FCAS era stato lanciato nel 2017 dallo stesso Macron, insieme all’allora cancelliera Angela Merkel, come simbolo di un’Europa della difesa finalmente autonoma e ambiziosa.
Le cause del naufragio sono di natura squisitamente industriale: Airbus e Dassault, i due colossi dell’aviazione militare chiamati a collaborare, non sono mai riusciti a trovare un accordo su competenze, ripartizione degli appalti e condivisione delle tecnologie strategiche. Anni di trattative, miliardi di euro di fondi pubblici investiti nella fase preparatoria, e il risultato è un clamoroso nulla di fatto.
Non si tratta di una sorpresa. Già a febbraio 2026, il sito Politico aveva riportato — citando quattro fonti tra Parigi e Berlino — che il progetto era sull’orlo del collasso. Una fonte vicina all’Eliseo aveva dichiarato che “un annuncio sulla fine del progetto è più probabile che un annuncio sul rilancio”. Eppure il FCAS era stato lanciato nel 2017 dallo stesso Macron, insieme all’allora cancelliera Angela Merkel, come simbolo di un’Europa della difesa finalmente autonoma e ambiziosa.
Le cause del naufragio sono di natura squisitamente industriale: Airbus e Dassault, i due colossi dell’aviazione militare chiamati a collaborare, non sono mai riusciti a trovare un accordo su competenze, ripartizione degli appalti e condivisione delle tecnologie strategiche. Anni di trattative, miliardi di euro di fondi pubblici investiti nella fase preparatoria, e il risultato è un clamoroso nulla di fatto.
Un progetto da miliardi che non volerà mai
Il FCAS non era un programma qualunque. Si trattava di un sistema d’arma definito “sistema di sistemi”: un caccia avanzato, invisibile ai radar, capace di coordinare sciami di droni e interfacciarsi con un cloud da combattimento in tempo reale. Una tecnologia di rottura che avrebbe dovuto essere operativa a partire dagli anni Quaranta di questo secolo, sostituendo progressivamente i caccia nazionali di Francia, Germania e Spagna.
La sua cancellazione pone interrogativi imbarazzanti sull’uso dei fondi pubblici già erogati nella fase di sviluppo iniziale. Quanto denaro dei contribuenti europei è stato bruciato in tavoli negoziali, consulenze, studi di fattibilità e contratti preparatori che non hanno prodotto alcun aereo? Le fonti disponibili non forniscono una cifra definitiva, ma il programma era già costato miliardi di euro prima ancora di raggiungere una fase concreta di produzione.
Il FCAS non era un programma qualunque. Si trattava di un sistema d’arma definito “sistema di sistemi”: un caccia avanzato, invisibile ai radar, capace di coordinare sciami di droni e interfacciarsi con un cloud da combattimento in tempo reale. Una tecnologia di rottura che avrebbe dovuto essere operativa a partire dagli anni Quaranta di questo secolo, sostituendo progressivamente i caccia nazionali di Francia, Germania e Spagna.
La sua cancellazione pone interrogativi imbarazzanti sull’uso dei fondi pubblici già erogati nella fase di sviluppo iniziale. Quanto denaro dei contribuenti europei è stato bruciato in tavoli negoziali, consulenze, studi di fattibilità e contratti preparatori che non hanno prodotto alcun aereo? Le fonti disponibili non forniscono una cifra definitiva, ma il programma era già costato miliardi di euro prima ancora di raggiungere una fase concreta di produzione.
L’Europa che non si mette d’accordo
Il caso FCAS non è un incidente isolato: è lo specchio fedele di un’Europa che, sul piano della difesa, continua ad andare in ordine sparso. Non esiste uno, ma due programmi concorrenti per il caccia di sesta generazione: oltre al FCAS ora defunto, c’è il GCAP (Global Combat Air Programme), che vede impegnate Italia, Regno Unito e Giappone — e al quale la Germania potrebbe ora cercare di avvicinarsi, sebbene l’ingresso tardivo si annunci complicato.
Anche il GCAP non è privo di tensioni: il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha definito “una follia” la scarsa disponibilità britannica a condividere le tecnologie chiave. Ma almeno quel programma è ancora in piedi.
Il quadro complessivo è sconfortante. Secondo i dati citati da Sky TG24, circa la metà dei caccia attualmente in uso in Europa viene acquistata dagli Stati Uniti. L’incapacità di costruire una filiera industriale comune non è quindi solo un problema di orgoglio continentale: si traduce in dipendenza strategica da Washington, in miliardi di acquisti che non generano indotto industriale europeo e in una vulnerabilità strutturale che nessun vertice di Bruxelles sembra in grado di risolvere.
Il caso FCAS non è un incidente isolato: è lo specchio fedele di un’Europa che, sul piano della difesa, continua ad andare in ordine sparso. Non esiste uno, ma due programmi concorrenti per il caccia di sesta generazione: oltre al FCAS ora defunto, c’è il GCAP (Global Combat Air Programme), che vede impegnate Italia, Regno Unito e Giappone — e al quale la Germania potrebbe ora cercare di avvicinarsi, sebbene l’ingresso tardivo si annunci complicato.
Anche il GCAP non è privo di tensioni: il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha definito “una follia” la scarsa disponibilità britannica a condividere le tecnologie chiave. Ma almeno quel programma è ancora in piedi.
Il quadro complessivo è sconfortante. Secondo i dati citati da Sky TG24, circa la metà dei caccia attualmente in uso in Europa viene acquistata dagli Stati Uniti. L’incapacità di costruire una filiera industriale comune non è quindi solo un problema di orgoglio continentale: si traduce in dipendenza strategica da Washington, in miliardi di acquisti che non generano indotto industriale europeo e in una vulnerabilità strutturale che nessun vertice di Bruxelles sembra in grado di risolvere.
Come si può competere con Russia, Cina e USA?
La domanda che emerge spontanea, in questo contesto, è bruciante: un’Europa che non riesce nemmeno a mettersi d’accordo su come costruire un aereo militare come può sperare di competere — o anche solo di difendersi — di fronte alle grandi potenze militari del pianeta?
La Russia dispone di una filiera della difesa verticalmente integrata e capace di produrre in modo seriale. La Cina ha lanciato programmi di caccia di quinta e sesta generazione con risorse e velocità che lasciano a bocca aperta gli analisti occidentali. Gli Stati Uniti continuano a investire in programmi come l’F-35 e nel prossimo caccia di sesta generazione NGAD con budget che non hanno paragoni in Europa.
Di fronte a questo scenario, l’UE si presenta con due programmi rivali, litigiosi, finanziati con soldi pubblici e incapaci di produrre risultati concreti. L’unica eredità che il FCAS potrebbe lasciare, secondo le stesse fonti tedesche, è la realizzazione di un cloud militare europeo condiviso — una rete che colleghi aerei, droni e sistemi d’arma già esistenti. Un’eredità magra, per un progetto che avrebbe dovuto ridefinire la sovranità militare del continente.
La domanda che emerge spontanea, in questo contesto, è bruciante: un’Europa che non riesce nemmeno a mettersi d’accordo su come costruire un aereo militare come può sperare di competere — o anche solo di difendersi — di fronte alle grandi potenze militari del pianeta?
La Russia dispone di una filiera della difesa verticalmente integrata e capace di produrre in modo seriale. La Cina ha lanciato programmi di caccia di quinta e sesta generazione con risorse e velocità che lasciano a bocca aperta gli analisti occidentali. Gli Stati Uniti continuano a investire in programmi come l’F-35 e nel prossimo caccia di sesta generazione NGAD con budget che non hanno paragoni in Europa.
Di fronte a questo scenario, l’UE si presenta con due programmi rivali, litigiosi, finanziati con soldi pubblici e incapaci di produrre risultati concreti. L’unica eredità che il FCAS potrebbe lasciare, secondo le stesse fonti tedesche, è la realizzazione di un cloud militare europeo condiviso — una rete che colleghi aerei, droni e sistemi d’arma già esistenti. Un’eredità magra, per un progetto che avrebbe dovuto ridefinire la sovranità militare del continente.
Prossimi sviluppi
Nei prossimi giorni si attendono dichiarazioni ufficiali da Parigi e Madrid, finora assenti nell’annuncio proveniente da Berlino. La Francia potrebbe valutare se procedere in autonomia con un proprio caccia di nuova generazione, un’opzione tecnicamente percorribile ma economicamente proibitiva. La Germania, stando alle indiscrezioni riportate da Sky TG24, starebbe invece sondando la possibilità di un avvicinamento al consorzio GCAP. Le sorti del programma europeo di difesa restano, per ora, in mano alle diplomazie industriali più che a quelle politiche — con i risultati che abbiamo visto._____
Nei prossimi giorni si attendono dichiarazioni ufficiali da Parigi e Madrid, finora assenti nell’annuncio proveniente da Berlino. La Francia potrebbe valutare se procedere in autonomia con un proprio caccia di nuova generazione, un’opzione tecnicamente percorribile ma economicamente proibitiva. La Germania, stando alle indiscrezioni riportate da Sky TG24, starebbe invece sondando la possibilità di un avvicinamento al consorzio GCAP. Le sorti del programma europeo di difesa restano, per ora, in mano alle diplomazie industriali più che a quelle politiche — con i risultati che abbiamo visto._____
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