
Non è mai cessato il fuoco sul Libano e neppure su Gaza, e anche per questo -spiegano i portavoce di Hezbollah- non verrà accettato nessun negoziato tra la coalizione Usa-Israele e il primo ministro Nawaf Salam.
Secondo il ministero della Sanità di Beirut, sono 12 i civili uccisi solo nella notte tra 4 e 5 giugno nei raid israeliani: 7 persone aTiro e 5 vittime in altre località del sud. Attacchi che, come in Palestina, prendono di mira centri abitati, ospedali, redazioni giornalistiche, rifugi. Al momento secondo l’Agenzia per i rifugiati un milione di persone è sfollato dalla propria casa e i morti sarebbero almeno 4mila.
Anche Hezbollah ha rivendicato tre attacchi contro posizioni militari israeliane nel Libano meridionale nelle ultime 24 ore.
NEGOZIATI “DURATURI E GLOBALI”
ll leader di Hezbollah Naim Qassem ha criticato i negoziati definendoli “umilianti” e ha aggiunto che qualsiasi tregua accettabile deve essere “globale”.
Un accordo globale è uno dei punti irrinunciabili sui quali non arretra neppure l’Iran, che tra le clausole di pace ha sempre incluso anche la fine degli attacchi sullo stato sovrano del Libano.
“Siamo pienamente coordinati con i nostri fratelli combattenti dell’asse della resistenza riguardo a quanto sta accadendo in Libano e Palestina”: ha affermato anche il leader del gruppo yemenita Anṣār Allāh, Sayyid Abdulmalik al-Houthi.
Secondo il presidente degli Stati Uniti Trump, invece, la tregua è sempre vicina, a portata di fine settimana.
HEZBOLLAH E LE FRIZIONI CON IL GOVERNO DI BEIRUT
Non è una postura recente quella del “Partito di Dio” libanese, ma la posizione adottata fin dalla sua fondazione, contro l’invasione israeliana del sud del paese dei cedri nel 1982. Hezbollah nasce ufficialmente nel 1985 con la pubblicazione del proprio documento programmatico, dal titolo “Lettera aperta agli oppressi nel Libano e nel mondo” per far fronte all’occupazione israeliana nel sud del Libano. La struttura di Hezbollah si divide in un braccio militare (cosiddetta Muqāwama, “Resistenza”), quadri politici e una sezione che si occupa esclusivamente di assistenzialismo sociale. La bandiera gialla ha spesso accusato i governi ufficiali di Beirut che si sono succeduti di essere collaborazionisti o quanto meno ambigui verso le pretese territoriali israeliane.
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